E’ tutta colpa dell’Europa. L’incapacità di decidere dell’Europa. La miopia dell’Europa. La mancanza di solidarietà dell’Europa. La crisi dell’Europa. L’ottusità dell’Europa. L’impotenza dell’Europa!

Peccato che, chi rivolge tali accuse all’Unione dimentica che essa si fonda sul principio dello stato di diritto: tutti i suoi poteri riposano cioè sui trattati europei, sottoscritti volontariamente e democraticamente dai paesi membri. In effetti, a partire dalla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, di interessi e in comune ne abbiamo messi parecchi. Sempre volontariamente ma forse non abbastanza consapevolmente, almeno così sembrerebbe per buona parte della nostra opinione pubblica.

Ecco perché, chi continua a scagliarsi contro l’Europa dopo le conclusioni del vertice straordinario della settimana scorsa o è un fazioso o, probabilmente, ignora alcune cose. L’Europa, infatti, sta già facendo addirittura più di quello che può, all’interno dell’attuale quadro normativo.

Vi spiego perché: la politica d’immigrazione è una delle materie sulla quale finora, gli Stati Membri, hanno voluto conservare totale sovranità. E’ competenza europea, invece, la gestione delle frontiere esterne.

Nonostante questo, di fronte al continuo aggravarsi delle tragedie marittime che conosciamo, l’Europa ha triplicato i fondi per il programma Triton, gestito dall’agenzia europea Frontex, il cui mandato rimane invariato, è vero, ma per la prima volta con la possibilità di effettuare anche il “search and rescue” che permetterà ai capitani di recarsi, se necessario, anche oltre le famose 30 miglia. Ha dimostrato solidarietà inviando elicotteri, navi, tecnici. Ha lanciato un progetto pilota per il reinsediamento degli immigrati ancora fuori dall’Unione, sebbene su base volontaria. Ha persino posto le basi, affidandone il mandato a Mogherini, per valutare un’operazione in Libia contro i trafficanti di esseri umani, per la quale occorre il placet delle Nazioni Unite. Certo, resta aperta l’importante questione sulla destinazione di coloro che verranno salvati.

A strettissimo giro comunque, la Commissione presenterà l’agenda europea per l’immigrazione che speriamo serva ai leader europei, pronti a rifare il punto della situazione a giugno, per mettere in campo una vera politica per l’immigrazione.

Renzi ha fatto quello che doveva. Ha chiesto e ottenuto un vertice straordinario sulla “questione mediterranea”. Ora tocca all’Europa o meglio agli Stati Membri, principali attori di questa costruzione europea intergovernativa, mostrare la volontà di essere non solo solidali gli uni con gli altri e nei confronti di terzi, ma anche disposti anche a mettere in discussione le regole che pur si son dati per fronteggiare un fenomeno che è andato gradualmente facendosi ordinariamente straordinario e che non si fermerà. D’altronde, come ci ha ricordato lo stesso Renzi, per come stanno le cose, nessuno può obbligarli ad accogliere i migranti.

Superare il Regolamento Dublino III, senza dubbio il tassello del sistema comune di asilo più criticato sia per la scarsa efficienza che per le conseguenze negative sulla vita dei richiedenti, documentate da numerose inchieste giornalistiche, mettendo in comune non solo la guardia dei confini ma anche l’accoglienza degli immigranti e il loro ricollocamento. Per il reinsediamento di quelli ancora fuori dall’Unione sarebbe bello costruire un sistema calibrato secondo la capacità di assorbimento del mercato del lavoro di ogni Stato Membro, fissando anche qui delle quote. Questi provvedimenti segnerebbero un ulteriore grande passo nel processo d’integrazione europea.

Tutto ciò avrebbe un prezzo: la cessione di sovranità non solo per quanto riguarda l’asilo ma anche per l’acquisizione della cittadinanza. Ovviamente dovrebbero essere d’accordo tutti i 28, certamente il passaggio più difficile.

La prossima volta che sentirete dire: è tutta colpa dell’Europa, ricordatevi che per poter chiedere occorre prima dare, fino ad allora non potremo colpevolizzare nessun altro per la nostra solitudine. L’Europa matrigna è forse un mostro mitologico più utile a sollevare i Governi nazionali dalle proprie responsabilità di fronte a elettorati sempre più liquidi e pronti a revocargli il proprio favore, che reale.