L’Associazione nazionale magistrati ha scelto la linea morbida verso il governo Renzi e la riforma della giustizia firmata dal Guardasigilli Andrea Orlando. E per ora non imbraccia l’arma dello sciopero, ma lo farà se sarà messa a rischio l’indipendenza delle toghe con la riforma della responsabilità civile. È questa la linea decisa ad ampia maggioranza dall’assemblea di tutti gli iscritti nell’assemblea straordinaria. Che ha scelto “con 1718 preferenze di aprire un tavolo di confronto con il governo sulla riforma della giustizia e in particolare sulla responsabilità civile dei magistrati“.

È stato approvato il documento a firma di Silvana Sica (Unicost), nel quale viene viene chiesto un incontro urgente con l’esecutivo e parallelamente la messa un atto di uno stato di mobilitazione dell’apparato giustizia, con la proclamazione anche di una giornata nazionale dedicata proprio alla giustizia con la partecipazione dei cittadini. Qualora il confronto con il governo non andasse a buon fine saranno prese in considerazione forme di protesta più dure, a partire dallo sciopero bianco fino a quello generale dei magistrati.

L’altra proposta messa in votazione a firma di Pasquale Grasso ha ricevuto 230 voti. Quest’ultima chiedeva l’apertura di una moratoria e risposte in tempi brevi dal governo. Le forme di protesta da mettere in campo andavano dalla “sospensione delle attività di supplenza fino a scioperi che coinvolgano anche il personale della giustizia”. Ritirata invece la mozione più radicale firmata da Carlo Fucci, nella quale si voleva indire da subito lo sciopero generale.

Non chiediamo privilegi,” ma “strutture adeguate, condizioni di lavoro dignitose, personale preparato, norme chiare ed efficaci, funzionali a una giustizia moderna e al passo per i tempi” aveva detto Rodolfo Sabelli, presidente dell’Anm, nel suo intervento di apertura. Richieste fatte “soprattutto per coloro ai quali e in nome dei quali rendiamo giustizia”.”Rifiutiamo la via delle polemiche e della chiusura corporativa. E respingiamo le offese” ha detto fra l’altro Sabelli, assicurando che i magistrati non si faranno “trascinare” sul terreno dello scontro sindacale, ma manterranno “la schiena dritta” a difesa dei valori costituzionali. Non è mancata una critica aperta al modo di legiferare in materia di giustizia con “riforme di scarsa o pessima qualità e assenza di un progetto organico“.