Ha scritto uno dei libri più amati al mondo, ne ha vendute 40 milioni di copie, e dopo 55 anni di autoisolamento pubblicherà un secondo romanzo. Parliamo di Harper Lee, autrice nel 1960 di Il Buio oltre la siepe: un successo editoriale planetario che ha per tema l’ingiustizia sociale e razziale negli Stati Uniti degli anni trenta, che ha però portato la sua autrice (classe 1926) ad un riserbo totale su di lei, il suo lavoro e le sue opinioni in merito a qualsiasi aspetto del quotidiano. Un mutismo alla J.D. Salinger ora smorzato all’età di 89 anni con la pubblicazione, nel luglio 2015 di Go set a watchman.

La Lee, oramai profondamente sorda e quasi completamente cieca, vive in una struttura assistita per anziani a Monroeville, una piccola cittadina dell’Alabama, dove ha trascorso molte estati con il suo amico Truman Capote che, come leggenda vuole, spinse la Lee a scrivere il suo primo romanzo. L’accordo di pubblicare Go Set Watchman è stato negoziato tra l’editore americano HarperCollins e l’avvocato di Harper Lee, Tonja Carter. Quest’ultima, in rapporti molto stretti con la scrittrice da decenni, si dice che abbia scoperto il manoscritto originale del nuovo libro della sua cliente appena tre mesi fa.

Go set a wachtman è stato scritto dalla Lee a metà degli anni 1950, ancor prima de Il Buio oltre la siepe. 304 pagine di lunghezza, il nuovo romanzo si svolge 20 anni dopo la dimensione temporale del primo celebre manoscritto – gli anni trenta – ma nella stessa città immaginaria, Maycomb, Alabama, con Jean Louise Finch, detta Scout, eroina bambina che torna a visitare il padre Atticus, l’avvocato che tenta di salvare un nero innocente accusato dello stupro di una ragazza bianca. Il romanzo pare approfondirà le tensioni razziali negli stati del Sud negli anni cinquanta e il complesso rapporto tra padre e figlia. Si tratta in pratica della continuazione della stessa storia del primo fortunato libro della Lee, con temi e personaggi che si sovrappongono. Solo che l’89enne autrice abbandonò il manoscritto dopo che il suo editore, affascinato dai flashback dell’infanzia di Scout, le chiese di scrivere un nuovo libro dal punto di vista della giovane protagonista e di impostarlo nel periodo della sua infanzia.

Un milione di copie – il ritmo di vendita tenuto da Il Buio… – dal 1960 ad oggi, traduzione in 40 lingue, un premio Pulitzer alla Lee, e con una trasposizione cinematografica popolarissima diretta nel 1962 da Robert Mulligan con tre premi Oscar vinti, tra cui quello per Gregory Peck, nei panni di un indimenticabile avvocato Finch. Il Buio oltre la siepe (in originale To Kill a Mockingbird) è diventato nel tempo il simbolo della lotta per i diritti civili negli Stati Uniti, finendo per essere adottato nelle scuole come traccia letteraria in cui si evidenziano i pregiudizi razziali contro i neri.

L’aspetto curioso di tutta la vicenda biografica e pubblica della Lee (alcuni anni fa è uscita una sua biografia che secondo l’autrice Marja Mills era autorizzata ma che alla fine non fu tale ndr) è che la scrittrice non ha mai voluto rilasciare dichiarazioni in merito al suo libro e soprattutto ha sempre fatto sapere tramite legali e conoscenti che non avrebbe mai più voluto scrivere altri romanzi. “Non mi sottoporrei di nuovo per tutto l’oro del mondo  alle pressione e alla pubblicità arrivate dopo Il Buio”, spiegò un’amica della donna sul Corriere della Sera alcuni anni fa. L’evento letterario del 2015 è comunque servito.