Lo Stato Islamico lo ha dimostrato: il terrorismo è sempre più anche questione di capacità comunicativa. Ora anche i talebani afghani sembrano averlo capito e hanno divulgato oggi una biografia del mullah Omar, in cui si informa che è ancora il loro leader supremo e che è coinvolto in “attività jihadiste“. Il documento di 19 pagine illustra nel dettaglio la vita, famiglia e ‘carriera’ del noto capo talebano che è uno dei principali ricercati dagli Stati Uniti.

La prima autobiografia ufficiale del mullah viene pubblicata tradotta in quattro lingue, inglese, urdu, farsi e pashto, mentre da anni si rincorrono le notizie che sia morto e mentre la sua autorità è sfidata dallo Stato islamico e dal suo leader Abu Bakr al-Baghdadi. Di lui non si sa nulla dal 2001, quando sparì completamente dalla circolazione. La biografia è apparsa sulla pagina web dei talebani guidati dal mullah cieco da un occhio, il cui vero nome è Mohammed Omar Mujahid. La data coincide con il 19esimo anniversario della sua nomina come Amir-ul Momineen, comandante dei credenti, che lo trasformò nella guida della jihad e in capo dell’Afghanistan, quando tra il 1996 e 2001 il Paese fu un Emirato islamico governato dai talebani.

Gli insorti hanno motivato la pubblicazione con “la domanda urgente di molti colleghi, specialmente scrittori e investigatori”, e per “evitare falsa propaganda“, si legge sul sito web. La biografia conferma molti dati che già erano noti, tra cui la nascita del mullah in un villaggio vicino a Kandahar, l’educazione in scuole coraniche, la partecipazione alla guerra contro l’occupazione sovietica. In quel conflitto fu ferito quattro volte e perse l’occhio destro. Viene descritto come un soldato “valoroso”, “efficiente nelle tattiche militari” e con una predilezione per i lanciarazzi RPG-7.

“La sofferenza e la oppressione” delle persone per mano dei signori della guerra dopo l’espulsione dei sovietici, si legge nel testo, hanno portato il mullah Omar a fondare i talebani nel 1994 per “liberare il Paese” e “lottare contro corruzione e anarchia“. La biografia lo descrive come un leader dalla “personalità carismatica e unica”, che non ha accumulato ricchezze, non vive nel lusso e non ha conti bancari all’estero. Rivede poi la versione secondo cui sarebbe un sacerdote poco istruito e senza dinastia tribale. Sarebbe invece nato in una “famiglia spirituale e istruita” del clan Tomzi della tribù Hotak, che avrebbe dato i natali a “eminenti uomini dello Stato islamico”. I talebani sottolineano che il mullah Omar rimane il leader dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, come loro stessi si definiscono.

Secondo l’analista politico Matiullah Kharotai, la pubblicazione della biografia è un modo di dimostrare agli afghani che il mullah Omar è vivo e continua a essere il leader dei talebani, in relazione ai negoziati di pace con il governo e per convincere i comandanti che è ancora alla guida del movimento. “E’ un modo di unire il gruppo, che è sull’orlo del collasso, nel pieno della sfiducia dei suoi comandanti. Non ci sono notizie di Omar da un decennio”, ha detto Kharotai a Efe. Tuttavia, ha aggiunto, i talebani per essere creduti devono pubblicare un video o una registrazione audio di sue dichiarazioni.

 

Secondo altri esperti, l’iniziativa è stata presa per contrastare alcune recenti defezioni di gruppi militanti filo talebani che si sono schierati con l’Isis attivo in Iraq e Siria. Qualche giorno fa, il movimento islamico dell’Uzbekistan, uno ‘storicò alleato dei talebani afghani con base nel distretto tribale pachistano del Waziristan, aveva fatto sapere di essersi alleato con l’Isis in quanto “non si avevano più notizie del mullah Omar da 13 anni”. Lo sceicco, che ha perso l’occhio destro quando combatteva contro i russi (particolare confermato nella biografia), non appare più in pubblico dal 2001 quando riuscì a fuggire dopo l’intervento americano e a rifugiarsi molto probabilmente nel vicino Pakistan.