C’è una prima volta per tutti. E Gabriele Salvatores ne ha avute molte con il suo cinema spesso alle prese con generi per lui nuovi: il pulp di Denti, la fantascienza di Nirvana, il road-movie di Turné, il noir di Quo vadis, baby? Fino al recente montaggio di Italy in a day. In realtà non sarebbero neanche tutti, ma dopo tanti viaggi per il cineasta con una carriera fortunata e felicemente trasversale come questa è venuto il momento di misurarsi con il cine-comic.

Gli sceneggiatori Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo hanno scritto una storia attuale con flashback sovietici per Il Ragazzo Invisibile. Al centro il piccolo emulo di Spider-Man Michele, ragazzo alle prese con la timidezza, il primo amore e il bullismo dei suoi compagni. Ne veste i panni l’esordiente Ludovico Girardello, scomparendo a tratti solo per esigenze di copione ed effetti speciali, ma mantenendo sempre la giusta tensione sul suo personaggio. Ci si mette una madre chioccia e in divisa con il volto rassicurante di Valeria Golino. Ma non basta. Sparire non sarà esattamente una soluzione bensì l’inizio di una grande avventura.

Omaggi e riferimenti anche a X-Men, Batman e Fantastici 4 sono inevitabili, o comunque inevitati, e le caratterizzazioni di buoni ambigui come lo psicologo “sbirro” Fabrizio Bentivoglio, del mentore telepate di Christo Jivkov, o ancora la interpretata da Ksenia Rappoport, offrono una serie di appigli narrativi per l’espansione della storia tra possibili sequel e una “crossmedialità” finora estranei al cinema di casa nostra.

Speciale, come i personaggi con superpoteri che lo popolano. “Non ho visto tutti i film di supereroi, e non tutti sinceramente mi piacciono. Alcuni molto, sicuramente Batman di Tim Burton, Il Cavaliere Oscuro di Nolan e il primo SpiderMan” ha confessato il Premio Oscar alla presentazione romana del suo ultimo lavoro. “Quello che cito è un fantasy, quasi un horror, molto vicino al Ragazzo Invisibile: un film straordinario che si chiama Lasciami entrare. Una visione particolare sui vampiri, ma più che altro un film sull’amore, secondo me”.

E l’approccio ricercato dal regista intorno all’intimismo di due adolescenze che si cercano, quella di Michele e quella di Stella (Noa Zatta) trova la migliore resa narrativa nei loro incontri. Semmai sono le tensioni attoriali su alcune scene action e rivelazioni importanti ad avere un po’ meno forza. Insomma, il sincero affetto per i supereroi non deriva da rumorosità e magnificenza negli effetti visivi, ma più dalla forza di attori nel credere e far credere ai loro personaggi. Minori o centrali che siano. Con grandi o piccole spese. Al contrario, quegli effetti speciali miseri se paragonati in milioni di euro e spettacolarità a quelli d’oltreoceano – solo 8 di budget complessivo a fronte dei 150 milioni di dollari standard dei grandi franchise – sono ben calibrati sulla super storia tutta europea ambientata a Trieste. Salvatores li ottimizza esteticamente al massimo. Meglio sarebbe stato impossibile.

Concepito come piccolo antesignano di una storia appena iniziata, Il Ragazzo Invisibile, con all’attivo una graphic-novel firmata da importanti matite italiane di Marvel e Panini Comics, ospita nella colonna sonora anche i pezzi originali di tre giovani artisti esordienti. In particolare è una bella sorpresa l’orecchiabilissima slow ballad Wrong Skin di Marialuna Cipolla. La sfida di Natale è aperta: fumetto in libreria, film per ragazzi nelle sale, più un disco a far da apripista per il marchendising. Riusciranno i nostri eroi?

Foto di Claudio Iannone

Il trailer de Il Ragazzo Invisibile