Se questa settimana la moda è donna, perché non elogiare la femminilità nella sua interezza? Ci ha pensato Dolce&Gabbana che, per celebrare la donna a tutto tondo, manda in passerella un concetto lontano dall’ormai noto ideale di androginia: quello della maternità. Simboleggiata non solo da una Bianca Balti trionfalmente al sesto mese di gravidanza, ma da modelle accompagnate da allegri pargoletti e, dulcis in fundo, stampe coloratissime effetto asilo-couture.
Anche la nuova arrivata Vivetta, vista sfilare con il supporto di Giorgio Armani, sembrerebbe giocare (ad arte) con la moda, fra ricami protagonisti e un divertente effetto di mani colorate che, ancora una volta, riporta alla memoria i grafismi proposti da Elsa Schiaparelli e dai suoi abiti surrealisti: in questo caso con decori decisamente “alla mano”.

Sulla passerella di Salvatore Ferragamo, il colore si fa invece esplosivo. Lontane dagli eccessi di cupe nuance neutrali, le tonalità prendono posizione. Modulando una rivisitata geometria effetto Arlecchino che non accetta però di sostare soltanto fra rombi black&white… per virare verso accostamenti ginger&ciclamino (con tocchi giallo lemon) decisamente vitaminici. Tematiche “calde” anche per il talento di Marco De Vincenzo: che in quest’occasione torna a calibrare linee e colori accostati con meticolosa precisione (movimentando ancora una volta la frequenza un poco annoiata che, ormai da tempo, sintonizzava il popolo degli addetti ai lavori su piazza milanese). Tratteggi e palette effetto ologramma che lasciano il passo all’incedere elegantissimo di Giorgio Armani: volute di fumo o aurore boreali? Forse entrambe, declinate su un tessuto che accende luci sul nero, costruito per amplificare la linea sartoriale di giacche che modulano il nero con sapienti alternanze di texture a contrasto.

Effetti sfumati e dégradé che s’impongono anche sulla passerella di Roberto Cavalli: su una Lady Marion conquistata da ticchi di ellenica semplicità, nero e acquamarina si palleggiano un tessuto plissé accompagnati da aperture e spacchi sensuali. Ma dello stesso romanticismo si fregia anche DSquared2, nell’alterigia di classe napoleonica proclamata da abiti ariosi con casacche militaresche, pantaloni e marsine (smitizzate però da sandali con pon-pon).
Un richiamo al decoro estremo che non manca mai, ovviamente, fra le scelte di Etro: se i suoi lunghi abiti sembrerebbero esser fatti per la nightlife di chi non vuole scadere in ovvi trionfi di nudità&bling-bling (come conferma il noto tessuto cachemire in versione patchwork), sono macro-fantasie a intagliare con tocchi ben squadrati cappotti che, nella classica tonalità cammello, proprio non ci sanno stare. A proposito di cappotto: di Antonio Marras amiamo la fantasia, certo, ma il granato monocromo del suo doppiopetto con impennata di ruches total black non può che autoproclamarsi asso pigliatutto di molti fra gli aspetti citati finora: sensuale e un po’ maschile, colorato e austero, fantasioso ma dedito al rigore. E come in ogni gran finale che si rispetti, scendono le tenebre e tutto s’illumina di stelle, e non solo: è un’intera costellazioni a comporre gli aurei ricami tracciati fra trasparenze, cuissardes effetto seconda pelle e short da Emilio Pucci, nel più profondo velluto blu… notte, naturalmente.