Errare humanum est, perserverare diabolicum. Ancora una volta, quanto sta avvenendo a Genova in questi giorni rappresenta in modo drammatico l’assoluta insipienza della classe politica e la sua tenace sottomissione ai desideri delle caste che da molto tempo devastano il territorio nazionale.

Un dato assolutamente significativo, al riguardo, è costituito dalle cifre destinate rispettivamente alle grandi opere (spesso motivo di nuove devastazioni) e al riassetto del territorio dalla legge cosiddetta Sblocca Italia che in realtà dovrebbe essere ribattezzata ‘Rottama Italia’.

Come ricorda Paolo Berdini: “Il decreto «Sblocca Ita­lia» di Mat­teo Renzi, all’articolo 7, stan­zia 110 milioni per la ridu­zione del rischio idro­geo­lo­gico in Ita­lia. All’articolo 3 ven­gono invece desti­nati quat­tro miliardi di euro al sistema delle «Grandi opere», che è affon­dato nella cor­ru­zione e ha vuo­tato le casse dello Stato. È que­sta la ver­go­gna dello «Sblocca Ita­lia», di fronte a un Paese che affonda nel fango i soldi ven­gono dati sem­pre e sol­tanto a opere spesso inutili”.

Alcune motivazioni di questa situazione sono di carattere generale, come il processo di cambiamento climatico che porta a piogge torrenziali di inusitate dimensioni. Solo qualche idiota, a volte sovvenzionato dalle lobby contrarie alle necessarie misure di cambiamento, continua a contestare la triste realtà di questo fenomeno. Altre motivazioni attengono invece al malgoverno del territorio e alla cementificazione dilagante che ha portato a modifiche rilevanti di tutto il sistema idrografico ampiamente inteso.

Come afferma l’avvocato Stefano Bigliazzi, che è un genovese purosangue: “Genova (ma direi tutta l’Italia) è piena di situazioni dove per intervenire non si deve costruire, ma abbattere. Genova (ma direi tutta l’Italia) è piena di progetti di nuove costruzioni (case su pendii improponibili, parcheggi sotterranei dove far morire cometopi qualcuno) e chi si oppone è un oscurantista, uno che mette lacci e lacciuoli allo sviluppo”.

Un altro aspetto fallimentare del sistema è poi rivelato dalla mancata effettuazione dei lavori che avrebbero quanto meno ridotto i danni delle nuove inondazioni. E’ chiaro come l’affidamento a privati di tali lavori, con la loro assegnazione su base concorrenziale, costituisca un evidente fattore di ritardo o, come di fatto è successo, di blocco. L’azione diretta a prevenire e contrastare le catastrofi naturali deve essere invece efficace, continua e tempestiva.

Per tali motivi non può costituire oggetto di un mercanteggiamento con i privati, con le conseguenti e inevitabili lungaggini derivanti ad esempio, come dagli infelici casi di inadempienze venute alla ribalta in questi giorni a proposito della mancata effettuazione di essenziali lavori di difesa territoriale nei dintorni di Genova, dal contenzioso aperto di fronte ai Tribunali amministrativi regionali. Contenzioso acuito, come rileva ancora Berdini, dalla liquidazione delle regole che pongono l’affidamento dei lavori alla discrezionalità clientelare della politica (altro che burocrazia).

Nel contempo si smantellano essenziali presidi ambientali, come la Guardia forestale o una Protezione civile radicata sul territorio e totalmente emancipata dalle cricche alla Bertolaso, che invece andrebbero rafforzati per fare fronte a queste emergenze.

Si richiede anche una classe dirigente locale che sia all’altezza delle sfide e che sappia rappresentare e difendere gli interessi delle comunità locali. Gli amministratori locali non devono rassegnarsi al ruolo di meri passacarte del governo centrale o di passivi esecutori di leggi ingiuste o inadeguate. Una corretta applicazione del principio di sussidiarietà impone di tenere conto anzitutto dei vitali interessi dei cittadini e degli operatori economici stanziati sul territorio.

Vero è in questo senso che la catastrofe genovese e le altre analoghe rappresentano un portato dell’azione di indebolimento delle autorità locali portata avanti senza sosta da tutti gli ultimi governi almeno dall’ultimo Berlusconi in poi. Mentre si sopprimono non le Province, ma l’elezione democratica delle stesse, si sabota costantemente l’iniziativa dei poteri locali sia sul piano dei poteri reali che su quello dei relativi mezzi finanziari.

La proposta “Attiva Italia” presentata dal Movimento Cinque Stelle costituisce in questo quadro un elemento importante e positivo, proprio perché privilegia l’aspetto delle “piccole opere” necessarie per la manutenzione del territorio, come pure le fonti energetiche alternative il cui sviluppo costituisce una risposta necessaria al cambiamento climatico, come pure fornisce un ben più rilevante contributo sul piano occupazionale.

Un altro elemento positivo, di portata strategica, è poi rappresentato dall’impegno dei cittadini, e in particolare dei giovani, nell’affrontare le conseguenze del disastro. Molto importante è lo spirito di solidarietà che vede impegnati insieme italiani ed immigrati.

L’impegno dei giovani poi ricorda per certi aspetti, come afferma Adriano Sofri su Repubblica, quello della sua generazione di fronte all’alluvione di Firenze nel 1966. Occorre sperare che, diversamente da quanto aggiunge Sofri, anche questo generoso sforzo sia preannuncio di un più ampio impegno sul piano politico rivoluzionario delle nuove generazioni. Perché non è pensabile tutelare il territorio senza cambiare totalmente le impostazioni oggi prevalenti.