Domenica di maggio, non proprio come tante visto che sembra estate inoltrata. Ho già fatto gli auguri a mamma per la sua festa e la mia amica Barbara mi ha invitato al mare, ma non posso per un piccolo problema di salute. Così, per ingannare la noia, mi trastullo su Twitter quando ad un certo punto mi imbatto nell’hashtag #marciaperlavita. E in un’immagine. All’inizio non la comprendo del tutto, poi metto a fuoco: tra i pensieri e sullo schermo. Alla kermesse dei cattolici integralisti che rigettano la legge 194 hanno distribuito gadget a forma di feto, scambiato per un embrione peraltro. Due euro a pezzo. Una vera e propria escalation di orrore intellettuale e surrealismo. Basata, per altro, su poderose menzogne. Perché dico questo?

Diciamolo chiaramente: se la legge 194 venisse abrogata non verrebbe cancellato l’aborto, ma solo la possibilità di ricorrervi in strutture pubbliche in modo tale che le donne non corrano pericoli per la loro salute. E se vogliamo dirla tutta, la legge in questione è stata fatta non perché non si vedeva l’ora di impedire che nascessero infanti per hobby, ma perché c’era la piaga dell’aborto clandestino, che in moltissimi casi rendeva sterili le donne. Qualora non cadaveri.

La legge 194 è stata pensata per impedire che una scelta difficile della vita di una donna si trasformi da dramma in tragedia. Dà così fastidio a questa gente l’idea che chi interrompe una gravidanza possa rimanere in vita? Al di là dell’aspetto medico della problematica, dovrebbe poi esserci quell’ideale supremo dell’autodeterminazione della donna nei confronti del suo corpo. E più in generale dell’autodeterminazione dell’individuo. Perché se è “violenza” un aborto, lo sarebbe in egual misura imporre una gravidanza.

C’è pure il dato culturale. Basterebbe infatti una maggiore coscienza per evitare gravidanze indesiderate: l’uso del preservativo, l’educazione sessuale a partire dai luoghi di formazione, ecc. Il numero degli aborti calerebbe (ed è già calato dopo l’introduzione della legge) sensibilmente. Ma forse chi “marcia per la vita” non ha alcun interesse che si tenti di risolvere il problema. Per questa gente lo scandalo reale sembra essere il fatto che una donna decida autonomamente cosa fare del proprio corpo e scelga consapevolmente di diventare madre. Non è un caso, infatti, che chi ha comprato quei gadget si ispiri a un’ideologia di stampo confessionale contraria all’educazione alla sessualità consapevole a scuola, bollandola col nome di gender e spacciandola, in un momento di scarsa lucidità mentale, per corso di masturbazione in aula. Ci sarebbe anche da riflettere su un altro aspetto: chi ha memoria, sempre riguardo a queste persone, di una marcia contro gli atti di pedofilia dentro quella stessa chiesa cattolica che li appoggia e li sostiene (secondo quanto si evince dal loro sito e dalle “importanti adesioni” di vescovi e cardinali)?

Concludo con alcune considerazioni: la semplificazione linguistica, innanzitutto. Se i percorsi sulla sessualità e di educazione alle differenze sono spacciati per gender, la complessa questione sulla 194 viene definita semplicisticamente come “aborto”. Consueto uso terroristico della parola per demonizzare ciò che a loro non piace. In secondo luogo, questa gente ha come slogan “per la vita, senza compromessi”. Ma, a ben vedere, sono gli stessi che vorrebbero che i bimbi e le bimbe delle famiglie arcobaleno non nascessero. Tutte le volte che dicono – riproducendo pavlovianamente il mantra “i bambini hanno diritto a un padre e una madre” – mettono in discussione l’esistenza di chi padri o madri ne ha due, che è figlio/a di una ragazza madre (che magari non ha voluto abortire) o di un single. È questa la loro coerenza?

La marcia per la vita ci dimostra, in buona sostanza e suo malgrado, che la genitorialità non è un fatto meramente biologico ma risiede nella volontà di scelta (famiglie tradizionali e arcobaleno, single, genitori adottivi, ecc) di chi permette che la vita possa essere. Usando la biologia, appunto, ma non dovendone subire i limiti. Attaccando fatti come l’interruzione di gravidanza o l’omogenitorialità queste persone non difendono la vita: semplicemente vogliono negare che l’individuo possa scegliere in piena autonomia. Tale imposizione, si è visto, non impedirebbe nuovi aborti e sancirebbe, invece, la non esistenza di altre persone. Cosa ci sia “per la vita”, in questa manifestazione, è e resta per me un mistero. Sul fatto che sia “marcia” invece, ho pochi dubbi.