Nuovo scacco dell’antimafia milanese alla ‘ndrangheta. Questa volta nel mirino della Dda e dei carabinieri del Nucleo investigativo è finita la cosca dei Libri – De Stefano – Tegano, originaria di Reggio Calabria ma attiva a Milano, nella zona nord della città: tra piazza Prealpi e viale Certosa. Gli arrestati sono 59. Droga, armi, estorsioni e corruzione. Questi i reati contestati. Ma l’inchiesta ha smascherato anche gli interessi della ‘ndrangheta sullo stadio Giuseppe Meazza, la Scala del calcio di Milan e Inter.

Le mani della cosca su San Siro
I mammasantissima volevano entrare nel business di San Siro gestendo l’organizzazione del catering per le partite della squadra della famiglia Berlusconi, nella stagione 2014-2015. L’aiuto arriva da un imprenditore, Cristiano Sala (arrestato), che, sommerso dai debiti, nel 2011 decide di gettarsi tra le braccia della cosca, mettendo a disposizione la sua ‘Maestro di Casa’, un’importante società nel settore che in passato si occupava, tra l’altro, del servizio per l’Inter. Sala cerca di screditare una società concorrente. Lo fa grazie all’aiuto di un appuntato dei carabinieri, Carlo Milesi, del Nucleo ispettorato del lavoro a cui i colleghi dell’Investigativo, guidati dal tenente colonnello Alessio Carparelli, hanno dovuto mettere le manette. Il carabiniere, si legge nell’ordinanza, in cambio di mille euro deve fabbricare “un’indagine per far finire nei guai” la società concorrente. E così fa. L’appuntato mette in piedi un’inchiesta fasulla per sfruttamento del lavoro nero, effettuando un’ispezione nei bar dello stadio durante la partita Milan-Roma del 16 dicembre 2013, e consegna tutto alla Procura. Ma il carabiniere avrebbe anche parlato con alcuni dirigenti del Milan, tutti estranei ai fatti, tra cui Alfonso Cefaliello, componente del Cda, cercando di convincerli a estromettere la società concorrente nella gestione del catering e affidare il servizio a alla società di Sala. E’ lo stesso militare che lo scorso 20 gennaio racconta tutto all’imprenditore: “Poi abbiamo parlato con quello che ha firmato il contratto d’appalto della Milan-Entertainment”. “Cefaliello!! Minchia – risponde entusiasta Sala – cioè avete parlato con Cefaliello, figa! Cefaliello è nel consiglio di amministrazione Fininvest di fianco a Berlusconi…a Marina Berlusconi”. “Ma gli avete fatto paura?”, si preoccupa l’imprenditore. “Beh! Gliel’abbiamo… Insomma l’ha capito…abbiamo acquisito i documenti a lui direttamente. Il botto grosso lo faremo“, lo rassicura il carabiniere. E invece salta tutto grazie all’intervento della Dda.

Gli affari dei mammasantissima: droga, armi ed estorsioni
Al centro dell’operazione di oggi ci sono loro, i Libri. Potente clan che da Reggio Calabria ha esteso da decenni il suo potere fino a Milano. A sedere ai vertici – secondo i magistrati – sono Giulio Martino, arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso e altri reati, e i suoi fratelli Vincenzo e Domenico. Giulio Martino dopo 20 anni di reclusione, torna libero nel 2009 e, come ha spiegato il pm Marcello Tatangelo, “ha ridato vita all’organizzazione criminale”. Dall’indagine del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dei pm Marcello Tatangelo e Paola Biondolillo, oltre agli interessi su San Siro, emerge altro. L’ultima storia di ‘ndrangheta ricostruita dai detective dell’Arma racconta ancora di imprenditori che invece di denunciare alle forze dell’ordine si affidano ai padrini per risolvere i propri problemi, come raccontano Vincenzo e Domenico Martino nelle intercettazione. “Si tappa… si tappa il naso questo… Cristiano perché si mette con noi?”, si chiede Vincenzo. “Ha bisogno“, taglia corto Domenico. In molti casi, però, gli imprenditori “da vittime diventavano organici alle cosche”. Non c’è solo il caso di Cristiano Sala che mette a disposizione la sua azienda di catering. Tra gli episodi più emblematici che balzano fuori dalle carte c’è quello che ha per protagonista il titolare di una concessionaria di auto a Milano. L’imprenditore si rivolge alla ‘ndrangheta per opporsi alle pretese di un creditore che, a sua volta, ha cercato protezione  da Cosa Nostra. Oppure il proprietario di una sala Bingo di Reggio Calabria che si era appoggiato alle cosche per aprire un locale a Cernusco sul Naviglio, nell’hinterland milanese. Ma ci sono anche gli imprenditori talmente “strizzati” dal clan che ormai non servono più e possono essere abbandonati al loro destino. “Con questa persona io ho chiuso, a me ha reso i miei soldi, da oggi, fate quello che volete – dice Domenico Martino riferendosi a un imprenditore taglieggiato da un altro gruppo – Se vedete che è giusto che ha sbagliato, fate quello che volete. A me non interessa”. E quando c’è da recuperare i soldi, i presunti affiliati non vanno per il sottile. “Quel canne mozze lo usiamo contro a loro mi sa”, fa sapere Giulio Martino.

Non manca la droga, tanta droga: eroina, marijuana e cocaina da riversare nelle piazze storiche di Milano, come piazza Prealpi, quartier generale del clan. In un solo colpo gli investigatori sequestrano a Genova 300 chili di cocaina appartenenti ai boss. Cassano, uomo di fiducia dei Martino, parla di un carico da 20 chili di marijuana da far arrivare a Milano dalla Bulgaria. E mette in risalto la professionalità dell’organizzazione. “Così si fanno le cose! Eh lo so però spendono anche i soldi… ragazzi… spendono anche i soldi… a me adesso mi hanno mandato a vedere questa cosa qua che mi hanno fatto fare il giro del mondo”. Poi spiega all’interlocutore: “Ma sai che prima di iniziare a lavorare con loro queste quante informazioni hanno chiesto di me?”.

Ma non è ancora finita. Gli appetiti della cosca si concentrano sulle sale Bingo, fino agli hotel della riviera ligure. L’asse che parte da Sanremo, passa da Ventimiglia e sconfina in Francia è un territorio che da sempre attira gli appetiti delle ‘ndrine. Proprio a Ventimiglia, racconta il presunto capo clan Giulio Martino, “c’è la camera di controllo di tutta la Liguria”. Ma ci sono anche i vecchi boss, che per Martino sembrano troppo legati alla tradizione e a una mentalità antiquata: “No, là c’è…eee vecchietti, cose, hanno i terreni, si riuniscono mangiano la carne. Si, la capra, si mangiano la capra, eh eh… poi quando capita che devono qualcuno… no, ah dice aah”.

Dal luglio scorso, questa è la quarta operazione contro la ‘ndrangheta nella Lombardia che corre verso Expo 2015. “E’ da 20 anni che non c’erano operazioni di questo tipo nell’area metropolitana milanese”, dice Maurizio Stefanizzi, comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri di Milano.