E’ arrivato a Palermo per sfiduciare Rosario Crocetta proprio da piazza del Parlamento, sotto quell’Assemblea Regionale Siciliana dove i parlamentari del Movimento Cinque Stelle stanno per ripresentare una mozione di sfiducia contro il governatore. E forse proprio per provare a dare impulso all’azione parlamentare dei suoi consiglieri regionali Beppe Grillo ha deciso di presenziare di persona allo Sfiducia day. Prima ha esordito con le provocazioni su Cosa Nostra, sulla “mafia che è stata corrotta dalla finanza, prima aveva una sua condotta morale: dovremmo quotarla in Borsa”. Poi ha dedicato una battuta alla deposizione di Giorgio Napolitano al processo sulla trattativa, dove “hanno impedito a Riina e Bagarella di andare al Colle ma per proteggerli: hanno già avuto il 41 bis, un Napolitano bis sarebbe stato troppo”. Quindi ha inforcato gli occhiali, leggendo da un foglietto alcuni appunti sulla situazione economica isolana: “Il Pil diminuisce di più di un punto rispetto al resto del Paese, il dato della disoccupazione giovanile è doppio rispetto alla media nazionale. Anche le imprese e gli investimenti sono ai minimi storici. Firmate e mandiamolo a casa Crocetta”, ha tuonato dal palco il comico genovese.

Ma nonostante lo Sfiducia day e l’arrivo dei parlamentari europei e nazionali a Palermo, Crocetta sembra ben lontano dalla caduta: anzi, il governo regionale nelle prossime ore potrebbe trovarsi addirittura rafforzato. Venerdì scorso il governatore ha azzerato le deleghe alla sua giunta, cedendo di fatto alle richieste del suo partito, il Pd, che da un anno esatto chiedeva di indicare nuovi assessori, e che in almeno due occasioni aveva già annunciato la volontà di ritirare il sostegno al presidente. L’ex sindaco di Gela ha tirato dritto per la sua strada fino al mese scorso, quando si è dovuto arrendere di fronte ai conti regionali: bilancio in profondo rosso e la necessità di reperire almeno un miliardo e mezzo di euro per chiudere la finanziaria 2015.

A quel punto Crocetta ha deciso di aprire alle richieste del Pd: un vertice romano con Matteo Renzi e Davide Faraone e la decisione consecutiva di azzerare la giunta. In cambio dell’apertura alle richieste dei democratici, Crocetta avrebbe strappato al premier la garanzia che da Roma avranno un occhio di riguardo per la situazione siciliana, evitando di aggravare il già esangue bilancio di Palazzo d’Orleans con gli ulteriori tagli che incombono invece sui forzieri delle altre Regioni. Per questo motivo, venerdì a Palazzo d’Orleans è arrivato Graziano Delrio, ufficialmente soltanto per verificare lo stato della spesa dei fondi Eeuropei da parte della Regione Siciliana. In realtà è chiaro come la visita del sottosegretario sia stata soprattutto una sorta di verifica dei conti siciliani: Renzi in pratica avrebbe avuto bisogno di vederci chiaro sul bilancio dell’isola, prima di garantire a Crocetta una sponda romana quando a Palermo dovranno varare la nuova finanziaria. È per questo motivo che alla fine Crocetta ha deciso di accettare le richieste del Pd: da venerdì scorso ormai vanno in onda una serie di vertici di maggioranza, con il presidente e i partiti che contrattano i nomi dei nuovi assessori.

Nelle prossime ore, insomma, sarà varata la nuova giunta regionale, la terza in due anni (con trentasei assessori in venti mesi), che avrà il principale effetto di rafforzare la presidenza di Crocetta. Che senso ha dunque per il Movimento Cinque Stelle mettere in piazza oggi lo Sfiducia Day? “È una manifestazione simbolica: non dimentichiamoci che siamo minoranza, sia qui che a Roma” dice Alessandro Di Battista, deputato nazionale anche lui presente all’evento contro Crocetta. Al netto della manifestazione simbolica, però, i quattordici deputati dei Cinque Stelle all’Ars stanno per presentare un’altra mozione di sfiducia, questa volta formale, a Sala d’Ercole. E come l’anno scorso, molto probabilmente neanche questa volta avranno i numeri per sfiduciare il governatore, che nel frattempo uscirà rafforzato dal rimpasto di governo. “Tra noi e il centro destra – spiega Giancarlo Cancelleri – siamo in 40, basterebbero sei voti per mandare a casa Crocetta, il problema sono i deputati Bostik, quelli con il culo incollato alla poltrona da una colla talmente potente che non hanno nessuna intenzione di tornare alle elezioni”. Nonostante l’arrivo di Grillo e le mozioni di sfiducia “simboliche” e formali, insomma, Crocetta rimarrà ancora un po’ sulla poltrona più alta di Palazzo d’Orleans.