Niente elezioni presidenziali in Nigeria, almeno per il momento. La commissione elettorale del Paese ha deciso che se ne riparlerà il 28 marzo, un mese e mezzo dopo i programmi (si doveva votare il 14 febbraio, ndr). Tutta colpa dell’avanzata del gruppo terroristico di Boko Haram che, negli ultimi mesi, ha conquistato una vasta area nel nord-est del Paese, sconfinando anche in Camerun e istituendo, di fatto, un emirato islamico.

Un’avanzata, quella dei miliziani guidati da Abubakar Shekau, che non intende arrestarsi e che ha l’obiettivo di allargare l’influenza dei terroristi nel Paese, seguendo l’esempio dello Stato Islamico di Abu Bakr al-Baghdadi in Siria e Iraq. In molti casi, i terroristi nigeriani hanno costretto alla ritirata l’esercito regolare di Abuja, creando non poco imbarazzo al presidente Goodluck Jonathan che ha dovuto portare avanti la sua campagna elettorale mentre il movimento jihadista mangiava terreni e villaggi nel nord-est, uccidendo, riporta il Guardian, circa 10mila persone nel solo 2014.

Nelle ultime settimane, gli uomini del gruppo terroristico hanno tentato di conquistare la capitale dello Stato di Borno, Maiduguri, ma hanno subito una delle rare sconfitte da parte dell’esercito regolare, perdendo anche 200 miliziani durante gli scontri. Una débâcle che, però, non ha fermato i fedeli all’emirato che hanno saccheggiato la vicina città di Adamawa: gli abitanti sopravvissuti sono fuggiti nella foresta e hanno raccontato di miliziani che sono entrati nei centri abitati a colpi di mitra, lanciando bombe a mano e che hanno iniziato a “sgozzare come agnelli donne e bambini”.

Gli uomini di Shekau hanno terrorizzato i villaggi del nord-est con rapimenti e attacchi kamikaze che hanno visto protagonisti bambini di appena dieci anni. È il caso, ad esempio, dell’attentato a Potsikum: i miliziani nigeriani hanno imbottito di esplosivo due bambine di dieci anni e le hanno fatte saltare in aria nel mercato locale, uccidendo tre persone.

Boko Haram è riuscito a conquistare un’influenza che, adesso, non permette al Paese di portare avanti le operazioni di voto in maniera democratica. Circa 19 milioni di persone, su 70 milioni di aventi diritto, non sono riuscite a ritirare la propria scheda elettorale e, quindi, non potranno presentarsi a seggi che, nei villaggi e nelle città conquistate dagli uomini di Shekau, non sono presenti.

Da qui la decisione: nessun voto fino a quando le forze internazionali non avranno riconquistato i territori in mano a Boko Haram, ristabilendo l’autorità statale. Nuovo aggiornamento al 28 marzo, quando, sperano le istituzioni nigeriane, le forze armate avranno sconfitto il gruppo terroristico. Non è, però, la prima volta che la Nigeria è costretta a rimandare le elezioni: già nel 2011, a una sola settimana dal voto, l’apertura dei seggi è stata rimandata per ben due volte.

Twitter: @GianniRosini