Questa volta i bocciati sono due: Matteo Riva e Giovanni Favia, consiglieri regionali della passata legislatura, eletti rispettivamente con l’Italia dei Valori e il Movimento 5 Stelle, poi transitati entrambi al Gruppo misto. A emettere il verdetto è la Sezione di controllo regionale della Corte dei Conti, che in questi giorni ha chiuso la procedura di verifica dei rendiconti relativi all’anno 2014 dei partiti eletti ai tempi del governo di Vasco Errani, dimessosi a luglio dopo una condanna in appello per falso. Se i gruppi consiliari in carica tra il 2010 e il 2014, dal Pd a Forza Italia, dalla Lega Nord all’Udc, fino al M5S e alla Federazione della Sinistra, sono stati quasi tutti promossi dai magistrati contabili per le spese relative a quest’ultimo anno, a differenza di quanto accaduto con i rendiconti 2012 e nel 2013, infatti, irregolarità sono state riscontrate negli scontrini messi a rimborso nel 2014 sia da Riva, sia da Favia.

A Riva la Sezione contesta di non aver giustificato una spesa di 28 euro effettuata al ristorante Krisstal di Piazza Liber Paradisus a Bologna, a cui si sommano altri 1.113,05 euro in scontrini di vario importo, dagli 8 euro fino ai 172 euro, sempre relativi a spese per la ristorazione, di cui l’ex consigliere non ha fornito i giustificativi, né ha precisato “i beneficiari del servizio, o se risultano beneficiari soggetti estranei al gruppo”. In tutto, quindi, 1.141,05 euro.

A Favia, invece, la magistratura contabile contesta 748,06 euro, spesi dall’ex consigliere regionale, come riporta la delibera della Sezione numero 75 del 2015, “presso Vertice self service Camst per la consumazione dei pasti a beneficio dei componenti del gruppo nel corso dell’anno 2014”. Buoni pasto acquistati per i collaboratori non assunti a tempo indeterminato, il cui contratto non prevedeva il rimborso per il pranzo. “Un paradosso – replica Favia – i giudici contabili mi imputano di non aver inserito nel contratto dei collaboratori la spesa per i buoni pasto quando, non solo nel 2013 avevo seguito le stesse modalità senza ricevere contestazioni, ma acquistarli a consumo, invece che a forfait, è più economico per la Regione. Ora valuterò se contestare la delibera della Sezione, o se reintegrare direttamente la cifra di tasca mia. Non voglio fare polemiche: se siamo giunti a un sistema così cervellotico, dove c’è bisogno di pagare dei magistrati con i soldi pubblici per controllare le spese dei partiti eletti, è perché i partiti non si sono comportati come dovevano”.

Nessuna contestazione invece a Federazione della sinistra, Forza Italia, Italia dei Valori, Lega Nord, Movimento 5 stelle, Pd, Sel e Udc, i cui rendiconti 2014 sono stati giudicati regolari. Un grattacapo in meno, visto che gli scontrini della precedente legislatura erano già finiti sul tavolo della magistratura, contabile e non. Ad aprire il capitolo “spese irregolari”, infatti, era stata nel 2012 sempre la Sezione emiliano romagnola, che aveva contestato ai partiti eletti in Regione di aver usato in maniera non conforme alla legge 1,8 milioni di euro, soldi pubblici. Gli scontrini consiliari, sempre relativi al 2012, erano però finiti anche nel mirino della Procura della Corte dei Conti, che lo scorso luglio ha spedito agli ex capigruppo e a 14 ex consiglieri altrettanti inviti a dedurre e che a dicembre ha dato mandato alle Fiamme Gialle di sequestrare a 8 su 9 ex presidenti dei gruppi beni per circa 1,2 milioni di euro. E poi c’è l’indagine penale condotta dalla Procura della Repubblica, che, dopo aver esaminato il denaro speso dai gruppi tra giugno 2010 e dicembre 2011, a novembre ha inviato a 41 membri del precedente consiglio regionale altrettanti avvisi di fine indagine, ipotesi di reato, peculato, a cui, in alcuni casi, sono seguite le richieste rinvio a giudizio.