Ricordate la vicenda della legge sulla prostituzione francese? Le abolizioniste peroravano la loro causa promuovendo un progetto di legge che penalizzava i clienti, oltre a immaginare un lavoro di polizia a sorveglianza delle attività prostitutive per incastrarli. Le prostitute sarebbero state acquisite come personale delatorio in dipendenza coatta delle polizie e le “femministe” sarebbero state felici di poter segnare un punto applicando il “modello nordico”, ossia quello svedese, inefficace e deleterio, a detta delle stesse sex workers.

È stata inutile la grande mobilitazione che raggruppò intellettuali, artisti, politici, ricercatrici, il sindacato dei/delle sex workers (Strass). D’altronde per le abolizioniste la parola d’ordine è “escludere” prima ancora di “salvare”. Uniamo i verbi e diventa “escludere dai processi decisionali le persone che vorremmo salvare”. Di quella proposta si parlò moltissimo, il parlamento francese la votò per metà e poi al Senato bocciarono la parte che riguardava la penalizzazione dei clienti e la rinviarono a nuova discussione.

La discussione è per l’appunto ripresa, di recente, e tra ieri e oggi il Senato francese ha praticamente espresso la sua scelta in favore di una norma che criminalizza le prostitute, ne boicotta l’attività e vieta perfino gli annunci dei servizi sessuali su internet. Reintroduzione del reato di adescamento, non punibilità dei clienti e approvazione di un emendamento che, vieti gli annunci su internet. Sono questi i punti principali della legge.

Le abolizioniste, socialiste, pur dichiarando – debolmente – che il voto delle destre avrebbe espresso una volontà reazionaria, comunque pare siano state non eccessivamente oppositive progettando e promettendo che con la legge approvata – come fosse un cavallo di Troia – comunque proveranno a reintrodurre la penalizzazione dei clienti. Questo è quello che a loro interessa. A prescindere dal fatto che tale risultato si otterrà attraverso la repressione delle stesse sex workers, come conseguenza della forte spinta autoritaria e censoria che le socialiste hanno fornito come alibi alle destre per poter realizzare quello che fanno sempre: la criminalizzazione sessuofoba, moralista, fatta di mille stigmi negativi e di negoziazione di emendamenti, un po’ più in qua e un po’ più in là, sulla carne delle prostitute.

Da dire che sulla proposta “contro il sistema prostituzionale” si era perfino espresso il Sindacato della Magistratura francese, il quale aveva riconosciuto che si tratta di misure pericolose e inefficaci. Pericolose perché il reato d’adescamento costringerà le sex workers alla clandestinità per evitare i controlli della polizia, accrescerà la loro vulnerabilità relegandole in luoghi isolati e precari alla mercé dei clienti violenti, contribuendo al peggioramento del loro stato di salute. Inoltre la penalizzazione dei clienti produrrebbe lo stesso effetto. Il Sindacato della Magistratura francese aveva perciò espresso forti dubbi nel valutare tutti gli effetti di una legge totalmente fallimentare.

Si sono espressi anche i ricercatori di uno studio fatto dall’Università Aix-Marsiglia, nel quale risultava che le/i sex worker sono contrari alla penalizzazione dei clienti al 98%. Valutando poi la narrazione tossica che insiste sulla necessità di una legge repressiva che si basa sull’esistenza di tantissime vittime di sfruttamento, per legittimare l’idea che nessuna prostituta sia veramente libera di scegliere, secondo questo studio, su 500 sex workers, soltanto 33 possono essere considerate vittime di tratta.

Cito questi dati per dire, ancora una volta, una cosa con chiarezza: le proposte legislative che riguardano le prostitute spesso sono frutto della volontà di imporre dall’alto una visione morale a persone che non vengono neppure considerate per la loro soggettività. Nonostante il fatto che le prostitute, i prostituti, si siano riuniti in vari sindacati, formando un network europeo e poi internazionale, collegato a organizzazioni di difesa contro la tratta e contro l’HIV, in contatto anche con grosse organizzazioni che si occupano di contrasto della violenza di genere, nonostante questo la loro soggettività viene negata.

Tutto ciò mentre in Spagna e in altri paesi del mondo alcune sentenze dicono che vanno garantiti i diritti lavorativi delle sex workers, e Amnesty, l’Oms (organizzazione mondiale della sanità), suggeriscano di optare per la regolarizzazione delle persone che vendono servizi sessuali. Tutto ciò nonostante il fatto che la strategia bugiarda di alcune persone, sedicenti vittime di tratta, sia stata svelata e in varie occasioni si è detto che la propaganda abolizionista non fa bene a nessuno giacché vanno separate le questioni: quella della lotta contro la tratta e della regolarizzazione per le sex workers che fanno quel mestiere per scelta.

Il punto chiave della vicenda sta proprio qui: perché qualcun@ vuole salvare chi dice di non averne bisogno? Perché per fare una legge sulla prostituzione non si consultano le prostitute? Siete contente, voi abolizioniste, ora che le prostitute in Francia potranno essere arrestate? Renderle oggetto di una decisione istituzionale, paternalista e autoritaria, non è come renderle oggetto di una decisione qualunque che le rende comunque schiave? Oggetti di Stato. Oggetti di legittimazione per donne che della storia della liberazione individuale non hanno capito granché. Il corpo è mio è lo gestisco io. Vi dice niente questo slogan?