Un bel ceffone alla crisi e alle brutte storie che ci accompagnano da anni. Dato con la mano piena, la manita. Tutte avanti, le italiane. Cinque passaggi del turno certificati da altrettante vittorie, alle quali bisogna aggiungere il successo tonificante della Juventus in Champions. Arriva dal campo la risposta più bella a mesi turbolenti, contrassegnati da manovre borderline di chi muove il calcio italiano, mancati controlli e risse verbali per la regia tv. Torino, Fiorentina, Roma, Inter e Napoli avanti in Europa League, la competizione che la Serie A ha snobbato troppo a lungo pur essendo quella ormai più adatta alla potenza economica di buona parte della compagnia tricolore. Sarebbe un errore imperdonabile fregarsi le mani: non si è ancora vinto niente e parliamo comunque degli ottavi di finale della seconda competizione europea (alle 13 i sorteggi, possibili i derby, tra le avversarie occhio a Zenit e Wolfsburg). Sarebbe altrettanto sbagliato non godersi la storica entrata a cavallo delle nostre, iniziando da Torino e Fiorentina.

Alla vigilia erano state catalogate come quelle destinate ad abbandonare il gruppo. Escono dai sedicesimi con i galloni delle protagoniste assolute. I granata, di cuore e di lotta, sono la prima squadra italiana a espugnare il San Mames, cattedrale laica dell’Athletic Bilbao, trascinati da Maxi Lopez in formato proporzionale al suo nome (tre gol in due partite, più di quanti ne ha segnati in sette mesi di campionato). A Ventura hanno venduto Cerci e Immobile: chi ci ha perso lo sta dicendo il campo. Montella, dipinto sempre come un tecnico dalla filosofia inglese, sbatte fuori il Tottenham, tra le squadre più accreditate e ricche del lotto ma un po’ posh nell’atteggiamento. Firenze si coccola il ritrovato Mario Gomez e gode per l’esplosione di Salah. I ricci dell’egiziano hanno già fatto dimenticare le trecce di Cuadrado.

Fa notizia, di questi tempi, anche la vittoria della Roma, puntuale a rispondere sul campo a un doppio confronto con il Feyenoord che verrà ricordato in primis per tutto il contorno di scontri e controlli. Con l’appendice di una sospensione di quindici minuti per il ripetuto lancio di oggetti in campo da parte dei tifosi olandesi. Gli imbecilli sono ovunque, negli stadi-ghetto italiani e nelle arene olandesi senza barriere. Sarà perfetto quando rimarranno fuori da entrambi. La testa con cui gli uomini di Garcia hanno risposto alla crisi di risultati e all’atmosfera frizzante del pre-partita fa ben sperare anche per il faccia a faccia con la Juventus. Chissà, magari da lunedì sera avrà di nuovo un senso l’uso della locuzione ‘lotta scudetto’.

Un significato inizia ad averlo anche la stagione dell’Inter, alla quarta vittoria consecutiva tra Serie A ed Europa League. I nerazzurri chiudono la pratica Celtic solo a tre minuti dalla fine ma la loro crescita è tangibile. La mano di Mancini si vede ancora solo in parte nel gioco, molto di più nella testa. Per informazioni, chiedere a Fredy Guarin: un altro giocatore, mai visto finora a San Siro. La sua voglia di riscatto è racchiusa nella potenza delle sassate che sgancia. Le carezze del nuovo tecnico si nascondono però anche nella voglia del colombiano di spremere i polmoni e di giocare con e per gli altri. Contro il Trabzonspor passeggia il Napoli, non a caso la squadra che sulla carta ha rosa e allenatore più calibrati per le campagne d’Europa. Quella principale si era arenata in una sera d’estate sul muro del San Mames, lo stesso infranto dal Torino. Facciamo ciao con la manita. Si è chiuso un piccolo cerchio.

Athletic Bilbao-Torino 2-3 (4-5): 16′ Quagliarella (rig), 41′ Iraloa, 46′ Maxi Lopez, 61′ De Marcos, 69′ Darmian
quagliarella 675
Il Torino fa la storia al San Mames, sconsacrando la cattedrale del tifo basco. Emozioni e rincorse come all’andata, ma questa volta i granata graffiano una volta di più ed evitano i supplementari. Apre Quagliarella su rigore, poi Gurpegi si fa male e l’Athletic cambia volto mettendo alle corde il Toro con Iraloa (gol bello, mezzo buco di Molinaro). Non c’è tempo per disperarsi: Darmian spedisce una palla al bacio in area che Maxi Lopez trasforma. L’argentino potrebbe colpire a morte in apertura di secondo tempo, ma non bissa. E nella gara a chi ci mette più cuore risponde, dopo il palo colpito da Williams, De Marcos imbeccato da una magata di Muniain. Darmian non ci sta e trova il piatto al volo che vale la qualificazione. I 2500 tifosi granata arrivati nei Paesi Baschi vivono in apnea per venti minuti. Poi esplode la festa.

Feyenoord-Roma 1-2 (2-3): 47′ pt Ljajic, 10′ st Manu, 12′ st Gervinho
roma 675

Più complicata e lunga di quanto previsto, ma comunque positiva. La sfida numero due al Feyenoord coincide con il ritorno alla vittoria della Roma, non senza qualche complicazione che non scioglie tutti i dubbi sulla condizione della squadra di Garcia, vulnerabile anche in superiorità numerica. Dopo due occasioni per Totti, tocca a Ljajic mettere la trasferta in discesa sul finire del primo tempo. Si accende il pubblico olandese, pronto ad esplodere quando l’arbitro esagera il colore del cartellino da mostrare a Te Vrede. I quindici minuti di sospensione che seguono il lancio di oggetti in campo freddano la Roma, bruciata da Manu dopo una frittatona in disimpegno con colpevoli multipli. Tremano ma non cadono i giallorossi, abili a rimettersi subito in sesto con la sgroppata di Torosidis chiusa da Gervinho. A quel punto è tutto più semplice ma non mancano svarioni e rischi. Ma il Feyenoord è ormai innocuo. La Roma può pensare alla Juventus.

Napoli-Trabzonspor 1-0 (5-0) 19′ De Guzman
napoli 675

Novanta minuti di pura formalità dopo il 4-0 dell’andata. Per Benitez il ritorno contro i turchi si trasforma in una buona occasione per dare spazio a chi ha giocato meno e far tirare il fiato agli inamovibili, anche in vista del campionato dove il Napoli sta cercando di mettere pressione alla Roma. Decide De Guzman, a quota quattro gol in Europa League, dopo un contropiede avviato da Higuain. Nella ripresa Callejon e Mertens i più attivi, ma il raddoppio non arriva.

Inter-Celtic 1-0 (4-3): 88’ Guarin
guarin 675
Il minimo indispensabile per il massimo possibile. Lo sapeva dalla vigilia, l’Inter, che la seconda parte del faccia a faccia con il Celtic sarebbe stata una partita ‘ragionata’ dopo il largo pareggio dell’andata. E così l’ha affrontata: riducendo i rischi e attaccando con ordine. Senza tuttavia farsi mancare qualche brivido, almeno nei primi venti minuti. Perché il Celtic, obbligato a vincere, spinge subito sulle fasce e lì la squadra di Mancini si fa spesso trovare scoperta. Con Hernanes che fatica a scivolare in fascia per aiutare D’Ambrosio in fase difensiva e l’ex granata impacciato contro la velocità di Matthews, gli scozzesi si rendono pericolosi in un paio di occasioni. Ci pensa Carrizo, sullo svarione peggiore del terzino, a metterci una pezza. Per il resto, c’è tanto fumo e poco arrosto. Nerazzurro. Soprattutto da quando gli scozzesi restano in dieci per due interventi rudi di van Dijk che valgono altrettanti gialli. Shaqiri diventa padrone della trequarti, spazia spesso da esterno per poi accentrarsi. Hernanes ci prova da fuori. Palacio è il solito mulino macina-chilometri e Icardi fa a sportellate. Ma l’Inter è spesso imprecisa in fase di conclusione e Gordon si esalta in un paio di occasioni. Così il match rimane vivo, con Medel e Guarin costretti a correre e spezzare i tentativi di assalto dei biancoverdi. Fino a quando – minuto 88 – il colombiano si conferma un giocatore nuovo, felice, ritrovato. Esplode la sua voglia in un destro micidiale dopo una progressione di Santon: botta tesa e precisa da fuori area che mette il biglietto degli ottavi nelle tasche di tutti i compagni. La strada meno complicata per raggiungere un posto in Champions resta percorribile.

Fiorentina-Tottenham 2-0 (3-1): 54’ Gomez, 81’ Salah
gomez 675

È questione di un attimo. Di grandi attaccanti che si ritrovano nelle notti europee. Quello della Fiorentina si chiama Mario Gomez e piomba sul Tottenham come il più classico dei giustizieri, ma si presenta in anticipo. Colpisce al calar della sera. Trasforma però in notte (fonda) le possibilità di qualificazione degli inglesi. Cinquantaquattresimo minuto: lancio per il tedesco, difesa da grande attaccante sul recupero di Fazio e Lloris battuto con un mancino preciso. Tanto basta per cambiare una partita che nei primi quarantacinque minuti aveva messo i brividi ai tifosi viola. Alla mezz’ora l’occasione più clamorosa sprecata dagli Spurs: contropiede due contro zero di Soldado e Chadli vanificato dall’intervento di Neto, portiere messo all’angolo per il mancato rinnovo ma decisivo per sbattere fuori il Tottenham, pericoloso a ripetizione sulle fasce. Piovono cross nell’area della Fiorentina, soprattutto dal lato di Lamela, attivissimo. L’ex giallorosso è il migliore dei suoi e mette alle corde la mediana di Montella, che perde Mati Fernandez e Basanta per infortunio. Ma dopo il vantaggio i viola salgono di tono, guidati da Badelj che confeziona l’assist (splendido) per Gomez e spesso si mette in proprio. Quando non è il croato a confezionare, ci pensano Joaquin e Salah a mirare verso Lloris. L’egiziano spreca un faccia a faccia con il portiere inglese che avrebbe annacquato il pathos dell’ultima mezz’ora di partita. Fa meglio, molto meglio, dieci minuti più tardi quando scherza Vertonghen, troppo leggero nel proteggere la palla per l’uscita di Lloris e impallina il portiere. Finisce praticamente lì. Resta il tempo per un gol annullato a Kane e per altri lampi di Salah, inarrestabile e capace di far dimenticare Cuadrado in tre settimane. Sembrava la sfida più difficile della cinquina. La Fiorentina, ora, se la ride.