Mentre all’Eurogruppo andava in scena la rottura tra l’Europa e la Grecia con il giallo della bozza di accordo (mai raggiunto) pubblicata dal Financial Times e la frase incriminata – “un’estensione del memorandum” – che avrebbe bloccato il comunicato congiunto, ad Atene è stata di nuovo la piazza il baricentro della protesta. Cittadini, lavoratori, pensionati e studenti sono scesi in platia Syntagma per la seconda volta in cinque giorni contro l’austerità e un “medico che sta ammazzando il malato ellenico”. Quindicimila manifestanti hanno sfidato il freddo pungente ateniese (dove nevica da tre giorni con scuole chiuse e strade bloccate) per dire sì alla sovranità nazionale e rivendicare il proprio potere democratico. “Abbiamo votato Tsipras per uscire dal memorandum – dice una pensionata – perché il governo dovrebbe fare marcia indietro?”. In precedenza si erano radunati all’esterno della storica sede in Agia Paraskevi della tv di stato Ert in attesa della tanto agognata riforma del sistema radiotelevisivo annunciata da Syriza.

Nelle stesse ore il corteo di protesta anti troika è stato replicato nelle principali città greche: Patrasso, Salonicco, Iraklio, Lamia. Sempre scandito dagli slogan “non facciamo passi indietro, non ci fermeremo ma vinceremo”. Anche l’Italia si è mossa per l’emergenza greca. Una manifestazione si è svolta ieri a Catania e un’altra è in programma a Roma il prossimo 14 febbraio con partenza da Piazza Indipendenza.

Ma se Atene e Roma si ritrovano “gemellate” in piazza, ecco che lo sguardo dei greci si sposta sempre più a est, verso quella Russia dove ieri è stato in visita il ministro degli esteri Nikos Kotzias ricevuto dall’omologo Serghei Lavrov. Al centro dell’incontro il triangolo Mosca-Pechino-Atene: se le prime due hanno cementato già la loro alleanza con il mega accordo trentennale per la fornitura di gas, ecco che se Pechino conducesse in porto la privatizzazione dell’hub container del Pireo e se Mosca facesse la stessa mossa a tenaglia sulle ferrovie greche, si realizzerebbe un fronte greco orientale nei fatti alternativo a quello fin qui osservato con Berlino e Bruxelles. Con la possibilità per Alexis Tsipras e il suo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis di accedere a una linea di credito alternativa alla troika.

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