Per il sindaco Federico Pizzarotti doveva essere un momento per presentare ai cittadini il suo bilancio di metà mandato elettorale, ma l’incontro organizzato dall’amministrazione Cinque stelle in consiglio comunale in occasione della giornata della trasparenza si è trasformato in una nuova protesta contro il primo cittadino. A interrompere il suo intervento a pochi minuti dall’inizio sono stati genitori ed educatori dei servizi educativi riuniti nel cosiddetto “coordinamento del Welfare”, che già dal pomeriggio erano in presidio sotto il Municipio insieme al Movimento Nuovi consumatori. Nel mirino della protesta, ancora una volta, la riorganizzazione del servizio scolastico, che porterà al cambio di gestione e di educatori in alcune strutture, ma anche alla razionalizzazione e addirittura alla chiusura di alcune di esse, come il caso specifico della scuola materna Tartaruga. Il tutto, denunciano i genitori, con una “perdita di 230 posti per i bambini per una scelta portata avanti unilateralmente quando ormai i bandi erano stati chiusi, e con la conseguenza che molte famiglie si ritroveranno senza possibilità di accedere al servizio”.

Da mesi genitori ed educatori manifestano il loro disagio, e se una soluzione per il problema del sostegno ai ragazzi disabili è stato trovata con l’impegno del Comune a garantire la convenzione per altri due anni, per quanto riguarda i servizi dell’infanzia sembra che non ci siano ripensamenti. “Non siamo un numero, non siamo un numero!”, hanno gridato i comitati interrompendo il sindaco che aveva appena cominciato a ripercorrere l’attività dell’amministrazione, lasciando poi l’aula consiliare tra cori e fischi.

L’apertura tra le polemiche non ha comunque impedito a Pizzarotti di presentare al resto dei presenti, una settantina di persone circa, i risultati ottenuti dall’inizio del suo mandato nel 2012, raccolti in un documento di 270 punti. “Rispetto alle linee programmatiche lo stato di avanzamento è del 47 per cento. Il tempo dedicato a risolvere i problemi rispetto a programmare il futuro è stato molto di più, ma ora è finito – ha spiegato Pizzarotti – Andiamo avanti non con la paura, ma con la consapevolezza di affrontare le cose giorno per giorno”. Tra gli obiettivi raggiunti, primo fra tutti il primo cittadino elenca la riduzione del 40 per cento dei debiti ereditati dalla ex giunta di centrodestra di Pietro Vignali, che ha fatto passare il buco del Comune di Parma da 875 milioni di euro a 522 milioni. “Abbiamo bonificato il 40 per cento di quello che ci siamo trovati – ha esordito – La cifra in negativo non andrà mai a zero perché ci sono debiti strutturali e mutui pregressi, ma abbiamo azzerato i debiti con i fornitori e abbiamo messo il Comune in una situazione di tranquillità”.

Questo non significa, spiega il sindaco, che si possa tirare un sospiro di sollievo: “Se lo Stato ci garantirà altri 9 milioni di euro promessi, ne mancheranno ancora 11 per chiudere il bilancio”. I tagli dunque continueranno a esserci, nonostante il Movimento 5 stelle a Roma in una mozione che sarà presentata in Parlamento abbia invitato i sindaci a ripristinare integralmente i trasferimenti tolti dalla legge di stabilità per l’anno 2015. “Parteciperemo anche noi alla discussione – ha detto Pizzarotti – Anche se è difficile in questo momento stabilire cosa fare per far fronte alla riduzione di risorse”.

Un taglio di cui invece l’amministrazione Cinque stelle va fiera è la razionalizzazione delle società partecipate del Comune di Parma, che da oltre cinquanta nel 2012 rimarranno poco più di una trentina nel 2016. Tra le numerose attività elencate, la riduzione degli stipendi di primo cittadino, vice sindaco e presidente del consiglio comunale, il calo delle consulenze esterne e dei costi dei Cda nelle società, e ancora la rimozione dell’amianto dalle scuole e le iniziative promosse dal Comune per la trasparenza e contro la corruzione. “Quello che abbiamo cercato di fare in questi anni – ha spiegato il sindaco – è di provare a includere le persone, ad abituarle a non delegare tutto all’amministrazione. Serve collaborare, perché curare un parco o un quartiere equivale a curare la comunità”.