L’Expo entusiasmo ha contagiato anche Roberto Maroni, governatore della Lombardia, che tra una foto e una stretta di mano, ha salutato il via dell’esposizione universale con parole entusiaste. Forse un po’ troppo: “Il padiglione della Lombardia è praticamente pronto – ha detto – ed è visitabile, ci sono anche gli ologrammi a dare il benvenuto“.

Gli ologrammi effettivamente ci sono, anche se a dirla tutta li hanno spenti appena lui ha concluso la visita. Per il resto, la realtà del padiglione lombardo è tutta virtuale. Una sola sala accessibile, dove è possibile fare il tour (per l’appunto virtuale) dei siti Unesco della Regione. L’esperienza merita, ma per ora finisce qui. Lo dice anche la scritta “work in progress” su una colonna.

Ancora peggio il piano di sopra: non accessibile al pubblico, ma se ci si riesce a infilare si scopre che i lavori sono tutti da completare. Scale in mezzo alla stanza ed espositori vuoti, se non fosse per una bottiglia d’acqua abbandonata. Nemmeno l’ascensore è stato ancora attivato. Lui, Maroni, sciorina la parabola del buon lombardo, tutto lavoro ed efficienza, ma quando gli mostriamo le foto del padiglione scattate proprio nel giorno dell’inaugurazione di Expo abbozza una scusa: “Queste non le avete fatte oggi”.

Messo alle strette, un po’ in difficoltà, continua: “La nostra parte l’abbiamo fatta, la realizzazione delle strutture non è di competenza di Regione Lombardia”. L’inaugurazione del padiglione è prevista per domenica 3 maggio, ufficialmente per non sovrapporsi con le decine di eventi programmati per il primo maggio, ma a ben vedere due giorni in più possono fare la differenza tra un padiglione pronto e una figura barbina: “Oh la Madonna – scherza il presidente leghista -. Siete sempre pronti a gioire delle mancanze degli altri, sorridete un po’ anche voi”.