Potrebbe essere condannato alla pena di morte Lee Joon-seok, il capitano del traghetto Sewol affondato in Corea del Sud lo scorso 16 aprile. Nel processo in corso per la strage i procuratori hanno chiesto la pena capitale per il comandante e l’ergastolo per tre membri dell’equipaggio (cioè il primo ufficiale, il secondo ufficiale e il capo ingegnere). A riferirlo è un funzionario della Corte distrettuale di Gwangju, nel sud del Paese, aggiungendo che le sentenze sono attese per novembre. In quel naufragio morirono oltre 300 persone, la maggior parte delle quali erano studenti di un liceo in gita scolastica. Sono state chieste invece condanne fino a 30 anni di carcere per 11 altri membri dell’equipaggio, con l’accusa di negligenza e mancata protezione dei passeggeri. A maggio scorso il capitano e i tre membri dell’equipaggio erano stati incriminati per omicidio, mentre gli altri 11 membri dell’equipaggio per accuse di minore entità. I 15 a processo furono i primi a essere salvati dalla nave.

Quando avvenne il naufragio il traghetto Sewol stava andando da Incheon, a ovest di Seul, verso l’isola di Jeju. La pena di morte è la sentenza massima prevista i Corea del Sud, ma nel Paese è in vigore di fatto una moratoria sulla pena capitale per cui non vengono compiute esecuzioni da dicembre del 1997. In un video in possesso della guardia costiera risalente al giorno dell’affondamento, si vede il capitano della nave che scappa dall’imbarcazione in mutande verso una scialuppa mentre molti passeggeri si trovano ancora sul traghetto. Lee si è scusato per avere abbandonato i passeggeri, ma ha detto che non era consapevole del fatto che la sua azione avrebbe portato così tanti morti.

Si trattò di uno dei peggiori disastri in Corea del Sud da decenni e le autorità attribuirono la responsabilità della tragedia al sovraccarico della nave, al ritardo nei soccorsi e ad altre forme di negligenza. A oltre sei mesi dall’incidente, i corpi di 294 vittime sono stati recuperati, mentre altri 10 sono ancora dispersi. A bordo della nave viaggiavano in totale 476 persone, di cui 172 furono salvate.