Buona festa del papà, a chi crede che un padre non sia solo quello “dall’alto dei cieli”, né una figura il cui ruolo si esaurisce al momento della riproduzione.

Buona festa del papà a chi un papà ce l’ha, ma anche a chi l’ha perso o a chi l’ha vissuto in una madre due volte presente, in un nonno di riferimento e in qualunque altra figura che sia stata capace di dare altrettanto amore.

Buona festa del papà a chi pensa che un figlio e una figlia sia una scelta e che dietro questa scelta ci sia un diritto, di tutti e per tutti.

Buona festa del papà ai padri adottivi, “eterologhi”, omosessuali, separati (dalla madre e non dai figli) o single. Perché non esiste un solo modo per diventare ed essere genitori.

Buona festa del papà a quelli presenti eppur esclusi, culturalmente e praticamente, da chi li vuole solo un elemento collaterale nella crescita di un bambino: perché la relazione tra madre e figlio è primordiale e non si discute. E quella tra un padre e un figlio?

Buona festa del papà a quelli che pensano che a maggior ragione la relazione tra un padre e un figlio vada coltivata sia dalle prime ore di vita.

Buona festa del papà a tutti i papà tagliati fuori dai 0 ai sei anni. Salvo poi ritirarli in ballo socialmente quando arriva l’età di chiedere i permessi (chiedi a tuo padre).

Buona festa del papà ai padri esclusi: dalle riunioni a scuola ma non da quelle di condominio, dalle cene di classe per sole mamme, dai gruppi su Facebook per sole mamme (che nove volte su dici si lamentano dell’assenza dei mariti, salvo impedirgli poi l’ingresso nel gruppo). A quelli non menzionati nei libri sull’allattamento, sullo svezzamento, sul gioco e sullo sulla crescita del bambino. Come se il nutrimento e il gioco col bambino fossero prerogative solo femminili.

E’ la mentalità che determina la sostanza. E fino a quanto continueremo a descrivere il ruolo dei padri, soprattutto nella prima infanzia, come subalterno, così sarà nella realtà. Fino a che gli uomini resteranno figure di serie b nella vita familiare, noi donne lo saremo nella vita pubblica. Perché è nell’appiglio del nostro ruolo materno, unico e insostituibile, che gravano i nostri sensi di colpa e si alimentano le politiche di welfare e lavorative a scapito le donne.

I padri nostri” invece possono essere diversi, sono presenti e imperfetti, si mettono in gioco e si adoperano tanto quanto le madri. Sono i papà di Johan Bävman che nel progetto fotografico intitolato Swedish Dads demolisce l’ideale del papà perfetto svedese, per immortalare una figura genitoriale altrettanto impegnata nella conciliazione dei tempi del lavoro con quelli della vita familiare, con tutti gli imprevisti e le nevrosi del caso. 17 scatti e tre domande per capire le motivazioni che hanno spinto alcuni papà a prendere i 60 giorni di congedo parentale previsti in Svezia: quali sono stati i benefici per i papà che hanno deciso di restare a casa? Come sono cambiate le relazioni dei figli con i genitori? Quali erano le attese prima di decidere di usufruire del congedo parentale?

Queste fotografie dimostrano che la parità di genere passa anche attraverso la parità dei ruoli genitoriali, seppur nelle differenze. La società italiana, invece, paradossalmente ancorata a ruoli patriarcali, li esclude culturalmente dalla vita dei figli riservandogli invece ruoli decisionali imposti in altri fasi della crescita, quando poi è la madre a diventare subalterna. I grande tema non è svalutare o sminuire il rapporto unico e primordiale tra madre e figlio/a nei primi mesi di vita, ma riconoscere insieme anche quello del padre. Soprattutto culturalmente. Farebbe bene a entrambi.