L’ematocrito alto, l’esclusione dal giro, le scommesse clandestine gestite dalla camorra e quelle frasi di Renato Vallanzasca. E’ un’ombra gigantesca quella che si addensa attorno all’esclusione dal Giro d’Italia ’99 di Marco Pantani. Sulla quale adesso indaga, a quindici anni di distanza, la Procura di Forlì: associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva e alla truffa, questo il reato sul quale lavorano il procuratore capo Sergio Sottani e il sostituto procuratore Luca Spirito, secondo quanto riportato dai quotidiani e confermato dagli inquirenti. Un’ipotesi inquietante. Perché quel controllo dell’ematocrito sbagliato effettuato a Madonna di Campiglio nel 1999 sarebbe stato alterato per sbattere il Pirata fuori dal Giro.

E’ il 5 giugno quando Pantani viene trovato positivo al test sull’ematrocrito. Troppo alto il valore: 1.9 punti in più del consentito. E’ uno stop preventivo per garantire la salute del corridore, in teoria. Ma che cambia completamente la storia di uno degli sportivi italiani più amati. Da giorni si rincorrevano le voci di una possibile esclusione dalla corsa rosa del campione di Cesenatico, in quel momento leader indiscusso, e riguardo al modo nel quale quel campione è stato prelevato si è già detto molto. Perché sia la sera prima che nel pomeriggio, quando Pantani si ferma a Imola per rifare le analisi in un laboratorio accreditato, i valori sono nella norma. Mentre nel prelievo della mattina, quello ufficiale, è appena sopra il limite di 50 e il numero delle piastrine risulta bassissimo. Un valore non giustificabile con quello dell’ematocrito.

Detto in altri termini: il test potrebbe essere stato alterato e il sangue deplasmato. Perché? Da chi? Su questo sta cercando di far luce il pool che indaga sulla vicenda. E la pista porta lontano, alle scommesse clandestine che in quel periodo sarebbero state gestite dalla camorra. Troppe le puntate su Pantani vincente, un giro miliardario che rischiava di far saltare il banco. Per questo il Pirata potrebbe essere stato tagliato fuori. Un’ipotesi avanzata anche dal bandito della Comasina, Renato Vallanzasca, che nella sua autobiografia racconta di un incontro con un camorrista all’interno del carcere di Opera, durante la sua detenzione. Nei giorni precedenti all’esclusione, quell’uomo avrebbe detto al “bel Renè” che “il pelatino non sarebbe arrivato a Milano” e quindi di puntare forte, “qualche milione”, su altri corridori.

Gli inquirenti lo ascolteranno presto, mentre hanno già interrogato decine di testimoni che avrebbero riferito di quanto fosse facile alterare un test del sangue Uci. Una tesi sostenuta in passato anche dal medico della Mercatone Uno, dai compagni di squadra, dal manager e dalla famiglia del Pirata. E dallo stesso Pantani che disse: “Mi hanno fregato”. L’aspetto più inquietante è che un filo rosso potrebbe correre tra quella giornata e la morte del campione nel residente Le Rose di Rimini. Un altro aspetto sul quale appena due mesi fa, la Procura di Rimini, ha aperto un’inchiesta.

Certamente l’esclusione dal Giro nel ’99 ha segnato la vita di Pantani, iniziato a scivolare da Madonna di Campiglio verso il tunnel della depressione e della coca. Fino a quel 19 febbraio 2004, all’inchiesta archiviata frettolosamente e a una morte in circostanze sospette, tra cocaina ingerita, scena del crimine alterata e persone che sarebbero entrate nella sua stanza senza passare dalla reception. E l’orario della morte rimesso in discussione dall’orario segnato dal suo Rolex. Molto è ancora da chiarire. Un finale tutto da scrivere, iniziato forse quattro anni e mezzo prima.