Papa Francesco arriva anche sul grande schermo. Sarà Dario Grandinetti, uno dei più famosi attori argentini, a interpretare al cinema il ruolo di Jorge Mario Bergoglio in un film che sarà girato a Buenos Aires, Madrid e Roma nei prossimi mesi. La sceneggiatura della pellicola è tratta dalla biografia del Papa latinoamericano, “Francesco, vita e rivoluzione”, scritta dalla giornalista del quotidiano di Buenos Aires La Nacion Elisabetta Piquè, amica di lunga data di Bergoglio. Il film, però, racconterà soltanto la vita del cardinale arcivescovo argentino fino al momento della fumata bianca del 13 marzo 2013, senza soffermarsi sui primi mesi di pontificato di Francesco.

Le prime scene, dirette dal regista Beda Docampo Feijoo, saranno girate dal 12 gennaio 2015 nella Buenos Aires che ha dato i natali a Bergoglio e dove il futuro Papa gesuita ha sempre vissuto e svolto il suo ministero fino all’elezione al pontificato dopo le dimissioni di Benedetto XVI. La pellicola uscirà nelle sale a luglio 2015 ed è già destinata a fare il giro di tutti i cinema del mondo. Proprio il libro da cui è stata tratta la sceneggiatura del film è all’origine delle polemiche sull’invalidità dell’elezione di Bergoglio al soglio di Pietro. Nel volume della giornalista argentina, infatti, vengono svelati numerosi particolari inediti del conclave del 2013, con diverse indiscrezioni sulle votazioni che hanno portato alla fumata bianca.

Ma è una rivelazione in particolare ad aver portato alcuni osservatori a ipotizzare che Ratzinger sia ancora il Papa “felicemente regnante”, secondo l’antica formula. Alla quarta votazione nella Cappella Sistina, la prima del pomeriggio del 13 marzo, l’arcivescovo di Buenos Aires sfiora il quorum dei 77 consensi necessari per l’elezione. Subito dopo, per la quinta volta gli elettori depongono la scheda nell’urna. Ma qualcosa non funziona. Il cardinale che conta le schede si accorge che ce n’è una in più: 116 voti per 115 elettori. Uno di loro, per errore, ha scritto il suo voto sulla scheda ma non si è accorto che in realtà ne era rimasta attaccata anche un’altra bianca. Così al momento della conta, quel foglio in più rappresenta un problema. Le schede non vengono scrutinate ma bruciate immediatamente, come prevede la legge elettorale del conclave, la costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis” promulgata da San Giovanni Paolo II nel 1996, e si ripetono seduta stante le operazioni di voto.

Finalmente, alla sesta votazione, Bergoglio è eletto e sfiora, secondo l’autrice, i 90 consensi. Proprio questo incidente di percorso nell’ascesa al trono di Pietro del Papa gesuita è al centro della teoria con la quale Antonio Socci, nel suo libro “Non è Francesco”, sostiene che durante il conclave sono state violate le norme che lo regolano e quindi che l’elezione di Bergoglio è “nulla e invalida”. Secondo Socci, infatti, i cardinali elettori avrebbero dovuto rimandare al giorno successivo, ovvero al 14 marzo 2013, la sesta votazione perché diversamente non sarebbero state rispettate le norme della “Universi Dominici Gregis”.

Una tesi smentita fermamente, proprio a ilfattoquotidiano.it, dal cardinale Lorenzo Baldisseri, all’epoca dell’elezione di Bergoglio, segretario del conclave, che replica: “Escludo nel modo più assoluto che sia stata violata alcuna norma. L’elezione di Papa Francesco è avvenuta regolarmente e Bergoglio è stato eletto validamente”. A fare eco al porporato c’è anche don Filippo Di Giacomo, commentatore delle dirette delle celebrazioni papali per l’emittente della Conferenza episcopale italiana, Tv2000, ma soprattutto autorevole canonista, secondo cui “per bocciare in diritto canonico Socci e le pagine dedicate all’ultimo conclave basta veramente poco”. Con buona pace dei “sedevacantisti”.