Il premio Strega cambia e si apre alla piccola editoria. Stando alle nuove regole del premio di narrativa, deve esserci almeno un libro di un editore medio o piccolo nella cinquina finale. Ma di ciascuna delle 12 opere selezionate dal comitato, gli editori devono mandare 500 copie gratuite. Una per ogni giurato: i 400 ‘Amici della Domenica’, uomini e donne della cultura, i 60 lettori forti e i 15 gruppi di lettura provenienti da scuole e università.
“Chiedere 500 copie gratuite è una cosa scandalosa che preclude la partecipazione al premio. I piccoli editori nella narrativa se stampano 1000 copie come prima tiratura è tanto” tuona Anita Molino, presidente della Federazione italiana editori indipendenti, che raccoglie oltre 100 case editrici. Dalla direzione del Buk Festival di Modena, festival della piccola e media editoria, Rosita Pisacane conferma: “Questa apertura dello Strega non ci sembra veritiera. Per un piccolo editore, 20-30 copie potrebbero essere un numero fattibile”.

FQ Magazine ha chiesto a quaranta piccoli editori cosa ne pensino. C’è chi parla di “sbarramento per censo” (Carmignani editrice) e chi di “cifra folle” (MdS ed.), “assolutamente ingiusta” (Linee Infinite ed.), “ridicola” (Apeggio Libero ed.), “proibitiva” (Brigantia ed.), “fuori dal mondo” (Nero Press ed.), “assurda” (Passigli ed.). “E’ una contraddizione. Se si apre a piccoli editori bisognerebbe tener conto di cosa significhi essere piccoli editori” denuncia Carlo Frilli, della Fratelli Frilli ed. “E’ come essere invitati a un party solo se si indossa uno smoking da 3000 euro, chi non se lo può permettere resta a casa. Il party se lo facciano tra loro” (Gianluca Ferrara, direttore editoriale Dissensi Edizioni). “Non possiamo permetterci tali regali” commenta Massimo Ghinolfi di Memori. “E’ una richiesta inverosimile. Le piccole realtà parteciperanno ma saranno gli autori a pagare le copie necessarie pur di poter anche solo sognare di vedere il loro nome nella rosa dei partecipanti. Lo trovo immorale” dichiara Laura Platamone di Nero Press.

Le soluzioni proposte dai piccoli editori
Diverse soluzioni arrivano da Enrico Moretti di Moretti e Vitali edizioni: “I banditori del premio potrebbero acquistare, scontate del 50 per cento, le copie per la giuria dei ‘cinquecento’. I costi relativi andrebbero ricavati riducendo l’importo del premio. Riduciamo i giurati cui sottoporre le opere finaliste da 500 a 200, bastano e avanzano”. Sono in molti a invocare il digitale. “E’ arcaico chiedere 500 copie. Basta il pdf. Il danno è anche ecologico: nessuno dei ‘cinquecento’ leggerebbe veramente i libri, perché occupati al telefono con i sollecitatori di voti” sostiene Claudio Maria Messina di Robin Edizioni-Biblioteca del Vascello. ErreKappa: “Si potrebbe richiedere qualche decina di copie e per il resto usare il pdf a costo zero”. Dello stesso parere Nero Press, La Corte, Bruno Libri e Gainsworth Publishing.

Mursia editore: “Premio Strega solo per i big. Colpa delle lobby”
Solo i grandi possono arrivare in finale e non c’entrano le 500 copie, secondo Mursia. “E’ noto – dicono – che dopo la scelta dei finalisti c’è un lavoro intenso per sollecitare il voto dei giurati. Su un giurato indeciso tra due romanzi, a volte una telefonata fa la differenza. I grandi editori vincono non perché possono dare gratuitamente 500 copie ma perché hanno relazioni consolidate, uffici stampa con molte persone che possono dedicarsi a tempo pieno a questo. Per dare a tutti pari opportunità bisognerebbe rendere trasparenti le lobby e mettere a disposizione di tutti almeno un indirizzario email degli ‘Amici della Domenica’ per consentire a tutti di fare campagna”. Lo auspica anche Edizioni Stampa Alternativa. “Noi – ammette Voland – abbiamo partecipato due volte ed entrambe le volte siamo entrati nei 12, ma alla cinquina non siamo mai arrivati. Trovo ingiusto che un editore indipendente possa aspirare al massimo a un piazzamento di questo tipo”. Nutrimenti, che pure quest’anno candida un libro, la pensa allo stesso modo: “L’accesso alla cinquina è quasi impossibile ai piccoli sulla base dei rapporti di forza nella platea dei votanti. Ma sono stucchevoli le polemiche di chi prima partecipa e poi si lamenta”. Non mancano le insinuazioni verso il premio fondato nel 1947 da Maria e Goffredo Bellonci e Guido Alberti. “Non è un problema di copie, il punto è giocare tutti con le stesse regole” dice Chinaski. Lite editions: “Come mai il vincitore si conosce sempre prima?”. Ibiskos: “Partecipare a premi dove i giochi sono fatti da molto tempo prima ci pare assurdo”. “Come fanno i giurati a leggere tanti libri in così poco tempo?” chiedono Moretti e Vitali. “Non vorrei essere frainteso perché sarebbe come dire che Ennio Flaiano, Cesare Pavese, Elsa Morante, Dino Buzzati sino ai più recenti Umberto Eco, Giuseppe Pontiggia, Sandro Veronesi non abbiano meritato di vincere il premio. Solo che probabilmente esistono scrittori altrettanto talentuosi e bravi ma tagliati fuori da un meccanismo rigido ed oneroso” suggerisce l’editore Carlo Frilli.

La parola al comitato direttivo del Premio Strega
Intervistato da FQ Magazine, Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci e segretario del comitato direttivo del Premio Strega, mette le mani avanti: “Dal 2008, anno a partire dal quale le copie destinate alla giuria ci sono state fornite gratuitamente, gli editori che hanno espresso candidati sono aumentati in modo costante fino a raddoppiare: da 13 (2008) a 27 (2014). Le case editrici che appartengono ai 5 gruppi maggiori (Mondadori, RCS Libri, GeMS, Giunti, Feltrinelli) esprimono il 28 per cento delle candidature. Ci rendiamo conto che chiediamo un sacrificio economico non irrilevante agli editori di piccole dimensioni. Ma, grazie anche alla loro generosità, fin qui non si è verificata una disaffezione verso il premio”. Non si possono chiedere gli ebook? “Ai 400 studenti che costituiscono la giuria del Premio Strega Giovani inviamo le copie in formato elettronico” risponde Petrocchi, che, sulle polemiche intorno al Premio, ha scritto anche un libro, “La polveriera” (Mondadori). “Ho il sospetto – continua – che la polemica sullo Strega sia ormai un vero e proprio genere giornalistico”. Nonostante ciò, per lui lo Strega non ha perso smalto. “Il premio è da sempre uno specchio fedele della nostra società, di cui riassume pregi e difetti. In più, negli anni ha saputo individuare libri che sono pietre miliari della narrativa del secondo Novecento e oltre, libri che hanno formato il gusto dei lettori italiani (Tempo di uccidere, Il Gattopardo, La ragazza di Bube, Ferito a morte, Lessico famigliare, Il nome della Rosa, La chimera, Non ti muovere, La solitudine dei numeri primi)”. Ma il suo valore culturale va di pari passo con quello commerciale? Insomma: per gli editori il gioco vale la candela? “Lo Strega, e qui senza paragoni  almeno in Italia, arriva mediamente a moltiplicare per 5 le vendite del libro premiato. La macchina promozionale funziona però anche per i finalisti e per i candidati, che dopo il passaggio allo Strega acquisiscono un diverso status di autori”. E conclude: “Il premio è molto ambito e quindi anche molto discusso”.