Dopo l’ennesimo incontro ravvicinato con Berlusconi e Verdini, a due giorni dall’anniversario del patto del Nazareno, Renzi ha ribadito che per la legge elettorale sono decisivi il premio alla lista e il ballottaggio che, ha aggiunto non a caso, nel 2013 avrebbero consentito a Bersani di governare.

Nel pomeriggio a palazzo Grazioli Berlusconi ha riunito i suoi per tentare di soffocare i consistenti malumori dei fittiani, che non vogliono essere succubi all’accordo con Renzi, con tre imperativi categorici: bisogna mantenere assolutamente fede al patto del Nazareno; l’impianto dell’Italicum deve rimanere quello attuale; c’è accordo anche sul premio alla lista. E ha annunciato l’imminente incontro con Renzi sul “Quirinale” per martedì prossimo, avallando la smentita recisa e semicomica di Guerini sul fatto che il Colle sia stato sfiorato nell’ora di faccia a faccia.

In questo tracciato senza possibilità di deviazioni, come ha ricordato con un “adeguatevi” ai 29 senatori Dem che hanno firmato contro l’impianto blindato e onnicomprensivo del maxi-emendamento Esposito Maria Elena Boschi, stanno il percorso ed il progetto di Matteo Renzi che ormai sembra volere un regolamento di conti nel Pd con quella minoranza divenuta “partito nel partito”. Tanto più al Senato dove, contrariamente a quanto previsto dal vice segretario del Pd Lorenzo Guerini, il voto dei dissidenti Dem (ma bisogna vedere quanti saranno veramente) si salderà come è fisiologico ed auspicabile con l’opposizione in primis quella del M5S a cui circa 48 ore fa, con la consolidata divisione dei ruoli, Deborah Serracchiani aveva inviato un formale invito per votare con la maggioranza il premio alla lista.

D’altronde che la rappresentanza come il rispetto delle regole e della legalità per Matteo Renzi siano agevolmente sacrificabili al “risultato” è emerso in modo in modo ostentato nella “risoluzione” delle scandalose primarie in Liguria. E l’avere delegittimato definitivamente ed  irreversibilmente uno strumento di partecipazione democratica, prezioso in un recente passato per il Pd anche in termini di consenso, se da un lato dà la misura dell’arrogante disinvoltura e della miopia politica del segretario-premier dall’altro aggrava ulteriormente gli effetti nefasti dell’Italicum.

Dopo il rovinoso bilancio ligure e l’irrisione ed il disprezzo per la sana partecipazione democratica con cui Renzi ha liquidato le contestazioni alla “vittoria” dei suoi,  inquinata da tali irregolarità ed infiltrazioni da essere al vaglio delle procure e dell’antimafia, sarà impossibile tacitare i critici dell’Italicum con la rivendicazione delle primarie come garanzia di scelta democratica per gli elettori (del Pd), a prescindere dalla legge elettorale.

La Liguria e la porta sbattuta da Cofferati avranno probabilmente effetti collaterali anche sulla partita del Quirinale, come è stato sottolineato da molti, ma in primo luogo rendono ulteriormente evidente il deficit impressionante di cultura democratica del capo del  governo che è anche segretario del maggior partito di “centrosinistra”.

A questo punto è evidente che l’Italicum blindato dal maxi-emendamento Esposito garantisce una quota di nominati variabile a seconda del numero delle candidature plurime, ma preponderante o semi-esclusiva per i partiti medio-piccoli: esattamente secondo le pretese di Berlusconi.

Ed è altrettanto scontato che, in mancanza di primarie disciplinate per legge altamente improbabili per la strenua opposizione di FI e per i costi aggiuntivi, nessuno potrà sostenere in buona fede che almeno in casa Pd la possibilità di scegliere è comunque garantita con il grande bagno democratico delle primarie. Vale solo la pena di aggiungere che anche per quanto riguarda l’introduzione del premio alla lista, piuttosto che alla coalizione, il “grande sacrificio” di Berlusconi, si può sempre ovviare costruendo mega-listoni elettorali raccogli-tutto già ampiamente sperimentati.

Cari cittadini, il catalogo delle novità con cui esercitare il nostro diritto all’elettorato attivo secondo l’Italicum è questo, e se consideriamo che si tratta dell’unica opportunità di esercitarlo, data la prevista conversione del Senato in Camera di non eletti ma con immunità, abbiamo motivo di “non essere sereni” con buona pace di Renzi.

 

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