Ottanta persone, tra cui 50 bambini tra i 10 e i 15 anni, sono stati presi in ostaggio in Camerun in un attacco attribuito a Boko Haram. Lo riferisce il sito Itv News. Secondo un portavoce del governo camerunense nell’attacco sarebbe state uccise anche tre persone.  “Secondo le nostre informazioni, circa 30 adulti, la maggior parte dei quali pastori, e 50 bambine e bambini tra i 10 e i 15 anni sono stati rapiti”, ha detto a Reuters un alto funzionario dell’esercito dispiegato nel nord del Camerun.

Un sequestro ad opera degli stessi miliziani che lo scorso aprile si resero responsabili del rapimento di circa 200 liceali nigeriane con la minaccia di venderle come schiave dopo averle costrette a convertirsi all’Islam. Un sequestro che destò sconcerto a livello internazionale con numerose organizzazioni internazionali e leader mondiali scesi in campo per chiederne l’immediata liberazione. Nelle stesse ore nel nord-est della Nigeria un nuovo attentato kamikaze – al momento non ancora rivendicato – colpiva la città di Potiskum con un bilancio di almeno quattro morti e 35 persone ferite.

Il rapimento di massa in Camerun – stando a quanto ha riferito il sito itv news – si è verificato nel villaggio di Mabass nel nord del Paese. Secondo un portavoce del governo di Yaoundè nell’attacco sarebbe state uccise anche tre persone. Il ministro dell’Informazione Issa Tchiroma Bakary ha precisato che gli assalitori dopo avere attaccato il villaggio hanno distrutto 80 abitazioni e sequestrato gli abitanti. Intanto in mattinata è giunto in Camerun un contingente militare proveniente dal Ciad. L’azione concordata con l’esercito di Yaoundè mira a respingere l’offensiva dei guerriglieri islamisti che da anni terrorizzano queste regioni portando avanti una vera e propria azione di guerriglia contro le chiese, le autorità militari e di polizia e le popolazioni locali. Due giorni fa Amnesty International aveva documentato la follia omicida dei fondamentalisti diffondendo le foto satellitari delle città di Baga e Doron Baga, dove la scorsa settimana erano stati massacrati almeno 2.000 civili.

Si tratta di un “conflitto brutale” – ha denunciato l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) – che da mesi costringe migliaia di nigeriani a rifugiarsi nei Paesi limitrofi. E venerdì scorso la stessa agenzia Onu ha espresso forte preoccupazione per i rimpatri dal Niger alla Nigeria di centinaia di rifugiati. Rimpatri avvenuti il 14 gennaio nel contesto di un’operazione congiunta organizzata dal governatore dello Stato di Borno in Nigeria e dalle autorità in Niger. Considerate le condizioni di insicurezza presenti nello Stato di Borno e i recenti attacchi dei ribelli, l’Unhcr ha espresso “preoccupazione per la natura di questi ritorni e ha chiesto alle autorità di fermare l’operazione fino a quando non vi saranno garanzie adeguate e un accordo giuridico condiviso tra Nigeria, Niger e l’agenzia Onu per i rifugiati”.