Alla fine Antonio Agostini ce l’ha fatta. Dopo il via libera di ieri, 5 novembre, al Senato anche le commissioni congiunte Ambiente e Attività produttive della Camera hanno detto sì alla nomina dell’attuale segretario generale del ministero dell’Ambiente a direttore dell’Ispettorato nazionale sulla sicurezza nucleare. Un sì, quello a Montecitorio, che è stato un vero plebiscito nonostante le polemiche sulla mancanza di competenze del candidato finito peraltro nel mirino dalla ragioneria dello Stato e con tutta probabilità della magistratura per la gestione dei fondi comunitari quando lavorava al ministero dell’Istruzione: 58 voti a favore (il quorum era fissato a quota 46) e solo 19 no, con una mobilitazione di deputati senza precedenti per una seduta delle 9 del mattino. “E’ una vergogna. Agostini ha ottenuto addirittura 15 voti in più di ieri” dice Serena Pellegrino di Sel che aveva sperato in un esito diverso, specie dopo lo scrutinio di ieri quando il candidato non aveva raggiunto il quorum. E solo la misteriosa sparizione di due palline era risultata alla fine provvidenziale determinando l’annullamento del voto.

Ma l’esito della seduta di ieri alla Camera era suonato come un avvertimento che puntualmente ha messo in moto un meccanismo che alla fine ha prodotto il risultato desiderato. E cioè la presenza massiccia di prima mattina delle truppe cammellate della maggioranza e non solo che hanno più che compensato il voto di dissenso di Sel, M5S e alcuni sparuti malpancisti. Il rischio, per altri la speranza, era che venissero a mancare in maniera determinante i voti del Pd, o almeno di parte di quei deputati più sensibili al rispetto delle regole. E in effetti in questo caso la questione è macroscopica. Intanto il candidato (che ora dovrà essere nominato con decreto del presidente della Repubblica) è privo del requisito di comprovata “esperienza ed elevata qualificazione e competenza nel settore della sicurezza nucleare” prescritto dalla legge. E tanto basterebbe sempre a voler trascurare un’altra questione di cui questa storia porterà gli strascichi in futuro. IlFattoquotidiano.it ha infatti dato conto di un rapporto degli ispettori della Ragioneria dello Stato relativo alla gestione dei fondi comunitari per la ricerca, tra il 2009 e il 2012, quando Agostini era a capo della Direzione generale del Miur e su cui starebbe già indagando la magistratura.

Argomenti che evidentemente non hanno scalfito la granitica pervicacia del ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti di insistere per nominarlo a capo dell’ente che vigilerà sul nucleare nei prossimi anni. Cosa questa che rende possibile  – si dice con insistenza  – la riorganizzazione del ministero dell’Ambiente ora divenuta più agevole grazie al fatto che si è liberata una delle caselle più importanti  e cioè quella di segretario generale occupata fino ad oggi da Agostini. Al Senato il dossier della nomina di Agostini è filato liscio (35 sì, 8 contrari e 3 astenuti), anche grazie all’impegno personale del capogruppo dei senatori di Fi, Paolo Romani. Alla Camera qualcosa rischiava di andare storto poi però le resistenze sono state marginalizzate.

“Si tratta di un voto irresponsabile di cui il Pd si assume la piena responsabilità politica. E’ un nomina criminale in quanto guidata da elementi diversi da quelli della professionalità e dalla moralità richieste non casualmente dalla legge. Una nomina che tenteremo di impugnare di fronte al tar” dice il deputato del M5S, Mirko Busto che fa notare come accanto ai no di Sel (che in tutto ha due deputati nelle commissioni congiunte) e 5S (in tutto 14), alla Camera solo altri tre deputati hanno votato in dissenso, nel segreto dell’urna, ritenendo indigeribile quella scelta. “Rispetto a ieri qualcosa deve essere successo nel Pd – sottolinea l’altro deputato 5S, Marco Da Villa – . Non è un caso che oggi per esempio per Pippo Civati, che ieri era assente, è stato mandato un sostituto a votare e che evidentemente altri parlamentari hanno cambiato idea nottetempo”.