Ho avuto modo di leggere la seconda proposta di legge della riforma sanitaria della Regione Lombardia dopo che la prima era stata bloccata per vizi di forma.
Da cittadino lombardo ma soprattutto da medico sono rimasto basito. Cerchiamo di commentarla con ordine nelle parti salienti.

All’art. 6 comincia il lungo elenco di nuovi “prodotti” amministrativi colmi di direttori, vicedirettori ed organi di controllo che non controllano con la nuova Agenzia Tutela della Salute (Ats).

All’art. 7 vengono costituite le Aziende Integrate per la Salute e l’Assistenza (Aisa) che nel caso dovessero cominciare finalmente a far risparmiare il cittadino possono al punto 8: “I risparmi economici rimarranno disponibili per le Aisa che li hanno generati per investimenti finalizzati al miglioramento qualitativo dell’offerta sanitaria. Una somma non inferiore al 50% di tale cifra sarà ridistribuita tra gli operatori sanitari e non sanitari”. Ma come, se risparmiano soldi dei cittadini devono tenerseli o redistribuirli ai sanitari?

All’art. 9 si legge: “L’assistenza primaria viene erogata dai medici di medicina generale, dai pediatri di libera scelta e dai medici della continuità assistenziale in coerenza con gli indirizzi dati dall’Ats”. Assolutamente lodevole ma prima bisogna convincere i medici di base che devono tornare a fare i medici e prima ancora bisogna cancellare la burocrazia. Cosa ne pensano i medici e le loro associazioni? Hanno voglia o va bene così?

All’art. 10 viene istituita una nuova Agenzia del servizio socio sanitario regionale di cui non si capisce come sia organizzata, chi fa cosa, come e perché. Valutare invece un vero e proprio sistema di controllo sui pazienti come dico da anni?

All’art 14 viene costituita l’Agenzia per la promozione del sistema socio-sanitario lombardo “Al fine di garantire lo sviluppo del sistema sanitario regionale apporto finanziario proveniente da prestazioni erogate a cittadini beneficiari di fondi integrativi, mutue e cittadini provenienti da Paesi esteri”. Al punto 5 ancora si fa riferimento al mancato risparmio effettivo visto che ancora una volta “gli introiti saranno destinati”.

All’art. 18 istituzione di un’altra Agenzia Regionale per la Specialistica Ambulatoriale Convenzionata (Arsac).

All’art.25 si parla ancora della carta regionale dei servizi inutilizzabile perché il sistema è già vecchio: “Al fine di dare attuazione alle disposizioni nazionali in materia di monitoraggio della spesa nel settore sanitario e di appropriatezza delle prestazioni, gli erogatori sono tenuti ad aderire al sistema”. Ma se Lombardia Informatica, società della Regione Lombardia, ha detto che History Health è “una bella rivoluzione” non è il caso di prenderlo in considerazione come nuovo sistema? O in questa era tecnologica non ci sono collegamenti fra la Regione e la sua mandataria?

All’art. 29 viene costituito il Consorzio lombardo dei farmaci, delle protesi, dei presidi e dei dispositivi medico chirurgici, servizio farmaceutico lombardo e direttive sugli acquisti. Ma in Italia non c’è già l’Aifa? Verrebbe a contrapporsi in modo positivo forse ma sicuramente risulterebbe un doppione con costi aggiuntivi. A meno che continuiamo a pensare che la sanità lombarda di formigoniana memoria debba imporsi su quella nazionale anche a costi raddoppiati.

All’art. 30 viene aggiunto un assessorato al welfare.

Interessante il Capo IV che fa una lunga e dettagliata disamina sul diabete. Saprà la Giunta che mentre scriveva nelle farmacie del territorio italiano, quindi anche lombardo, si vende un antidiabetico orale molto pericoloso e ritirato dal mercato in diversi stati mondiali? Dilettanti.

All’art. 67 viene istituito il Comitato tecnico-scientifico per la politica del farmaco. Riuscirà a risolvere ad esempio il caso Avastin-Lucentis che ci fa spendere 50 milioni di euro al mese inutilmente? Riuscirà a non far invadere ospedali pubblici con terapie come Stamina i cui operatori sembra abbiano chiesto il patteggiamento a Guariniello dopo aver preso in giro centinaia di pazienti ed essersi insediati in uno degli ospedali regionali più titolati?

Molto interessante è la Relazione tecnico finanziaria alla delibera X/2983 del 23.12.2014, quella con vizi di forma, in cui si ipotizza che “la crescita delle prestazioni da erogare, dovuta principalmente alla crescita delle patologie croniche, deve essere conseguita applicando rigorosamente le metodologie di appropriatezza della domanda, di efficienza dell’offerta e di efficacia”. In realtà il risparmio non si ottiene riducendo i ricoveri di pazienti da non operare o operati inutilmente (vedi Santa Rita) o riducendo le prestazioni utili alla medicina difensiva e non alla salute del paziente, ma tagliando strutture sanitarie di diversa estrazione con un risparmio previsto di circa 220 milioni di euro, oltre quelle “ancora da quantificare”, briciole su una spesa annua di 17 miliardi di euro.

Io invece propongo una riforma non lombarda ma nazionale che semplifichi ed unifichi l’Italia con un sistema di controllo serio associato al controllo indiretto del cittadino che gestisce i propri dati sanitari in autonomia.

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