Le indiscrezioni erano circolate già qualche settimana fa, ma l’annuncio ufficiale è arrivato solo oggi: Amazon lancia Kindle Unlimited. Si tratta di un servizio in abbonamento a prezzi molto bassi (in Italia 9,99 euro al mese) che ha esordito negli Usa già lo scorso luglio. L’abbonamento è disponibile per i dispositivi Kindle e per tutti quelli (smartphone, tablet, pc e Mac) equipaggiati con l’applicazione per la lettura degli e-book targata Amazon.

Secondo quanto dichiarato dal colosso dell’e-commerce, il servizio permette di leggere un numero illimitato di libri tra 700mila titoli messi a disposizione degli utenti. Di questi, però, solo 15mila sono in italiano.
La mossa di Amazon ricalca il modello di business già adottato da Scribd nel settore degli e-book e da Spotify in quello della musica. È da qui, infatti, che Amazon si aspetta di tirare fuori quegli utili che, anche nel 2014, sono mancati. I risultati del terzo trimestre, pubblicati un paio di settimane fa, riportano una perdita operativa di 544 milioni di dollari a fronte di un fatturato di oltre 20 miliardi. A pesare i tanti investimenti e acquisizioni, ma anche qualche flop di troppo, come quello del Fire Phone, lo smartphone voluto fortemente dall’amministratore delegato Jeff Bezos e bocciato senza appello dal mercato.

L’offerta di 30 giorni di prova gratuita di Kindle Unlimited, partita il 4 novembre, la dice lunga su quanto Amazon punti sul nuovo servizio. L’iniziativa in Italia, però, assume un significato diverso rispetto a quella nel mercato d’oltreoceano. Se negli Usa Amazon si è mossa per cercare di sbaragliare la concorrenza e consolidare la sua posizione di dominio assoluto con circa il 65% di un mercato in netta crescita, in Italia le cose stanno diversamente. Il ritardo nell’alfabetizzazione digitale tiene infatti gli e-book nel nostro paese ai livelli minimi in Europa, con una previsione che vedrebbe il formato digitale raggiungere nel 2015 appena il 10% del mercato contro il 59% degli Usa, l’introduzione di Kindle Unlimited sembra più un tentativo di rilanciare l’e-book in un ambiente asfittico.

L’impatto del servizio targato Amazon sarà tutto da verificare, anche nei confronti di quegli editori che stanno cercando di convertirsi al digitale e si battono per eliminare le barriere legislative che stanno tuttora frenando la diffusione dell’e-book. Prima tra tutte l’imposizione dell’Iva al 22%, finita nel mirino della campagna #unlibroèunlibro che chiede l’applicazione della più favorevole aliquota del 4% adottata per i libri cartacei.