Alla Roma non basta il coraggio, la spinta dei 55mila dell’Olimpico, la voglia di regalarsi un grande traguardo. A certi livelli in Champions League contano di più i colpi dei campioni. Come il destro fatato di Samir Nasri, che a metà della ripresa si insacca alle spalle di De Sanctis e condanna i giallorossi all’eliminazione. Il Manchester City vince 2-0 all’Olimpico, con la forza dell’esperienza. O semplicemente della superiorità, in una partita amministrata alla perfezione nonostante l’assenza di Aguero e Yaya Toure, i suoi migliori giocatori: soffrendo all’inizio ma solo il lecito, prendendo il controllo progressivamente e trovando il gol al momento giusto. Scacco matto all’ardore di Garcia, che senza gambe e benzina si svuota terribilmente di contenuti, come spesso nell’ultimo periodo. Adesso i giallorossi potranno rituffarsi sul campionato (e sull’Europa League). E non è detto che sia un male assoluto: questa squadra ha dimostrato di non essere ancora pronta per reggere il doppio impegno.

Il City doveva vincere, ma Pellegrini sa che novanta minuti sono lunghi, e preferisce non scoprirsi: Jovetic, che sembrava potesse sostituire l’infortunato Aguero, parte dalla panchina; c’è Nasri, centrocampista puro, a sostegno di Dzeko. E basterà lui. Anche per questo l’inizio è di marca giallorossa: Totti illumina e mette davanti alla porta Holebas che però cincischia, l’azione prosegue ed è ancora panico in area ospite. Gli inglesi ci mettono un quarto d’ora a prendere le misure, poi rispondono con la stessa arma: imbucata laterale e palla tesa in mezzo dal fondo. Anche qui sono brividi. La partita della Roma vive di fiammate, all’inizio propulsive, poi soprattutto in ripartenza, comunque sempre con Gervinho: ogni volta che parte in campo aperto lo stadio si infiamma, i difensori ospiti lo temono tanto da non affrontarlo mai. Una sua conclusione lambisce il palo (dopo un tocco con la punta delle dita del portiere), un’altra si smorza centrale fra le braccia di Hart, ci sono anche proteste per un presunto rigore ai suoi danni. Il City, invece, preferisce ritmi lenti: ricama per trovare il varco giusto con la tecnica dei suoi interpreti. Fra le linee Nasri è un bel rebus per la retroguardia giallorossa, a destra Jesus Navas non fa meno male di Gervinho . Proprio da una sua imbucata nasce la migliore occasione ospite: bravo De Sanctis a murare Dzeko in uscita.

La posta in palio è molto alta, difficile spezzare l’equilibrio. Si va a riposo a reti bianche, ci si gioca tutto negli ultimi quarantacinque minuti. E nell’intervallo si fanno i conti: il vantaggio del Bayern Monaco sul Cska Mosca impreziosisce lo 0-0 che qualificherebbe la Roma, ma dà fiducia anche al Manchester; basta un gol per ribaltare tutto. Ed arriva subito ad inizio ripresa, dopo che in verità già a fine primo tempo i giallorossi si erano lasciati schiacciare in maniera preoccupante dal City. È un attimo, questione di centimetri: quelli di troppo lasciati a Nasri al limite nell’area, pochi ma sufficienti al francese per prendere la mira, pizzicare l’incrocio, superare De Sanctis con una parabola meravigliosa, potente e precisa.

La reazione è rabbiosa come il destro di Nainggolan che impegna Hart, o quello di Ljaijc che spara alto dopo essersi ben liberato. Ma la Roma adesso dovrebbe segnare due reti (inutile attendersi miracoli da Monaco, non arriveranno). Ed è impresa improba per la squadra, di questi tempi. Il modulo è lo stesso d’inizio stagione, la filosofia pure: solo che quegli spazi liberati dai fraseggi dei centrocampisti e dai movimenti di Totti non vengono più riempiti dagli inserimenti come prima. A conferma dell’impressione che il gioco di Garcia richieda una condizione atletica straripante, che ora non c’è. Manca anche un pizzico di fortuna: in rapida successione Manolas colpisce il palo di testa, Destro si vede respinto sulla linea a botta sicura. Segnali. Il cronometro scorre è l’ardore si spegne. Il finale è triste commiato della Roma dall’Europa, sancito dallo 0-2 finale di Zabaleta. Passa il City, alla società giallorossa resta solo la consolazione degli oltre tre milioni di euro incassati dalla gara di stasera. Ma in fondo anche questo è un rimpianto: insieme all’Europa, vanno in fumo tanti soldi preziosi per coltivare sul mercato l’altro sogno, quello dello scudetto. L’unico rimasto per quest’anno.

Twitter: @lVendemiale