È stato condannato dalla Corte d’assise a venticinque anni Tonino Cianfarani, manovale 42enne accusato della morte di Samantha Fava, 35, il cui cadavere è stato ritrovato a giugno 2013 murato nell’abitazione dell’uomo a Fontechiari, in provincia di Frosinone. “Non c’entro nulla, non le ho mai messo le mani addosso”, si è difeso oggi in aula al tribunale di Cassino l’uomo che Samantha aveva iniziato a frequentare dopo aver divorziato dal marito. Nelle settimane precedenti al ritrovamento del cadavere, però, Cianfarani aveva detto agli inquirenti di aver gettato il corpo di Samantha nel fiume Liri dopo che la donna si era sentita male durante una serata trascorsa insieme.

Le ricerche si erano così concentrate prima nella zona di Valfrancesca a Sora poi a Isola Liri. Ma nulla era emerso dalle lunghe battute dei sommozzatori dei vigili del fuoco. Fino a che il cadavere della donna non era stato trovato murato nella casa del manovale. Secondo le ricostruzioni la 35enne, scomparsa dall’aprile del 2012, prima di essere murata nella nicchia di uno scantinato della casa di Cianfarani, era stata picchiata e strangolata.

Era stato l’ex marito a denunciare la scomparsa di Samantha. L’uomo, che ha l’affidamento del figlio della coppia, aveva iniziato a preoccuparsi da quando la donna non chiamava più il ragazzino né rispettava gli appuntamenti stabiliti dal giudice. La famiglia si era anche rivolta a Chi l’ha visto?. Il corpo della 35enne era stato trovato da un’unità cinofila e riconosciuto dall’ex marito solo grazie ad alcuni tatuaggi: ali tribali sulla schiena, un angelo sul polpaccio sinistro e Betty Boop sulla spalla. Al momento del ritrovamento del cadavere Cianfarani era in Sardegna ed è stato fermato all’aeroporto di Ciampino di ritorno dall’isola.