Oltre 134 milioni di euro. A tanto ammonta il reddito complessivo dei parlamentari italiani. È quanto emerge dalle dichiarazioni dei redditi 2014, relative all’anno 2013, consultabili sui siti di Camera e Senato. Il reddito complessivo tiene conto dei redditi fondiari, da capitale, di lavoro dipendente, di lavoro autonomo, d’impresa e di qualsiasi altro reddito percepito. Non solo l’indennità parlamentare, quindi, ma anche i redditi derivanti da terreni e fabbricati, i dividendi di titoli azionari, la remunerazione di obbligazioni, le entrate riconducibili ad altre professioni svolte o all’esercizio di attività commerciali.
Per quanto riguarda i singoli rami del Parlamento, i deputati hanno dichiarato redditi per oltre 86 milioni di euro, mentre i senatori hanno superato quota 48 milioni. Di queste somme, il 35% è finito nelle casse dello Stato. L’imposta netta corrisposta dai parlamentari, infatti, è stata di 47 milioni 254 mila euro, di cui circa 30 pagati dai deputati e 17 milioni dai senatori.

red1okUOMINI CONTRO DONNE Sono gli uomini a guadagnare di più e a pagare più tasse. Con un reddito complessivo che sfiora i 106 milioni 700mila euro, pari al 79,1% del totale, dichiarano quasi il quadruplo rispetto alle colleghe donne, che si fermano a poco più di 28 milioni di euro. Situazione analoga per l’imposta netta pagata. Quasi 38 milioni di euro la somma sborsata da deputati e senatori, pari all’80,4% del totale, mentre per le parlamentari poco più di 9 milioni.
Un divario che non è legato esclusivamente a un fattore numerico. Ovviamente pesa il fatto che in Parlamento siedono più uomini che donne, rispettivamente 665 e 286, ma a prescindere da questo il reddito maschile è comunque decisamente più alto di quello femminile. In media, infatti, i parlamentari dichiarano 161.175 euro, mentre deputate e senatrici si fermano a quota 98.789. Anche dal punto di vista reddituale, quindi in Parlamento si riscontra uno squilibrio di genere.

PAPERONI IN PARLAMENTO Lo conferma anche la classifica dei parlamentari più ricchi, dove i maschi la fanno ancora da padroni. Sul podio salgono il deputato forzista Antonio Angelucci, quello democratico Gregorio Gitti e il senatore di Gal Giulio Tremonti, che non solo sono i parlamentari che dichiarano un reddito complessivo maggiore, ma sono anche quelli che pagano un’imposta netta più elevata. Angelucci, noto per aver costruito un vero e proprio impero nella sanità privata e per le sue incursioni nell’editoria, dall’Unità a Libero passando per il Riformista, è alla sua seconda legislatura e si aggiudica la medaglia d’oro con un reddito complessivo di 5 milioni 355mila euro e un’imposta netta di 2 milioni 227mila. Dietro di lui, con 3 milioni 926mila euro di reddito e un milione 562mila di imposta, Gitti, professore di diritto civile, avvocato, presidente e membro di Cda di numerose società e deputato al primo mandato, eletto nella lista di Scelta civica per l’Italia, poi approdato nel Pd. È, invece, un veterano del Parlamento il terzo classificato, Giulio Tremonti, docente universitario e avvocato, più volte ministro dell’Economia, un passato forzista prima e pidiellino poi, in questa legislatura, dopo essere stato eletto nella Lista Lavoro e Libertà, da lui fondata e alleatasi con la Lega Nord, ha poi aderito al gruppo Grandi autonomie e libertà. Per lui un reddito complessivo di 3 milioni 485mila euro e un’imposta di un milione 435mila. E siamo ancora al terzo posto in classifica. Per trovare una donna bisogna scorrere la graduatoria dei più ricchi fino alla 34esima posizione, dove troviamo la senatrice del Pd e vice presidente del Senato, Linda Lanzillotta, con un reddito complessivo di 331.269 euro. Occorre poi scendere fino al 46esimo posto per trovare il secondo nome femminile ed è quello di Daniela Santanchè, che nella dichiarazione 2014 relativa all’anno 2013 ha dichiarato 246.778 euro. Terzo gradino dalla graduatoria rosa per la senatrice democratica Annalisa Silvestro, al 55esimo posto con 214.567 euro.

red2 2 red2 3GRUPPI PIÙ RICCHI Considerando il reddito complessivo e l’imposta netta di tutti i componenti dei gruppi parlamentari presenti sia alla Camera che al Senato, è il Pd il partito che incassa di più e paga di più, con quasi 53 milioni di euro, pari al 39,2% del totale del reddito complessivo, e 17 milioni 851mila euro, il 37,8% del totale dell’imposta netta pagata dai membri del Parlamento. Seguono Forza Italia, con più di 30 milioni di reddito complessivo e 11 milioni di imposta netta, il M5S con 10 milioni 732mila euro di reddito complessivo e 3 milioni 625mila euro di imposta, Area Popolare con 8 milioni 131mila e 2 milioni 759mila e Lega Nord con 3 milioni 111mila e un milione 41mila.
Diversa la situazione se si scorporano i dati in base alla Camera di appartenenza. A Montecitorio il Pd resta il primo partito con un reddito complessivo di quasi 39 milioni di euro e un’imposta netta totale superiore ai 13 milioni, Forza Italia mantiene la seconda posizione con oltre 15 milioni di reddito e quasi 6 milioni di imposta. A Palazzo Madama, invece, la situazione si inverte e Forza Italia scalza il Pd, con 14 milioni 532mila euro di reddito e 5 milioni 419mila euro di imposta netta, poco più dei senatori democratici che sfiorano i 14 milioni di reddito e pagano 4 milioni 707mila di imposta. Sul terzo gradino del podio salgono Scelta Civica, presente solo alla Camera, e Grandi autonomie e libertà (Gal), presente solo al Senato. I 24 deputati di Scelta Civica dichiarano nel complesso 8 milioni 701mila euro con un’imposta netta di 3 milioni 446mila, superando di quasi un milione 200mila euro i 91 deputati pentastellati, che si fermano a quota 7 milioni e mezzo, pagando 2 milioni e mezzo di imposta. I 15 senatori di Gal, invece, dichiarano oltre 5 milioni di reddito complessivo e poco più di 2 milioni di imposta, lasciandosi alle spalle sia Area popolare che M5S, entrambi composti da 36 senatori che arrivano rispettivamente a 4 milioni 402mila euro e 3 milioni 198mila.
Questo significa che mediamente dichiarano e pagano di più proprio i deputati di Scelta civica e i senatori di Gal. I primi, infatti, hanno un reddito complessivo medio di 362.543 euro e pagano in media un’imposta netta di 143.591, mentre i secondi 343.150 e 134.723, distaccando di parecchie lunghezze la media di 231.896 euro di reddito e 86.897 di imposta dei 130 parlamentari forzisti e i 126.411 e 42.605 degli oltre 400 democratici. Ad alzare sensibilmente la media dei deputati di Scelta civica ci pensano Alberto Bombassei e Paolo Vitelli, entrambi nella top ten dei parlamentari che dichiarano e pagano di più, rispettivamente al quinto e all’ottavo posto, con un reddito complessivo di 2.952.318 e 1.546.828 euro e un’imposta netta di 1.251.599 e 638.825. Il primato di Gal, invece, è riconducibile alla presenza tra le sue file di Giulio Tremonti, che da solo dichiara ben più della metà del reddito complessivo del gruppo.

rede regione fotoNORD BATTE SUD  Analizzando la distribuzione geografica della ricchezza, si scopre invece che i parlamentari eletti nelle circoscrizioni elettorali settentrionali sono i più ricchi: dichiarano 71 milioni 592mila euro contro i 39 milioni 530mila degli eletti di Sud e isole, che per una volta cantano vittoria rispetto ai quasi 21 milioni di euro del Centro e il milione 607mila euro degli eletti all’estero. In media, gli eletti nelle regioni settentrionali dichiarano quasi 50mila euro in più rispetto agli eletti nelle circoscrizioni di Sud e Isole e ne pagano quasi 20mila in più di imposta netta. Se, infatti, al Nord il reddito complessivo medio è di 169.649, al Meridione e isole si ferma a 123.533, al Centro a 115.066 e per i 18 eletti all’estero a 89.284, mentre per quanto riguarda l’imposta netta le somme medie sborsate sono rispettivamente 60.487 euro, 42.703, 38.762 e 31.213.

NON PERVENUTI Mancano all’appello le situazioni patrimoniali di quattro parlamentari, due deputati e due senatori. Tutte assenze giustificate. I democratici Paola Boldrini e Ludovico Vico sono entrati in carica rispettivamente il 12 gennaio e il 18 marzo scorsi, il senatore a vita Giorgio Napolitano è approdato a Palazzo Madama il 14 gennaio scorso, mentre il senatore di Area Popolare Luigi Marino, come si legge nel resoconto stenografico della seduta del 17 febbraio, nonostante la diffida indirizzatagli, “non ha depositato la dichiarazione dei redditi, indicando con apposita lettera del 4 dicembre 2014 le motivazioni di tale mancato adempimento”.