“Oggi, giovedì 11 aprile 2013, gli iscritti al MoVimento 5 Stelle al 31 dicembre 2012, che abbiano inviato i documenti digitalizzati, potranno proporre il loro candidato per la Presidenza della Repubblica fino alle ore 21. I primi dieci candidati saranno in seguito, il giorno lunedì 15 aprile, votati per scegliere il nome che sarà indicato dal gruppo parlamentare del M5S. Coloro che hanno il diritto di proporre il prossimo Presidente della Repubblica riceveranno una email con le istruzioni dopo le ore 10 di questa mattina. La coppia Bed & Breakfast, Bersani e Berlusconi, decide nelle segrete stanze il Presidente dell’inciucio escludendo di fatto ogni partecipazione popolare mentre il M5S avvia una consultazione pubblica e democratica attraverso i suoi iscritti. Chi tra i due ha “un deficit di democrazia interna“?”. Si leggeva nel blog di Grillo di giovedì 11 aprile 2013. Dei 48.292 iscritti certificati al 31 dicembre 2012, riporta un post del 23 aprile, votarono 28.518 e alla fine dopo la rinuncia di Milena Gabanelli (5.796 voti) e Gino Strada (4.938) il candidato scelto fu Stefano Rodotà (4.677). Una meravigliosa rivoluzione si affacciava nel panorama politico italiano e si chiamava democrazia diretta: gli iscritti in rete discutevano, si confrontavano e sceglievano. I portavoce in Parlamento eseguivano.

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Dall’aprile 2013 ad oggi molto è cambiato. Dopo lo scambio SciarraZaccaria negoziato dai portavoce e semplicemente ratificato dalla rete (17.746 iscritti su a quanto pare 500.000 iscritti certificati), concludevo un precedente articolo in questo modo: “Che cosa ci attende ora? Una legge elettorale opposta a quella votata dalla rete, proposta da Renzi in nuove trattative, accolta da quelli che erano i nostri portavoce e ratificata dalla rete? O un Presidente della Repubblica nuovamente scelto da Renzi, accettato dai portavoce e ratificato dalla rete? Sarebbe questo il nuovo metodo rivoluzionario che sta facendo la storia? Sarebbe questa la nuova democrazia a 5 stelle?”. Ebbene, le dichiarazioni di Grillo a Sky Tg 24 dopo la conferenza stampa di Bruxelles di ieri sembrano proprio indicare che ormai sia questa la strada scelta dal Movimento: “E sulla legge elettorale, se ci fanno una proposta valida noi siamo pronti a dialogare. Questo discorso vale anche per il Presidente della Repubblica: se è un nome al di fuori della logiche politiche, al di fuori delle carriere, discorsi o trame dei partiti politici. Poi non sono io a decidere. Metteremo in rete e si vedrà”. Sarà la rete a ratificare decisione già prese, non a discutere, confrontarsi e proporre.

Il modello è molto diverso da quello che avevamo sperimentato nell’aprile del 2013 e che aveva mandato in tilt il sistema perché completamente antagonista ad esso. Di Maio ha recentemente scritto che “ad Aprile 2013 le Quirinarie M5S per la prima volta nella storia avrebbero portato al Colle un Presidente della Repubblica votato dai cittadini. È un metodo trasparente e partecipativo. Ed è questo il metodo da utilizzare senza accordi o inciuci tra forze politiche”. Sì, sarebbe esattamente quello da riproporre, ma purtroppo il Movimento si riavvia ad un nuovo “metodo Sciarra” anche per la legge elettorale e l’elezione del prossimo presidente della Repubblica.

La legge elettorale votata on-line dagli iscritti, un esperimento storico mai tentato prima, è ormai nel dimenticatoio e gli attivisti certificati saranno chiamati a ratificare la scelta del nome proposto da Renzi e accettato dai portavoce per quel che riguarda il presidente della Repubblica. Non c’è nulla di male ad accettare le regole della democrazia rappresentativa. Ma il sogno rivoluzionario della democrazia diretta è un ricordo dell’aprile 2013.