“Le cooperative hanno una procedura di tenuta dei bilanci che è nella responsabilità dei cda e i bilanci sono certificati da un collegio dei sindaci. Su questo le centrali cooperative non hanno nessun compito. A loro spetta solo il controllo delle caratteristiche di cooperativa”. Parola del ministro del Lavoro ed ex numero uno di Legacoop Giuliano Poletti. Vallo a spiegare, però, a chi ha prestato soldi alla cooperativa 29 giugno di Salvatore Buzzi. Nel cui bilancio di gruppo relativo al 2013 sono riportati affidamenti per oltre 15 milioni di euro e finanziamenti per 2,9 milioni. E la lista dei creditori è lunga. Si va da Banca Etica alla Unipol Banca delle stesse coop, passando per Banca Prossima del gruppo Intesa Sanpaolo a Coopfond, che gestisce il Fondo mutualistico alimentato dalle cooperative aderenti a Legacoop. Senza contare i soci (detenuti ed ex detenuti, ex tossicodipendenti, disabili) che hanno conferito alla società in tutto 2,5 milioni di capitale. E poi i piccoli risparmiatori, quelli che si sono fidati della storia quasi trentennale della cooperativa prosperata grazie alle commesse pubbliche ottenute nei modi emersi dalle carte dell’inchiesta e le hanno prestato 600mila euro per il tramite di Banca Prossima.

E ora, tanto quanto la cooperativa, sono nelle mani della giustizia. Perché la magistratura ha disposto il sequestro dell’intero patrimonio della coop (10,8 milioni, stando al bilancio approvato a maggio) incluse le quote della galassia di società controllate. E i tre amministratori straordinari nominati dalla Procura devono fare i conti con la situazione. “Il nostro compito, in base al Codice delle leggi antimafia, è portare avanti gli appalti in essere fino a quando, tra sei mesi/un anno, il Tribunale deciderà per la confisca o il dissequestro”, spiega a ilfattoquotidiano.it Claudia Capuano, uno dei tre professionisti scelti dal Tribunale di Roma. “Ma abbiamo già ricevuto diverse disdette dagli appaltanti”. Una tendenza inevitabile, vista la situazione, ma che potrebbe mettere a repentaglio la continuità delle attività. Peraltro in questa fase solo i fornitori ritenuti indispensabili continuano a ricevere regolarmente i pagamenti, mentre per gli altri “si dovrà procedere all’accertamento del passivo“. Insomma: la cooperativa di Buzzi, arrestato insieme ad altre 36 persone per associazione a delinquere di stampo mafioso e ritenuto insieme a Massimo Carminati uomo chiave di Mafia capitale, lascia dietro di sé anche una scia di debiti. Ecco chi è più esposto.

Il prestito di Banca Prossima che coinvolge 286 privati – Lo scorso 16 ottobre la controllata di Intesa Sanpaolo specializzata nei finanziamenti al non profit e all’economia sociale ha lanciato sulla sua piattaforma online Terzo valore una raccolta di fondi per la 29 giugno. Obiettivo, raccogliere un totale di 900mila euro che la cooperativa avrebbe dovuto utilizzare per comprare a Roma Est otto alloggi da destinare “all’accoglienza di 130 nuclei famigliari in difficoltà”. Un prestito che in base alle condizioni fissate da Banca Prossima sarebbe stato restituito in dieci rate semestrali comprensive degli interessi. I privati, in particolare, potevano mettere sul piatto da un minimo di 500 a un massimo di 10mila euro e scegliere il rendimento da ricevere, da zero al 3 per cento. Come dire che chi non voleva lucrare su quello che appariva come un progetto ad alto valore sociale era libero di prestare i soldi senza un ritorno economico oltre al rientro del credito. E in molti l’hanno fatto: il tasso medio prescelto è stato dell’1,5 per cento. L’iniziativa, pubblicizzata con lo slogan “Sostieni la cooperazione sociale – Roma ci guadagna e anche tu”, è stata un successo: il periodo di raccolta, come si può ancora leggere sul sito di Terzo Valore, è stato prorogato fino al 25 novembre “per consentire a tutti i sostenitori di donare”, hanno partecipato 286 prestatori e il target di 900mila euro è stato centrato, con il contributo della banca che ce ne ha messi 300mila. E ora fa sapere che “in caso di inadempimento nel rimborso delle rate dei singoli prestiti” è pronta a rispettare la garanzia prestata nei confronti dei risparmiatori, ma “al momento siamo in una fase in cui le somme prestate non sono state ancora utilizzate dalla cooperativa e sarà l’Autorità giudiziaria a fornire indicazioni in merito”. In effetti, l’ultimo rendiconto disponibile sul portale informa che gli immobili sono “quasi completamente pronti” ma non sono stati consegnati per “una difficoltà nell’ottenimento dell’autorizzazione dell’imbocco in fogna”.

Banca Etica ha sospeso i fidi – Banca Etica, da parte sua, ha concesso alla 29 giugno fidi di conto corrente, anticipi sulle fatture, un mutuo chirografario della durata di 60 mesi con scadenza nel marzo 2016 e uno di 18 mesi anch’esso fino al 2016, per un totale di 2,2 milioni di euro. Il presidente Ugo Biggeri ha comunicato, attraverso il blog dell’istituto, di aver subito bloccato i rapporti e sospeso i fidi, spiegando che “i dati emersi durante il processo di analisi prima della concessione dei finanziamenti non avevano evidenziato criticità” e “nulla era emerso circa le attività illecite dell’organizzazione”. La banca cooperativa si definisce “parte lesa” e sta “valutando di costituirsi parte civile nel processo che seguirà alle indagini”.

Anche le linee di credito di Unipol hanno un limite – Unipol Banca, presso la quale la coop di Buzzi all’epoca aveva linee di credito aperte per 3,9 milioni di euro utilizzate per 1,85 milioni, lo scorso anno ha invece negato alla onlus un ulteriore finanziamento a medio termine di 800mila euro, da utilizzare “per cogliere opportunità di mercato prospettateci da Legacoop”. Il prestito avrebbe dovuto essere concesso in pool con Coopfond e CCFS (Consorzio Cooperativo Finanziario per lo Sviluppo, un altro istituto del movimento cooperativo) e a fronte dell’ipoteca su un immobile, ma i funzionari della filiale di Roma della banca delle coop hanno detto di no osservando che l’istituto era già troppo esposto verso la galassia 29 giugno. Rifiuto di cui Buzzi non si è capacitato, tanto da prendere carta e penna e scrivere, il 31 ottobre 2013, una lettera all’amministratore delegato di Unipol Carlo Cimbri, mandata per conoscenza anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e all’allora numero uno di Legacoop, Poletti, definendo il prestito negato “incomprensibile, incredibile e increscioso”. Ad oggi, in ogni caso, la banca fa sapere di aver in essere con la cooperativa linee credito per 3,4 milioni, di cui 2,4 milioni effettivamente utilizzati.

L’ex presidente dell’Agenzia per il terzo settore: “Con i giusti controlli si poteva evitare” – E dire che secondo Stefano Zamagni, economista ed ex presidente della defunta Agenzia per il terzo settore, il “caso 29 giugno” si poteva evitare: “Se l’Agenzia fosse stata dotata dei poteri di ispezione che avevo chiesto sia all’ultimo governo di Berlusconi sia a quello di Mario Monti, questo non sarebbe successo. Invece nel febbraio 2012 è stata chiusa, lasciando ai burocrati del ministero del Lavoro, che non ne sanno nulla, la responsabilità dei controlli sostanziali su quello che fanno le cooperative sociali”. Per di più “siamo l’unico Paese che affida anche i servizi alle persone, come l’assistenza ai richiedenti asilo, con gare al massimo ribasso“, nota Zamagni. “Una scelta che non fa che incentivare la corruzione“.