A Sanremo va in onda la famiglia perfetta: sedici figli nati da un uomo e una donna, un padre e una madre, un marito e una moglie, come terrebbe a precisare il buon Calderoli.

Una famiglia normale, secondo gli autori del Festival; eccezionale, secondo l’andamento consueto di un determinato processo del progredire, che una società porta sempre con sé. Eccezionale perché secondo dati Istat, assieme alla Spagna, l’Italia è il Paese in cui nascono meno bambini. E le ragioni sono molteplici; dal fatto che si sposti sempre più in avanti il momento di mettere al mondo un figlio, alla crisi economica che spesso non consente nemmeno di progettare una vita a due.

Ma questo, per gli autori della kermesse canora, è un dato del tutto irrilevante. Quello andato in onda ieri sera è sembrato più il copione adatto a una televisione di proprietà della Conferenza Episcopale Italiana. Al conduttore che con una domanda retorica chiedeva “e tutti questi figli?”, papà Aurelio rispondeva “E’ grazie allo Spirito Santo”. E alla domanda come si possa gestire, vista la crisi, una famiglia così numerosa, sempre Aurelio rispondeva: “Semplice non è, ma c’è la Provvidenza”.

Certo la fede è una grande risorsa se con la Provvidenza si riesce a riempire di cibo tanti piatti ogni giorno. Ma qui vorrei riportare una storia diversa, un’altra genitorialità, certo meno idilliaca ma più in linea con i tempi che viviamo, a dispetto di chi vuole vedere il bicchiere mezzo pieno. O il piatto, fate voi.

Una sentenza del tribunale civile di Bologna ha accolto il ricorso di una donna cinquantenne, e i giudici hanno ordinato al policlinico di Sant’Orsola di impiantarle gli embrioni che nel 1996 – prima quindi della legge40, dopo vari tentativi di una fecondazione assistita non andati a buon fine – aveva con il marito crioconservati. La notizia è che, nel frattempo, il marito della ricorrente è deceduto. Si tratterebbe per la prima volta di una fecondazione assistita post-mortem.

Esistono tanti modi di essere genitori, e certo la sentenza ha un po’ sorpreso anche la signora del ricorso che a caldo ha dichiarato che, vista la sua non più giovane età, valuterà il da farsi col suo avvocato e i medici.

Tornando a Sanremo, qualcuno ha detto che Conti porta al Festival quello che passa il convento. Almeno per quanto riguarda la prima serata, nessuna metafora fu più azzeccata.