Sono stati soccorsi dalle motovedette delle Capitanerie vicino a Lampedusa. Ma in ventinove – tutti uomini – sono morti per ipotermia, come confermato dal direttore sanitario della Guardia medica dell’isola, Piero Bartolo. Un barcone con 105 migranti a bordo è stato avvistato nella notte alla deriva nelle acque libiche ed è stato soccorso nel canale di Sicilia dalla Guardia Costiera. Le condizioni proibitive del mare – forza 8, con onde alte anche fino a nove metri – hanno reso particolarmente difficile il salvataggio, rallentando il rientro a Lampedusa.

“È terribile – ha detto il direttore sanitario Pietro Bartolo – tra loro ci sono tanti giovani. Sono tutti bagnati, sono morti di freddo“. Una delle vittime ha il cranio fracassato. Il cadavere è stato sistemato alla banchina del molo Favaloro a Lampedusa, insieme con gli altri 28 corpi senza vita di migranti morti per il freddo dopo il soccorso dei mezzi della Guardia costiera. Non si esclude che l’uomo si sia fracassato il cranio cadendo oppure litigando con gli altri profughi per tentare di entrate nel gavone del barcone per stare al caldo. I 29 cadaveri recuperati verranno sistemati nella vecchia aerostazione in attesa dell’ispezione e non potranno essere trasferiti prima di mercoledì con la nave. E’ previsto invece per stasera l’arrivo dell’altra motovedetta con a bordo i superstiti. “Non ci risulta che ci siano altri cadaveri al momento – dice Bartolo – Speriamo che la conta dei morti si fermi qui. Non vorrei si ripetesse un’altra strage del 3 ottobre 2013″.

La richiesta di aiuto – Era arrivata da un telefono satellitare nel pomeriggio alla centrale operativa delle Capitanerie di Porto di Roma. Ricevuto l’Sos, sul posto sono stati immediatamente dirottati due mercantili che si trovavano in zona, il Bourbon/Argos e il Saint Rock, e contemporaneamente sono partite da Lampedusa due motovedette, la Cp 302 d la Cp 305. Arrivate sul posto attorno alle 22 di ieri sera, hanno completato il trasbordo dei migranti in piena notte e ripreso la rotta verso Lampedusa.

Il sindaco: “Siamo tornati a prima di Mare Nostrum” – Il sindaco dell’isola, Giusi Nicolini, a fronte dell’ennesima strage in mare, ha annunciato che andrà al più presto al Viminale “per sapere come dobbiamo organizzarci in vista dell’arrivo della primavera”. Ha inoltre ricordato il naufragio del 3 ottobre 2013, la più grande tragedia del Mediterraneo dalla fine della Secondo conflitto mondiale, dove sono morte in mare 366 persone a poche miglia dall’Isola dei conigli. “I 366 morti di Lampedusa non sono serviti a niente, le parole del Papa non sono servite a niente, siamo tornati a prima di Mare Nostrum“, l’operazione avviata dal governo il 18 ottobre 2013 e che è terminata il 1 novembre, giorno in cui è stato sostituito da Triton, l’iniziativa di controllo alla quale partecipano 20 Paesi europei. “E’ la prova che Triton non è Mare Nostrum – ha concluso Nicolini – Siamo tornati indietro”.

Stessa posizione di Bartolo: con la fine dell’iniziativa del governo, dice, “siamo tornati a contare i morti in mare. Questa tragedia si poteva evitare”. Secondo il direttore sanitario “sarebbe bastato che li andassero a prendere con le navi militari e non coi gommoni o le motovedette in mare aperto con questo gelo e con questo maltempo“. Si schierano contro l’inefficacia di Triton anche Carlotta Sami, portavoce Unhcr Sud Europa (“#lampedusa stillicidio, altri morti. L’abbiamo già detto: Triton non è sufficiente. Procedure Sar (search and rescue, ndr) di Mare Nostrum non esistono più”, scrive su Twitter) e il leader della Lega Nord Matteo Salvini che ha detto: “Da domani a Strasburgo chiederò a Junker di sospendere Triton, operazione inutile e di morte. Così come è dannoso il ministro dell’interno italiano Angelino Alfano al quale resta solo una cosa da fare: dimettersi”.