Dopo la richiesta di fallimento, ora per il Parma Calcio arriva anche un’indagine penale per bancarotta fraudolenta. La Procura di Parma ha aperto un fascicolo sulla società emiliana, che dopo l’addio del presidente Tommaso Ghirardi sta precipitando in una crisi da cui difficilmente si riuscirà a trovare una via d’uscita. La notizia dell’indagine, anticipata dalla Gazzetta di Parma, è stata confermata dalla Procura, che nei giorni scorsi aveva presentato un’istanza di fallimento per il club sportivo. Per ora non ci sono nomi nel registro degli indagati, ma nel mirino ci sono amministratori ed ex amministratori che in questi anni hanno gestito la società, che ora si ritrova sulle spalle un debito netto di quasi 100 milioni. Sarà compito dei magistrati chiarire le responsabilità e approfondire i movimenti di denaro che in questi anni sono entrati e usciti dalle casse del club al seguito delle compravendite dei giocatori, e le voci di bilancio che dal 2007 al 2014 hanno visto crescere esponenzialmente il debito lordo societario da 16,1 milioni a 197,4 dell’ultima stagione.

Così come nel mirino sono anche gli ultimi passaggi di proprietà: da Ghirardi alla Dastraso Holding della cordata di Rezart Taci (che però non compare ufficialmente nei documenti di cessione), con presidenti Fabio Giordano ed Ermir Kodra, fino alla Mapi Group di Gianpietro Manenti, il patron rimasto solo al comando del Parma Calcio, con continue promesse di un risanamento che non si sono ancora concretizzate. Tutti giri di nomi che non hanno fatto altro che procrastinare l’agonia del club, che già da diversi mesi non paga dipendenti e calciatori.

L’ipotesi di bancarotta fraudolenta è il secondo passo della Procura nella vicenda del Parma Calcio. Il primo era stato chiedere il fallimento della società. Un atto di ufficio, allora, dovuto allo stato di insolvenza della società nei confronti dello Stato, con un debito tributario che nell’ultimo bilancio depositato ammonta a 16 milioni e 46mila euro. L’udienza è già fissata per il 19 marzo, ma gli inquirenti hanno già trovato gli estremi per ipotizzare il reato di bancarotta fraudolenta anche prima di arrivare al default.

Intanto in questi giorni la lista dei creditori che si sono accodati all’istanza di fallimento continua ad allungarsi e a Collecchio proseguono i pignoramenti, tanto che i primi beni sequestrati sono già stati messi all’asta e saranno venduti il prossimo 5 marzo. I giocatori hanno messo in mora la società, anche se proseguono gli allenamenti, in attesa di capire cosa sarà della squadra nelle prossime giornate, dopo che la partita con l’Udinese è stata rinviata perché non c’erano soldi per tenere aperto lo stadio Tardini. Manenti però si rifiuta di portare in libri in tribunale e anticipare il fallimento della società, garantendo che domenica prossima la trasferta a Genova sarà pagata.

Ma questo per il Parma potrebbe essere l’ultimo dei problemi, dato che si prospettano ben altri guai, visto anche alcuni particolari della gestione di Ghirardi emersi in un’intervista al Corriere dello sport dell’ex giocatore e oggi manager societario Sandro Melli, che ha raccontato di un prestito di 100mila euro fatto all’ex presidente qualche anno fa per pagare un premio promesso alla squadra. “Ci ha messo tre anni a ridarmeli e senza neanche un grazie – ha dichiarato – Ghirardi e Leonardi dicevano di fatturare 70-80 milioni, eppure in cassa non c’erano neanche 50 euro per fare benzina al furgone dei magazzinieri. E’ una storia che è cominciata nell’anno di Colomba, il 2011. Ci hanno tolto le carte carburante e dovevamo anticipare noi i soldi per la benzina. Ma farsi rimborsare diventava sempre più complicato”.