Ci sono anche i presidenti delle due Camere e diversi ex ministri tra i politici coinvolti nello scandalo della corruzione di Petrobras. La Corte Suprema del Brasile ha dato il via libera alle indagini su oltre 50 esponenti di alto livello della classe dirigente, inclusi i presidenti di Camera e Senato, rispettivamente Eduardo Cunha e Renan Calheiros. Nella lista degli indagati nel fascicolo Lava Jato (Autolavaggio) – consegnata dal procuratore della Giustizia Rodrigo Janot al Supremo tribunale federale  – figurano anche l’ex capo della staff del presidente Dilma Rousseff, Gleisi Hoffman; il suo ex ministro dell’Energia Edison Lobao; e Antonio Palocci, ex ministro delle Finanze sotto il presidente Luiz Inacio Lula da Silva.

Lo scandalo Petrobras, la compagnia petrolifera brasiliana, prende le mosse dalle rivelazioni di alcuni ex manager, che hanno ammesso di aver collaborato con politici per ricevere tangenti da contractor del settore privato in cambio di affari. Secondo la stampa locale, il monopolista petrolifero brasiliano avrebbe pagato quasi 10 miliardi di reais (oltre 3 miliardi di euro) di tangenti a politici. Secondo le opposizioni, il Partito dei lavoratori (Pt, di sinistra) avrebbe utilizzato mazzette pagate dall’azienda petrolifera pubblica per finanziare la campagna elettorale di Dilma Rousseff alle presidenziali del 2010. Il leader dell’opposizione di centrodestra, Aecio Neves, sconfitto da Dilma alle presidenziali dello scorso ottobre, ha minacciato l’impeachment nei confronti della presidente se l’inchiesta dovesse evidenziare sue dirette responsabilità: Dilma è stata presidente del consiglio di amministrazione di Petrobras dal 2003 al 2010.

In Brasile “il politico disonesto ha molti più vantaggi dell’onesto”, ha detto il 3 marzo il procuratore Sergio Moro, responsabile per l’inchiesta. “Il politico disonesto – ha continuato Moro, intervenendo a un seminario presso la scuola per magistrati di Curitiba – può avvalersi di capitali di origine criminale ai quali il politico onesto non ha accesso”. Anche per questo, il magistrato ha difeso “la criminalizzazione del riciclaggio di denaro, per cercare di stabilire una barriera”.

La diffusione dei nomi dei possibili coinvolti arriva in un momento delicato per il Brasile, con la Rousseff alle prese con una crisi politica ed economica. L’inflazione è ai massimi da dieci anni e il real è sceso nei confronti del dollaro ai minimi da un decennio. Le indagini alimenteranno le tensioni fra il partito di Rousseff e i suoi alleati in Congresso. I presidenti di Camera e Senato appartengono infatti al Pmdb (Partito del movimento democratico brasiliano), il maggior partner della coalizione di governo e uno dei più potenti partiti nel Congresso.