“Nel Paese c’è un forte bisogno di legalità”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto durante l’inaugurazione dei corsi della Scuola della magistratura a Scandicci. Arrivato a Firenze in FrecciArgento, si è spostato in tram nel luogo del convegno e ha pronunciato uno dei suoi primi discorsi pubblici. Il tema è stato la giustizia, dal ruolo delle toghe fino al bisogno di avere un’amministrazione sempre più efficiente.

“Il compito affidato dalla Costituzione ai magistrati”, ha detto Mattarella, “è un compito né di protagonista assoluto nel processo né di burocratico amministratore di giustizia. L’ordinamento della Repubblica esige che il magistrato sappia coniugare equità ed imparzialità, fornendo una risposta di giustizia tempestiva per essere efficace, assicurando effettività e qualità della giurisdizione”. E tal proposito il presidente della Repubblica ha ricordato le parole del giurista Piero Calamandrei: “Il pericolo maggiore che in una democrazia minaccia i giudici è quello dell’assuefazione, dell’indifferenza burocratica, dell’irresponsabilità anonima”.

A queste parole ha risposto a distanza il presidente del Senato Pietro Grasso: “Io sono un ex magistrato e penso di aver interpretato il ruolo senza essere né burocrate né protagonista. Alle volte il protagonismo viene da sé, per le cose importanti che fai”. I temi di giustizia e lotta alla corruzione erano stati anche al centro del discorso di insediamento del successore di Giorgio Napolitano davanti al Parlamento in seduta comune. “La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute”, aveva detto Mattarella in quell’occasione. “La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile”.

In quanto all’amministrazione della giustizia, il Capo dello Stato si è soffermato sulla necessità di velocizzare i tempi di intervento. “Servono delle strategie organizzative volte al recupero di efficienza, si tratta di un recupero necessario per rispondere efficacemente al bisogno di legalità fortemente avvertito nel Paese”. Mattarella ha poi parlato della formazione per i magistrati. “Al magistrato”, ha detto, “si richiede una costante tensione culturale che trova sì fondamento in studi e aggiornamenti continui, sempre più necessari nel contesto normativo in rapido movimento, ma si nutre anche di una profonda consapevolezza morale della terzietà della funzione giurisdizionale, basata sui principi dell’autonomia e dell’imparzialità”.

Mattarella ha poi detto di voler incontrare i giovani magistrati. “Come hanno fatto i miei predecessori, Ciampi e Napolitano, ho in programma di incontrarli alla fine del loro tirocinio”. In particolare il presidente si è soffermato sull’avvio delle attività di formazione per i magistrati che aspirano a ricoprire incarichi direttivi. “Sovrintendere ad un ufficio giudiziario richiede, oltre alle capacità professionali, competenze organizzative e attitudini relazionali. Esse devono essere promosse e sviluppate in stretto coordinamento con il Consiglio Superiore, cui è demandata la scelta dei dirigenti”.