Una breccia nel muro che separa Israele dalla Cisgiordania, un colpo di martello che ha ancora più valore perché sferrato nella ricorrenza dei 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino. Un gesto dal grande valore simbolico che suona come un grido: un “basta!” all’infinita guerra tra israeliani e palestinesi e alla separazioni tra due popoli che, fino al dopoguerra, riuscivano a convivere, a essere vicini di casa. 

I giovani abitanti della West Bank, come riporta Al Jazeera, hanno individuato una parte del muro poco controllata, nella zona del villaggio di Bir Nabala, tra Gerusalemme e Ramallah, e, armati di mazzuolo, lo hanno colpito fino ad aprire un buco grande abbastanza per permettere il passaggio di una persona. Un varco che rappresenta la fine di una separazione che dura, ormai, da più di 60 anni. “Non importa quanto alte siano le barriere, cadranno. Come è caduto il muro di Berlino, cadrà anche il muro palestinese”, hanno dichiarato gli organizzatori dell’iniziativa all’agenzia Ma’an.

Il gesto degli attivisti assume un significato ancora più forte se si pensa al contesto politico all’interno del quale si colloca. Nonostante i tentativi di dialogo tra Israele e Palestina, dopo l’ultimo sanguinoso conflitto tra Tel Aviv e Hamas che ha causato oltre 2mila vittime, le due parti si sono di nuovo allontanate dopo l’annuncio della costruzione di  nuovi insediamenti nei territori occupati da parte del governo presieduto da Benjamin Netanyahu. La scelta del leader del Likud ha provocato anche le reazioni degli stati occidentali che hanno condannato la politica d’espansione portata avanti dal governo di Tel Aviv.

Tensione che è salita ulteriormente dopo l’attentato al rabbino e attivista di estrema destra, Yehuda Glick, ridotto in fin di vita dopo esser stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco all’uscita da un convegno in cui sosteneva la necessità di costruire un tempio ebraico nella zona della Spianata delle Moschee, dove sorge uno dei loghi più sacri dell’Islam, la moschea di al-Aqsa. Un agguato che ha provocato l’immediata reazione delle forze dell’ordine israeliane che, individuato il presunto attentatore, lo hanno ucciso durante uno scontro a fuoco. Alcuni presenti sostengono che i poliziotti avrebbero soltanto ferito gravemente l’uomo e, poi, avrebbero bloccato l’entrata alla sua abitazione, lasciandolo dissanguare. Da quel momento, Gerusalemme è caduta in un clima di tensione e paura che ha portato a nuovi scontri, manifestazioni e rappresaglie, come l’attentato organizzato da un palestinese che, alla guida di un furgone, si è lanciato contro dei passanti in un quartiere ebraico, uccidendone uno e ferendone altri dieci.