A poco a poco, anche per chi non la voleva vedere, la verità sta venendo a galla. I casi di decine e decine di amministratori pubblici coinvolti in tutta Italia in inchieste contro la pubblica amministrazione non rappresentato episodi isolati, ma sono tasselli di un sistema. La seconda repubblica, esattamente come la prima, agonizza ferita a morte da tangenti e ricatti. Nei partiti si fa carriera se si ruba o almeno si accetta il gioco. Nei posti chiave finiscono quasi esclusivamente esponenti politici che il sistema ritiene affidabili: gente che ha il guinzaglio corto per quello che ha fatto o che per quello che ha dimostrato di non voler dire e fare.

La frase chiave per capire che accade in Italia l’ha pronunciata a Roma Salvatore Buzzi, l’ex carcerato presidente della Cooperativa rossa 29 giugno, ritenuto il braccio destro del boss di mafia Capitale, l’ex Nar Massimo Carminati: “Lo sai perché Massimo è intoccabile? Perché era lui che portava i soldi di Finmeccanica. Bustoni di soldi a tutto il parlamento. Quattro milioni dentro le buste. Massimo mi ha detto “È sicuro che li ho portati a tutti”. Pure a Rifondazione”.

Nelle prossime settimane capiremo quanto c’è di dimostrabile in questa affermazione. Già ora però sappiamo che la nostra politica fa di tutto per farla apparire non verosimile, ma vera. Dopo la nomina alla testa dell’autorità anti-corruzione, sull’onda dell’indignazione popolare per lo scandalo Expo, del bravo Raffaele Cantone, in parlamento le norme anti-tangenti sono state bloccate dal governo. Matteo Renzi chiede processi rapidi, ma non vara nemmeno la (blanda e cervellotica) riforma della prescrizione indispensabile per punire i reati dei colletti bianchi e continua a parlare di modifiche alle leggi sulle intercettazioni. L’obiettivo dichiarato è quello di renderle difficilmente pubblicabili. I suoi alleati di governo alfaniani domandano pure la drastica riduzione del loro numero.

Comunque la si guardi la volontà è chiara: nascondere lo sporco sotto il tappeto. E sopratutto salvare amici e colleghi: 48 ore dopo il blitz del Ros dei carabinieri su mafia, politica e appalti il senato ha negato l’utilizzazione delle intercettazioni telefoniche nei confronti di un esponente dell’Ncd, ritenuto responsabile di una truffa ai danni dello Stato che ha portato a sperperare 150 milioni di euro dei contribuenti, e nei confronti di un parlamentare del Pd accusato di corruzione. Tranne il M5s, Sel e alcuni democratici tutti i senatori hanno votato no.

Così diventa assolutamente velleitario sperare che queste Camere modifichino la legge sulle fondazioni che, proprio come dimostrano le indagini di Roma, vengono utilizzate dalla politica per incamerare denaro senza avere l’obbligo di dichiararlo. E si può pure stare certi che resterà lettera morta pure la buona proposta uscita dalla Commissione antimafia di rendere applicabile anche agli indiziati di reati contro la pubblica amministrazione la legge Rognoni-La Torre sul sequestro dei beni. Le parole dei nostri politici sono molte, ma i fatti pochi e la loro volontà pressoché inesistente.

La corruzione è considerata come qualcosa di inevitabile. Non uno dei motivi principali per cui il nostro Paese, oggi di nuovo declassato da Standard & Poor’s, viene considerato inaffidabile e inadatto per accogliere investimenti. Anche chi non è direttamente coinvolto fa spallucce e accetta il rischio. Quando a Renzi chiedono se Buzzi fosse presente alla sua cena per raccolta fondi di Roma, lui dice di non saperlo. Ma aggiunge che gli elenchi ci sono e possono essere controllati. Buzzi, ovviamente c’era, mancano però gli elenchi. Quando i nostri giornalisti li hanno chiesti hanno ricevuto solo risposte imbarazzate e discordanti tra loro. La migliore? C’è la privacy, non abbiamo il consenso degli interessati. Altro segno evidente di come qui il problema non siano più le mele marce, ma tutto il resto del cesto.