La montagna è un mistero. Certo, di lei si sa che con ogni probabilità andrà da Maometto se lui non si fa vedere, ma per il resto buio fitto. Per questo l’idea di esentare dal pagamento dell’Imu i terreni situati nei comuni montani o “quasi montani” (e qui la faccenda già si fa più scivolosa) non poteva che creare il casino cui si assiste in questi giorni.

Breve riassunto. I terreni agricoli l’Ici non la pagavano, poi arrivò il governo Monti con la sua manovra curiosamente detta Salva Italia e stangò pure gli agricoltori, Enrico Letta provò a sgravarne alcuni, ma senza esagerare visto che i conti pubblici eccetera. Ora siamo a Renzi, che ha deciso di non far pagare l’Imu sui terreni che stanno in montagna. All’inizio aveva optato per un criterio altimetrico: niente imposta sopra i 600 metri sul livello del mare (s.l.m.), imposta ridotta tra i 281 e i 599 metri. Poi, nel Consiglio dei ministri del 24 gennaio, ci ha ripensato: esenzione totale nei comuni montani e pure in quelli parzialmente montani però solo se il proprietario è un agricoltore. 

Chi decide com’è un Comune? Una tabella Istat: T (montano), P (così e così), NM (non montano). E qui cominciano i problemi. Le lettere, infatti, a dare un’occhiata distratta sono attribuite un po’ come viene. Il deputato pugliese del Pd Dario Ginefra non si capacita: “Sanmichele di Bari sta a 280 metri e l’Istat lo classifica NM, però molti altri comuni pugliesi e dell’area barese, con altezze inferiori, sono invece P, cioè quasi montani”.

E ancora: “Alberobello e Locorotondo sono alti rispettivamente 428 e 410 metri s.l.m. però sono NM, non montani, mentre altri situati a 280 metri come Sanmichele sono classificati T, cioè totalmente montani”. E via di elenco: “Cavazzo Carnico (UD), Cerreto Castello (BI), Cessole (AT), Claino con Osteno (CO), Paulilatino (OR), Pigna (IM), Porto Ceresio (VA)”. Alla stessa altezza però, insiste Ginefra, “c’è pure Mondavio, nelle Marche, che è parzialmente montano”.

La situazione è davvero complicata. Anche perché le nuove regole valgono spesso anche per il 2014: cioè se uno l’anno scorso era esente, ora potrebbe non esserlo più e dunque deve pagare anche i 12 mesi in cui s’era salvato. Spulciando sulla stampa locale, per dire, si scoprono i casi di Montecchia di Crosara e Roncà, vicino Verona: “Fino al 22 novembre erano montani, il 23 hanno perso la montanità e l’altra sera le hanno detto addio definitivamente” (L’Arena). Poi c’è il caso Liguria: nella provincia di Imperia “il decreto assoggetta al pagamento alcuni comuni che non hanno mai pagato l’Imu (Soldano, San Biagio della Cima, Vallebona per esempio) ma introduce l’esenzione per i coltivatori diretti e per gli imprenditori agricoli in due comuni come Taggia e Sanremo, sia per il 2014 che per il 2015, che hanno sempre pagato e lo hanno già fatto per il 2014” (Il Secolo XIX).

La situazione più o meno si presenta in tutta Italia: in Puglia cittadine all’ingrosso marine come Mattinata, Peschici e Vieste (tutte situate a meno di 100 metri sul livello del mare) sono classificati T, cioè totalmente montani, mentre nella vicina Basilicata il comune di Matera, che sta a 400 metri s.l.m., è NM, non montano.

I nuovi criteri, almeno, hanno il merito di aver tranquillizzato il sindaco di Fivizzano, Paolo Grassi del Pd, già giustamente preoccupato di amministrare la patria natale di Denis Verdini e Sandro Bondi: quando erano in vigore i criteri altimetrici, il buon Grassi stava per spostare la sede del Comune nella frazione più alta, Sassalbo (860 metri s.l.m.), per non pagare l’Imu sui terreni. Ora, però, Fivizzano è tornato comune montano e si può tirare un sospiro di sollievo. Mai come a Roma: i sette colli, secondo la tabella Istat, fanno della capitale un comune P, parzialmente montano. Come detto, la montagna è un mistero.

da il Fatto Quotidiano del 4 febbraio 2015