L’attacco terroristico di mercoledì 22 ottobre a Ottawa è stato compiuto da un solo uomo armato, che ha prima ucciso un soldato che era di guardia davanti al National War Memorial, il Monumento ai Caduti della capitale canadese, e poi ha fatto irruzione in Parlamento aprendo il fuoco. È quanto riferisce la polizia di Ottawa. Il giorno dell’attentato, la polizia canadese aveva detto invece che gli aggressori fossero tre, di cui uno era stato ucciso e altri due erano a piede libero. È stato un assalto in piena regola quello fuori dalla sede dell’assemblea legislativa della capitale canadese riferisce il parlamentare canadese Tony Clement, sottolinenendo come siano stati sparati “circa 30” colpi mentre era in corso una riunione della maggioranza in Parlamento. Chiuse le scuole e le ambasciate, inclusa quella italiana e americana e la sede diplomatica canadese a Washington.  

L’attentatore ucciso è di origini algerine: era considerato “viaggiatore ad alto rischio” – L’attentatore è stato ucciso: si chiamava Michael Zehef-Bibeau, classe ’82 e persona già nota alle autorità del paese nord americano. Il 32enne aveva origini algerine e, secondo fonti canadesi, da poco si era convertito all’Islam. Per il quotidiano The Globe and Mail, inoltre, il giovane recentemente era stato indicato come “viaggiatore ad alto rischio” e a luglio gli era stato sequestrato il passaporto. Un particolare non di secondo piano, perché si tratta delle stesse circostanze emerse per il 25enne Martin Couture-Rouleau (anche lui convertitosi all’Islam jihadista), che due giorni fa in Quebec, a Saint Jean sur Richelieu, si è lanciato con la sua auto contro due militari canadesi, uccidendone uno, ed è stato poi a sua volta ucciso dalla polizia al termine di un inseguimento. Anche a lui era stato sequestrato il passaporto quando aveva provato a partire per la Turchia. L’attacco di due giorni fa era stato definito dal ministro per la Sicurezza pubblica, Steven Blaney, “chiaramente legato all’ideologia terrorista”. Ora la storia si ripete, diversa nella dinamica, ma identica per caratteristiche dei protagonisti e per il bilancio dei morti. In questo caso, il soldato ucciso si chiamava Nathan Cirillo, aveva 24 anni, era un riservista italo-canadese che faceva base a Hamilton, in Ontario.

Al 32enne Michael Zehef-Bibeau era stato sequestrato il passaporto in quanto “viaggiatore ad alto rischio”

Non confermata la matrice islamica dell’attacco terroristico – Un episodio, definito “spregevole” dal premier canadese Stephen Harper, che risveglia l’ipotesi del fondamentalismo islamico, visto che giunge a due giorni da quanto accaduto a Saint Jean sur Richelieu. La Casa Bianca però, non è in grado di dire se sia stato un attacco di matrice terroristica, visto che le indagini, ha riferito il portavoce Josh Earnest, sono ancora in fase iniziale. Obama ha contattato telefonicamente Harper e negli Usa, a protezione dei militari a guardia del monumento, le autorità hanno rafforzato le misure di sicurezza alla Tomba del Milite Ignoto nel Cimitero Nazionale di Arlington, in Virginia. Solidarietà e vicinanza al governo canadese anche da parte del premier britannico David Cameron. “Sono sconvolto dall’attacco di oggi a Ottawa – ha scritto su Twitter -. Offro il mio pieno sostegno al primo ministro Harper e al popolo canadese”.

Stephen Harper: “Non ci faremo intimidire” – “Saremo vigili contro coloro che cercano di farci del male. Non saremo mai intimiditi, manterremo il Canada sicuro”. Parola del premier Stephen Harper, che alle 19 (l’una di notte di giovedì 23 ottobre in Italia) ha parlato alla nazione. “I responsabili non avranno un rifugio sicuro sul territorio canadese” ha aggiunto il primo ministro, secondo cui “il Canada non è immune agli attacchi terroristici che vediamo in tutto il mondo”. “I nostri pensieri e le nostre preghiere – ha aggiunto – sono per Nathan Cirillo, rimasto ucciso nell’attacco davanti al Parlamento”.

La polizia: “State lontani dal centro di Ottawa” – Continuano intanto le indagini della polizia, che chiede ai cittadini di “rimanere lontani dal centro di Ottawa”. Riaperta però la sede del Parlamento, dove un lungo applauso ha accolto l’ingresso di Kevin Vickers, ex poliziotto delle Giubbe rosse e responsabile della Sicurezza, che ha fermato l’aggressore poco dopo la sparatoria. I parlamentari lo hanno applaudito a lungo dentro l’aula e il poliziotto si è commosso.

Non piango per mio figlio, ma per le altre vittime

Madre assalitore: “Non so spiegare cosa sia successo a mio figlio” – “Come si può spiegare una cosa del genere? Siamo dispiaciuti”. Così Susan Bibeau, la mamma dell’uomo che ha sparato a Ottawa. La donna afferma di non piangere per suo figlio rimasto ucciso, ma per le vittime della sparatoria. Anche nella comunità italocanadese è cordoglio per la morte del soldato Nathan Cirillo. Gli amici hanno creato un profilo su Facebook dal titolo “Riposa in pace Nathan Cirillo”.

“L’attentatore vestito di nero” – Nel corso delle sparatorie alcune persone sono fuggite dall’edificio calandosi dall’impalcatura montata per lavori di ristrutturazione e alcuni testimoni hanno riferito che uno degli aggressori, arrivato nei pressi del Parlamento a bordo di un’automobile nera, aveva un fucile da caccia e indossava abiti civili. “Ho guardato fuori dalla finestra e ho visto un assalitore, un uomo vestito tutto di nero con un foulard sul viso e con qualcosa sopra la testa. Aveva un fucile e ha sparato a bruciapelo due volte contro la guardia d’onore davanti al cenotafio”, ha detto Tony Zobl, un cittadino testimone oculare della sparatoria. Dopo essere stata colpita, ha proseguito, “la guardia d’onore (poi deceduta) ha lasciato cadere la sua arma e l’assalitore ha alzato le braccia trionfante, tenendo in mano il fucile”.

Premier portato al sicuro e ambasciate chiuse – Per motivi di sicurezza il premier canadese Stephen Harper e il leader ufficiale dell’opposizione, Thomas Mulcair, sono stati portati in una località segreta e si trovano al sicuro. Isolata anche l’ambasciata Usa come del resto l’area del Parlamento, circondata dalle forze dell’ordine. L’intera zona è in “lockdown”, cioè è stata bloccata, senza la possibilità di uscire per chi si trova già dentro né di accedervi per chi si trova fuori.