E’ partita l’indagine amministrativa dopo l’inchiesta Mafia Capitale che ha svelato i rapporti tra criminalità e politica romana. Questa mattina il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha incontrato al Viminale il prefetto Giuseppe Pecoraro per fare il punto sugli sviluppi delle indagini. Alfano ha delegato il prefetto a esercitare i poteri di accesso e di accertamento nei confronti del Comune di Roma. Ora il prefetto nominerà una commissione d’indagine che avrà il compito di fare luce su quanto avvenuto in Campidoglio negli ultimi 4 anni. Nel pomeriggio Pecoraro ha incontrato anche il sindaco Ignazio Marino in un incontro a porte chiuse. “Chi chiede le dimissioni, il commissariamento o addirittura lo scioglimento del Comune per mafia ha evidentemente un interesse a proclamare una sorta di teorema: se si scioglie il Comune per mafia sono tutti mafiosi – ha detto il sindaco dopo l’incontro – io dico che l’inchiesta si basa sopratutto sugli anni del governo Alemanno e non c’è in questo momento nessuna evidenza della pervasività o della attualità della presenza mafiosa in Campidoglio. Quindi non ci sono i presupposti per altre azioni”.

L’obiettivo dell’accesso agli atti sarà quello di verificare la sussistenza di condizionamenti criminali sul Comune di Roma. L’iter degli accertamenti potrebbe proseguire per alcuni mesi, secondo i tempi previsti dall’articolo 143 del Testo unico sugli Enti locali. La legge prevede che il prefetto nomini ora una commissione d’indagine, composta da tre funzionari della pubblica amministrazione, attraverso la quale eserciterà i poteri di accesso e di accertamento di cui è titolare per delega del ministro dell’Interno. Entro tre mesi dalla data di accesso, rinnovabili una volta per un ulteriore periodo massimo di tre mesi, la commissione terminerà gli accertamenti e consegnerà al prefetto le proprie conclusioni. Entro 45 giorni dal deposito delle conclusioni della commissione d’indagine, il prefetto invierà al ministro una relazione nella quale si dà conto dell’eventuale sussistenza dei condizionamenti mafiosi sull’ente.

Nella relazione verranno indicati gli appalti, i contratti e i servizi interessati dai fenomeni di compromissione o interferenza con la criminalità organizzata o comunque connotati da condizionamenti o da una condotta antigiuridica. L’eventuale scioglimento del Comune sarebbe quindi disposto con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del ministro dell’interno, previa deliberazione del Consiglio dei ministri entro tre mesi dalla trasmissione della relazione. Nel caso in cui non sussistano i presupposti per lo scioglimento o l’adozione di altri provvedimenti, il ministro, entro tre mesi dalla trasmissione della relazione, emana comunque un decreto di conclusione del procedimento in cui dà conto degli esiti dell’attività di accertamento.

“E’ opportuna la decisione del ministro dell’Interno di affidare al prefetto Pecoraro il compito di svolgere un’indagine amministrativa sul Comune di Roma – il commento del presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi -una scelta rispettosa delle procedure, che nella trasparenza permetterà gli approfondimenti necessari a valutare se ricorrano o meno i presupposti per un commissariamento”. “La gravità dei fatti emersi dall’inchiesta Mafia Capitale – sottolinea Bindi – esige massimo rigore e celerità ma senza strappi alle regole, perché l’obiettivo non può essere quello di punire l’amministrazione ma di individuare e superare le eventuali zone d’ombra per restituire fiducia ai cittadini”. La Commissione parlamentare Antimafia ascolterà in audizione, giovedì 11 dicembre, sia il prefetto Pecoraro, sia il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma Giuseppe Pignatone. L’audizione del procuratore è fissata per le 14, quella del prefetto per le 20.

Matteo Orfini, nominato dal premier Matteo Renzi commissario del Pd di Roma, si dice contrario allo scioglimento del Comune: “Non considero lo scioglimento una opzione perché ogni giorno di più credo emerga che questa amministrazione e questo sindaco siano stati un problema per la malavita organizzata”. A chi gli chiede se Matteo Renzi sia dello stesso orientamento, risponde: “Penso proprio di sì, sono commissario del Pd su proposta di Renzi evidentemente con un mandato. Poi, quello che pensa Renzi lo chiedete a Renzi”. In ogni caso “ci sarà un commissariamento non breve che servirà a ricostruire il Pd”, che “da anni era ostaggio di gruppi dirigenti che pensavano più alle guerriglie di potere e corrente piuttosto che occuparsi della città: questo rende un partito più permeabile”.