Coliformi fecali e azoto in valori fuori dalla norma. I rilievi dell’Arpa Puglia certificano quanto denunciato dal Consorzio di gestione dell’oasi marina protetta di Torre Guaceto, in provincia di Brindisi. Alla foce del canale Reale, nel mare della riserva integrale, dove temporaneamente l’Acquedotto Pugliese scarica i residui del nuovo depuratore che serve tre comuni del Brindisino, arrivano liquami. O è almeno successo nei primi giorni di attivazione dell’impianto che raccoglie le acque di San Vito dei Normanni e San Michele Salentino e, a pieno regime, convoglierà anche la fogna di Carovigno. Le analisi effettuate dall’Arpa saranno consegnate al pm della Procura di Brindisi, Antonio Costantini, dalla Capitaneria di Porto del capoluogo pugliese in un’integrazione dell’informativa di reato. I rilievi dell’Agenzia regionale per l’ambiente danno corpo quindi alla protesta del Consorzio che la scorsa settimana aveva presentato i risultati dei campionamenti di parte effettuati subito dopo l’attivazione del depuratore, autorizzata dalla Regione Puglia ai primi di settembre e gestita da Aqp, che si è sempre difesa denunciando il sabotaggio e la messinscena portata avanti da ignoti con del bagnoschiuma.

Simili i valori dei due test, una sola probabilmente la causa. Quell’impianto della discordia contro il quale si sono scagliati Wwf, Slow Food, Legambiente e per il quale anche il ministero dell’Ambiente, dopo un sopralluogo, ha sollecitato la Regione a fornire chiarimenti in merito alla valutazione d’impatto ambientale e una soluzione rapida che scongiuri possibili conseguenze irreversibili sull’oasi protetta. Richieste simili sono giunte anche dal forum dei comitati spontanei di cittadini, martedì riuniti in sit-in sotto la sede del consiglio regionale per chiedere interventi immediati che fermino il rischio di alterare il delicato ecosistema dell’oasi brindisina, divenuto punto di riferimento per i turisti che accorrono in Puglia ed esempio virtuoso per pescatori professionisti e piccole aziende agricole. Una scossa è arrivata nell’ultima seduta del consiglio che ha approvato all’unanimità un ordine del giorno per impegnare la giunta presieduta dal leader di Sel Nichi Vendola a mettere in atto ogni intervento sotto il profilo tecnico che possa proteggere l’integrità dell’oasi.

Lunedì il governatore Vendola aveva incontrato il forum di comitati rassicurando sulla celerità di una soluzione alternativa. Il prossimo passo ufficiale sarà probabilmente il tavolo tecnico convocato dalla Regione con l’Acquedotto e il Consorzio per valutare il progetto che prevede il blocco dello scarico nel canale – e quindi lo stop all’immissione delle acque depurate sotto costa – fino al ripristino di una condotta sottomarina che porterebbe al largo i reflui. Nel frattempo le acque verrebbero raccolte in alcune trincee disperdenti sulla terraferma e al di fuori della riserva. Si può fare? L’Acquedotto fornirà una risposta tra dodici giorni dopo le analisi sui terreni destinati a ospitare circa 10mila metri cubi di acqua al giorno. Il fronte del no attende anche il pronunciamento del Tar, che dovrà decidere sul ricorso presentato dal Consorzio. Sempre che non venga trovata una valida alternativa prima e le acque cristalline di Torre Guaceto possano tornare a dormire sonni tranquilli.