Doveva essere il progetto per l’occupazione degli under 30 “più innovativo e sfidante con cui l’Italia si sia mai confrontata”, ma Garanzia giovani sembra già destinato a trasformarsi in un flop. A quasi un anno dal suo avvio il più grande piano di investimento contro la disoccupazione giovanile, finanziato dall’Europa e integrato da risorse nazionali per un totale di un miliardo e mezzo di euro, è riuscito ad offrire opportunità  di lavoro solo all’un per cento dei 2 milioni 413mila ragazzi italiani tra i 15 e 29 anni che non lavorano e non studiano, i cosiddetti Neet. Ha preso in carico il 12 per cento dei disponibili a lavorare, offrendo spesso corsi di formazione di dubbia utilità e sono già più di 50mila i ragazzi che hanno disdetto la loro adesione, delusi dalle risposte ricevute. Perciò la piattaforma anticorruzione Riparteilfuturo e le associazioni Libera e Gruppo Abele hanno lanciato una nuova campagna digitale rivolta al Governo, perché si eviti l’ennesimo spreco all’italiana. Ilfattoquotidiano.it ne ospita la petizione.

PARTE LA CAMPAGNA. E IL MINISTERO DA’ I NUOVI DATI. Nonostante i dati diramati oggi dal Ministero del lavoro, forse non a caso poche ore dopo l’annuncio della campagna e che parlano di un incremento del 16,5 per cento dei giovani presi in carico nell’ultimo mese, con una crescita anche delle proposte di attività (il 19,7%), Garanzia Giovani continua ad assomigliare più a un incontrollato finanziamento a pioggia che fa bene solo a chi lo gestisce, più che a un intervento strutturato. “Non vogliamo semplicemente scandalizzarci che il sito “Garanzia giovani” impieghi più di 6 mesi per rispondere a una mail” , dice Leonardo Ferrante, referente scientifico di RiparteilFuturo,  “vogliamo mostrare che un’altra strada è possibile. Speriamo che questa campagna possa contribuire a far andare ai giovani i soldi previsti senza sprechi”.

Ma vediamo in dettaglio perché il più grande piano di intervento contro la disoccupazione giovanile rischia di trasformarsi in una semplice operazione di maquillage statistico e in uno sperpero di denaro pubblico. Il progetto, nato durante il governo Letta, si inserisce nel programma europeo per le politiche giovanili (la Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea è dell’aprile 2013) ed è stato inaugurato nel maggio del 2014. Il Piano di attuazione nazionale si pone l’obiettivo di “realizzare risultati significativi, misurabili, comparabili” sul fronte della disoccupazione giovanile, offrendo ai Neet “una opportunità di lavoro qualitativamente valida”. Per raggiungere il risultato sono stati stanziati un miliardo e mezzo di euro, in parte provenienti dall’Europa all’interno della Yei (Youth Employment Initiative) e in parte cofinanziati (378 milioni ) dall’Italia. I fondi a disposizione dovranno essere impegnati entro il 31 dicembre 2015 e spesi entro i tre anni successivi.

A oggi Garanzia Giovani è riuscita ad offrire una proposta di lavoro solo a 32mila ragazzi, poco più dell’un per cento di chi è ancora a spasso. Secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero del lavoro, a fronte del più di un milione e 7mila giovani Neet italiani (ovvero quelli che non lavorano e non studiano ma sono disponibili a lavorare), si sono registrati al progetto 441.409 giovani, di cui ne sono stati presi in carico poco più di 210mila. Ai giovani viene offerto un tirocinio, un apprendistato, un lavoro o un aiuto per l’autoimprenditorialità o l’autoimpiego. A oggi, secondo i dati ufficiali, sono stati resi disponibili quasi 53mila posti di lavoro. Ma di questi solo 32mila si sono tradotti in concrete proposte di attività: degli under 30 disponibili a lavorare hanno ricevuto una proposta solo l’1,86 per cento del totale, uno su quattro tra quelli che hanno dato la loro adesione al progetto.

IL GOVERNO DIMEZZA IL TARGET. SENZA SPIEGAZIONI. Il Ministero del Lavoro ha fatto sapere che l’attuazione del programma ha subito un’accelerazione, che i giovani presi in carico nell’ultimo mese sono cresciuti del 16,5 per cento e che di questi il 15, 3 per cento ha ricevuto una proposta di attività. Numeri positivi che vanno accolti in quanto tali. Ma che in realtà possono risultare fuorvianti perché dal dicembre 2014, da quando il Governo ha presentato il secondo step del progetto, il bacino di riferimento di Garanzia Giovani è stato ridimensionato senza alcuna spiegazione: l’iniziativa non punta più a coinvolgere il totale dei giovani Neet disponibili a lavorare, ovvero 1 milione e 723 mila ragazzi under 30, ma solo una parte, ovvero 560 mila ragazzi che rappresentano poco più del 32 per cento dei ragazzi disposti a lavorare, meno di un ragazzo su quattro tra quelli che hanno meno di 29 anni e sono a spasso.

Ma che tipo di lavoro viene offerto ai giovani? Dati alla mano il 74% delle offerte di lavoro riguardano contratti a tempo determinato. Se va bene 6 mesi di lavoro a 500 euro al mese. Poi di nuovo a casa. Si tratta per lo più di lavori di basso (46%) o medio profilo (42%). Le aziende cercano tecnici, operai, venditori o semplici impiegati, preferiscono chi ha già lavorato e adottano quasi esclusivamente contratti a termine (Fonte Adapt). E anche se i profili dei giovani registrati sono per lo più medio-alti, i lavori di alto profilo coprono solo il 13% delle offerte. Il 19% dei giovani che ha aderito a Garanzia Giovani è laureato, il 57% è diplomato e solo il 24% possiede solo un titolo di terza media o inferiore. Ma c’è di più, perché i tempi di attesa dei giovani non ancora presi in carico continuano ad essere molto alti: circa 111 mila ragazzi (il 48,4% del totale) sono in attesa di essere contattati da oltre 4 mesi.

Sono questi alcuni delle ragioni per cui molti ragazzi hanno rinunciato al progetto. A oggi non si sono presentati ai colloqui o hanno disdetto la loro adesione, o sono stati cancellati perché non avevano i requisiti richiesti, in più di 50mila. La delusione degli under 30 è stata raccolta anche da un sondaggio realizzato lo scorso autunno dall’associazione Adapt, diretta dal giusvalorista Michele Tiraboschi, e da la Repubblica degli Stagisti.

I CORSI DI FORMAZIONE E IL RISCHIO DI FINANZIAMENTI A PIOGGIA. Esiste inoltre un problema di disomogeneità territoriale. Le offerte di lavoro continuano a essere più numerose al Nord, dove le richieste sono inferiori. Il 73% delle occasioni di lavoro è infatti concentrata nelle regioni settentrionali, il 12,7% al centro, il 14,2% al Sud. Ed è al nord che i giovani più spesso vengono convocati entro due mesi dalla registrazione, nell’80% dei casi, mentre la percentuale scende sotto il 60% nel mezzogiorno. Mentre la maggior parte dei giovani registrati al programma risiede in Campania e Sicilia, rispettivamente con il 14% e 13% del totale. Ed infatti sono le regioni del Meridione, che presentano i tassi di disoccupazione più elevati, quelle che fanno anche registrare tassi più bassi di copertura del target.

“In più nessuno verifica la qualità dei corsi di formazione proposti” denunciano i promotori della campagna di raccolta firme “e così si rischia che i fondi di Garanzia Giovani finanzino attività educative di dubbio valore”. La road map dell’iniziativa chiede che Garanzia Giovani raggiunga il 100% dei giovani e che tutti vengano contattati entro i 60 giorni previsti dagli accordi europei. Per evitare che il miliardo e mezzo di euro si perda in iniziative inutili, la campagna chiede al ministro del Lavoro Giuliano Poletti di ridurre al 50% la quota di prefinanziamento dei corsi di formazione (oggi del 70%), per concedere il restante 50% solo a risultato ottenuto. Il rischio è infatti che le Regioni eroghino denaro a pioggia, non sulla base delle reali esigenze ma “per convenienze politiche, per mantenere clientele e rapporti a volte opachi che possono nascondere corruzione”. Uno scandalo che verrebbe consumato sulla pelle, e sul futuro, dei ragazzi italiani.