Pene più alte, prescrizione più lunga e confisca “fino all’ultimo centesimo” dei beni ai corrotti. Sull’onda dell’inchiesta “Mafia capitale” Matteo Renzi rompe gli indugi e contraddicendo il suo stesso esecutivo, che sulla giustizia diceva di puntare a riforme strutturali e non a “norme spot”, ha promesso in consiglio dei ministri (inizialmente giovedì mattina, poi rinviato a stasera) un pacchetto di 4 interventi contro la corruzione. C’è da aspettarsi qualche vera novità? Parrebbe di no, stando anche al Guardasigilli Orlando che ha parlato di “lavorare su norme già incardinate”. Molto più probabilmente si scegliererà di dare una corsia preferenziale a interventi già annunciati lo scorso 29 agosto e in parte già in discussione del Parlamento. Qualche inedito potrebbe invece arrivare dal lavoro della commissione guidata dal magistrato Nicola Gratteri, voluta da Renzi per occuparsi di modifiche al codice penale e all’ordinamento penitenziario e che, come ha ammesso lo stesso Gratteri a ilfattoquotidiano.it, proprio in queste ore sta ultimando il suo lavoro occupandosi, tra l’altro, anche di confische per i reati dei “colletti bianchi”.

In attesa dei testi definitivi, e salvo sorprese dell’ultim’ora, è dunque già possibile analizzare le 4 mosse anticorruzione annunciate dal premier.

Le pene. Il premier Renzi ha detto che verrà innalzata la pena minima del reato di corruzione da 4 a 6 anni. Perché, ha detto nel suo video messaggio, “non è pensabile che con il patteggiamento uno sta sempre fuori dalla galera”. In questo modo, alzando la pena minima, anche con il ricorso a riti alternativi non sarà più possibile sottrarsi alla pena detentiva. Una decisione in linea con diversi appelli della magistratura e dello stesso Gruppo di Stati contro la corruzione che nel 2011 ha indicato come principale problema dell’Italia la sostanziale impunità dei corrotti. Ma che non costituisce una novità visto che un innalzamento delle pene per i reati dei “colletti bianchi” è  presente nel ddl anticorruzione firmato dal presidente del Senato Grasso presentato già prima dell’estate e finito su un binario morto proprio per volontà dell’esecutivo. “Basterebbe che il Governo desse via libera al disegno di legge fermo in commissione Giustizia al Senato: faremmo anche più in fretta” ha dichiarato sul punto il senatore Pd Felice Casson, ex magistrato. Resta inoltre ancora da sciogliere il nodo sugli altri reati di corruzione, perché l’annuncio del premier si riferiva esclusivamente alla cosidetta corruzione propria e nulla diceva su altri reati come la corruzione giudiziaria o l’induzione illecita.

La prescrizione. Uno degli aspetti più critici delle quattro mosse annunciate da Renzi è rappresentato dall’allungamento dei tempi di prescrizione. Non è ancora chiaro se l’esecutivo questa sera  deciderà di intervenire solo sulla prescrizione dei reati di corruzione, come già previsto – di nuovo – dal ddl Grasso, o il consiglio dei ministri diventerà l’occasione per presentare il più complessivo ddl di riforma del processo penale, atteso ormai da mesi, che contiene al suo interno anche la riforma della prescrizione. Nulla è ancora detto. Il Ministro della Giustizia Orlando parlando del pacchetto anticorruzione annunciato da Renzi ha però specificato che “la modifica dei termini di pena avrà effetti anche sui termini di prescrizione”. Il che potrebbe far pensare, banalmente, che non ci sarà alcun intervento sulla prescrizione dei reati di corruzione, ma si registrerà invece un allungamento automatico di questi termini come conseguenza dell’innalzamento delle pene massime dei reati.

 La confisca ai corrotti e la restituzione del “maltolto”. Renzi ha detto che con i nuovi interventi “sarà molto più semplice procedere alla confisca contro chi ha rubato” e che i corrotti “restituiranno fino all’ultimo centesimo”. Anche questo tema non rappresenta una novità quanto piuttosto la possibile accelerazione su norme già presentate al Parlamento. Già il ddl governativo sui patrimoni mafiosi, attualmente in discussione al Senato, contiene una serie di interventi per rendere più efficaci e veloci le confische  impedendo, per esempio, che i condannati per corruzione possano giustificare i loro redditi sproporzionati come frutto dell’evasione fiscale, l’allargamento a terzi della confisca per equivalente e la possibilità di procedere alle confische anche in caso di morte del reo. Tutte modifiche alla normativa contenute anche in una recente relazione della Commissione antimafia, presentata come “revisione organica” delle leggi anti-mafia e anch’essa già presentata in Parlamento come ddl.

Il testo della commissione antimafia mette inoltre nero su bianco la possibilità di ricorrere agli strumenti utilizzati per confiscare i beni alla mafia anche nei confronti degli indiziati di voto di scambio e dei reati dei “colletti bianchi”. Due righe che potrebbero dare nuovo impulso ad una pratica già utilizzata con successo dalla magistratura e che recentemente ha portato, per esempio, alla confisca di beni per 13 milioni di euro all’ex presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, accusato di appartenere alla cosidetta “cricca degli appalti” dei Grandi Eventi.

 Le novità. Qualche autentico inedito potrebbe invece arrivare, come abbiamo detto, dal lavoro della commissione Gratteri. O dalla volontà dell’esecutivo di dare  risposta alle altre, numerose, sollecitazioni che provengono dalla magistratura più impegnata sul fronte della corruzione. “Sarebbero utili interventi sulla fase delle investigazioni” ha ricordato di nuovo due sere fa Raffaele Cantone, presidente dell’anticorruzione, su La 7, sottolineando l’utilità di estendere la norma sull’utilizzo delle intercettazioni usata nelle indagini sulla criminalità mafiosa anche ai reati di corruzione, così come lo strumento degli “agenti provocatori”, ovvero di persone “infiltrate” su mandato degli inquirenti, o ancora di incentivi ai “pentiti” dei colletti bianchi. Ma su tutti questi aspetti Renzi, nel suo video messaggio di giovedì, non ha detto assolutamente nulla.