Per qualcuno è uno scherzo, ma il diretto interessato ci crede. Eccome se ci crede. Giancarlo Magalli, infatti, non ha nessuna intenzione di ritirare una sua eventuale candidatura al Quirinale. La campagna mediatica che il suo nome ha innescato con le Quirinarie del Fatto sta avendo effetti inaspettati. “Mi ha chiamato anche un giornalista de Il Fatto – ha scritto il conduttore televisivo sul suo profilo Facebook – Ha scherzosamente cercato di farmi dire due cose: la prima è che sarei pronto a ritirarmi dal ballottaggio, poi che i miei voti se li potrebbe prendere Rodotà che a me è persona che non dispiace. Ecco, io ho detto di no ad entrambe le proposte, perché sarebbe stato prendere in giro le migliaia di persone che hanno sostenuto questa pazza idea, pur sapendo tutte perfettamente che si tratta solo di un gesto simbolico.Quindi, se domattina doveste leggere sui giornali che mi ritiro dal ballottaggio o che regalo i miei voti, non credeteci!”

La chiamata del Fatto, in realtà, non aveva l’obiettivo di far cambiare idea al volto della Rai, ma di raccogliere le sue impressioni riguardo al risultato ottenuto. Proprio durante quella telefonata, Magalli ha confessato: “Decidessi io voterei per Stefano Rodotà“. Ma poi continua: “Dovrebbero chiedersi gli altri perché i lettori del Fatto hanno scelto me. So che alcuni lo fanno per provocazione, ma tanti voti mi arrivano come attestato di stima, perché sono una persona perbene e, probabilmente, quando si parla di questa politica la parola perbene è più unica che rara. Probabile che non ne possano più”.

Se al primo turno Magalli aveva ottenuto “soltanto” 1.867 voti, contro i 17.367 di Rodotà, la campagna mediatica ha ribaltato il risultato: il volto della Rai sta battendo la concorrenza con oltre 17mila voti, seguito dal giurista a 6mila voti di distanza. Nell’intervista rilasciata a ilfattoquotidiano.it, Magalli aveva avvertito che “al Quirinale mi farò i fatti vostri“. “Io sono stato scelto da tanti amici del web come volto di questa insurrezione sorridente, come ho voluto chiamarla – ha continuato nel post – ma avrebbero potuto scegliere molti altri volti al posto del mio e la protesta sarebbe stata egualmente efficace, perché la faccia da mettere è, sì, importante, ma quelle che contano sono le facce da togliere. La mia faccia è e resta a disposizione di chi vuole usarla per esprimere il suo sdegno, la sua indignazione, ma soprattutto la sua speranza“.