La notizia dell’ennesimo scandalo politico italiano non ha suscitato alcuna sorpresa negli Stati Uniti. Durante una cena a New York, un paio di giornalisti americani hanno paragonato l’Italia al Venezuela, quindi perché meravigliarsi della corruzione dilagante nel Bel paese? Siamo una nazione in declino che crede ancora alle favole che gli raccontano i politici, è quello che all’estero pensano in molti, siamo un paese affetto da un morbo incurabile: la corruzione, che come l’ebola riduce in poltiglia gli organi vitali. Sarebbe interessante fare uno studio sul costo totale della corruzione della prima e della seconda repubblica, i risultati ci direbbero che una buona percentuale del debito pubblico, forse anche più del 50 per cento, se lo sono mangiato le tangenti, in altre parole i soldi che dovevano servire a far crescere il paese hanno fatto ingrassare i corrotti. Altro che evasione fiscale, un capro espiatorio che tanto piace a tutta la classe politica, qui si tratta del ladrocinio del denaro pubblico.

Questa settimana Standard & Poor ha declassato l’Italia ancora una volta, ormai siamo ad un gradino dalla ‘spazzatura’ finanziaria, e lo ha fatto perché l’economia continua a contrarsi ed il debito a salire.

Le considerazioni sull’etica degli affari in Italia non sono state menzionate nel rapporto, ma non è compito delle agenzie di certificazione individuare le cause primordiali del pessimo funzionamento dell’economia dei paesi monitorati. Questo compito spetta ai cittadini, nel caso specifico dell’Italia agli italiani.

Questa settimana, uno scrittore islandese che ha visitato il nostro Paese un paio di volte mi ha chiesto ‘perché gli italiani non si ribellano? Non gli interessa la salute del paese?’ Ci ho pensato un attimo prima di rispondere e mi sono resa conto che la risposta giusta non è affermare che ancora non abbiamo toccato il fondo, che la pensione dei nonni ci permette di comprare la benzina e le sigarette, che vivere con i genitori a 35 anni poi non è così male, insomma ancora non siamo alla fame. La risposta corretta è un’altra. Noi italiani siamo maestri nell’arte dell’arrangiarsi, il mitico Totò ce lo spiegò con magistrale semplicità, fin quando saremo in grado di sopravvivere arrangiandoci in Italia non ci sarà un movimento rivoluzionario simile a quello della primavera araba ne’ un partito come Podemos e tantomeno un terremoto politico come è avvenuto qualche anno fa in Islanda.

La corruzione fa parte dell’arte di arrangiarsi, è il suo lato oscuro. Anche iniziative sociali come la Social Street di via Fondazza rientrano in questa abilità tutta italiana, e sono il lato più bello, quello della solidarietà. In mezzo a questi due estremi c’è l’Italia, un paese dove Mani Pulite ha sporcato di corruzione una nuova generazione al potere tanto che come scrive Peter Gomez ormai non è più possibile parlare di mele marce nel cesto ma di contaminazione di tutto il raccolto.

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Secondo il Financial Times noi siamo l’unico paese che regredisce, nessun’altra nazione negli ultimi 45 anni mostra una parabola discendente come la nostra. Il reddito reale è oggi più basso di 15 anni fa. Siamo un caso patologico e dobbiamo essere curati con terapie ad hoc. Né il Jobs Act né l’uscita dall’Euro bastano, sono palliativi lanciati da chi vuole farci illudere che la situazione non è così drammatica se basta coniare una nuova moneta o licenziare il lavoratore garantito per riprendersi. La situazione invece è drammatica ed infatti i figli dei ricchi e dei potenti sono tutti all’estero, quei pochi che sono rimasti mandano avanti l’azienda di famiglia nella palude della corruzione politica. In Italia come in Venezuela o in Messico non si fanno affari senza pagare mazzette, questo lo sanno tutti all’estero ed è uno dei motivi per cui pochi sono disposti ad investire nel nostro paese.

Ma torniamo alla cura per questa epidemia di corruzione. Dobbiamo smettere di ‘tirare avanti’ di ‘arrangiarci’ dobbiamo iniziare a vivere, ad esigere di avere un lavoro che ci gratifichi, una famiglia che abbia una sua casa propria, un reddito che ci permetta di affrontare la vita con tranquillità e ciò che ci impedisce di realizzare questo sogno, accessibile alla stragrande maggioranza degli occidentali ed ormai anche a molti altri fuori dal ricco occidente, è la corruzione endemica nella nostra società.

Prima delle leggi e del ricambio della classe politica bisogna cambiare la mentalità degli italiani, un’impresa non da poco ma non impossibile.