Pene più severe per chi commette il reato di associazione di tipo mafioso e pena massima fino a 26 anni per i boss delle associazioni armate. Ma anche obbligo di riparazione pecuniaria per i delitti di peculato, concussione, corruzione e induzione indebita. E’ ripreso in aula al Senato l’esame del ddl Grasso: il voto finale è previsto per il primo aprile in serata e proprio oggi il Movimento 5 Stelle ha chiesto ai suoi iscritti di partecipare al referendum per decidere se i parlamentari debbano esprimersi per il sì o per il no.

Pena massima fino a 26 anni. Tra le novità più significative c’è l’aumento delle pene per i boss di associazioni di tipo mafioso. La norma – introdotta durante il passaggio in commissione Giustizia – prevede per coloro che fanno parte di un’associazione mafiosa la reclusione da 10 a 15 anni, invece che 7 e 12. Per coloro, invece, che “promuovono, dirigono o organizzano l’associazione” la pena prevista è da 12 a 18 anni (invece che 9 e 14). Se l’associazione è armata si applica la pena della reclusione da 12 a 20 anni (e non più da 9 a 15 anni); per i boss delle associazioni mafiose armate da 15 a 26 anni (invece che da 12 a 20). La maggioranza al Senato ha retto sui primi tre voti segreti. Durante le votazioni sono stati respinti gli emendamenti all’articolo 4 che chiedevano di ridurre le pene per il reato di associazione mafiosa. La scorsa settimana l’aula aveva esaurito l’esame e il voto degli emendamenti agli articoli 1 e 2.

Obbligo di riparazione pecuniaria. Approvato anche l’articolo 3 del ddl Anticorruzione: 193 i voti favorevoli, 55 i voti contrari. Il testo prevede l’obbligo di corresponsione, da parte del condannato per i delitti di peculato, concussione, corruzione e induzione indebita, di una somma a titolo di “riparazione pecuniaria” pari all’ammontare dell’indebito pagamento ricevuto dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di pubblico servizio, in favore dell’amministrazione di appartenenza di quest’ultimo.

I pm dovranno informare l’Anac. E’ passato inoltre anche l’articolo 6: 190 voti favorevoli e 52 contrari. L’intervento prevede che per i reati di concussione, corruzione, traffico di influenze illecite, turbata libertà dell’asta pubblica, “il pubblico ministero informa il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, dando notizia della imputazione”.

Anac potrà controllare gli appalti segretati. L’Autorità nazionale anticorruzione potrà “esercita la vigilanza e il controllo sui contratti degli appalti” segretati “al fine di prevenire fenomeni corruttivi i dati dei medesimi contratti sono altresì trasmessi annualmente all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici”. Lo prevede l’articolo 7 del ddl Anticorruzione approvato dal Senato. L’emendamento, inoltre, prevede che nelle controversie in tema di silenzio assenso per la certificazione di inizio attività, il giudice amministrativo dia all’Authority “ogni notizia” nel caso di condotte “contrastanti con le regole della trasparenza”. Inoltre, con un emendamento di Forza Italia – accolto durante la seduta – le stazioni appaltanti (enti pubblici o privati che decidono di appaltare un servizio) dovranno comunicare ad Anac (ogni sei mesi) le informazioni sull’appalto (oggetto del bando; elenco degli operatori invitati a presentare offerte; aggiudicatario; importo di aggiudicazione; tempi di completamento dell’opera, servizio o fornitura; e l’importo delle somme liquidate).