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Cortei, sessanta perquisizioni in 23 città contro “soggetti che hanno incitato a compiere violenze nelle manifestazioni”

L'annuncio delle forze dell'ordine all'indomani dei cortei in tutta Italia per lo sciopero generale. Il sindacato di Polizia Coisp: "Feriti 11 poliziotti e due carabinieri"
Cortei, sessanta perquisizioni in 23 città contro “soggetti che hanno incitato a compiere violenze nelle manifestazioni”
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Digos e Polizia postale hanno eseguito sessanta perquisizioni in 23 città “nei confronti di soggetti che nelle chat e nelle piattaforme social avevano incitato a compiere violenze nelle recenti manifestazioni di piazza”. Lo comunicano le forze dell’ordine all’indomani dei cortei quasi tutti pacifici – e partecipatissimi – che si sono svolti in tutta Italia per lo sciopero generale del 30 ottobre. Qualche tensione si è registrata nel pomeriggio solo a Torino e a Roma, dove piccoli gruppi hanno improvvisato marce verso i palazzi delle istituzioni tentando di sfondare i cordoni di sicurezza: nella Capitale sette persone sono state denunciate e 369 identificate dalle forze di polizia, mentre nel capoluogo piemontese sono stati denunciati in 12 e identificati in 256. Anche a Bologna, comunica la Questura, sono stati “identificati circa trecento soggetti”.

Il sindacato di polizia Coisp parla di “11 poliziotti e due carabinieri feriti” in tutta Italia, “di cui un poliziotto con una frattura scomposta alla mano che dovrà essere sottoposto a intervento chirurgico. Ancora una volta il prezzo della violenza nelle piazze lo hanno pagato le divise”, denuncia il segretario Domenico Pianese. “Da questo quadro”, afferma, “emerge una modalità ormai ricorrente: le frange violente si separano dai cortei e si muovono in piccoli gruppi moltiplicando i punti di pressione per sfiancare i dispositivi di sicurezza. L’obiettivo dichiarato è cercare lo scontro e forzare i blocchi per raggiungere i palazzi delle istituzioni, come si è visto a Roma con il tentativo di marciare verso il Parlamento e a Torino contro la Prefettura. I dispositivi hanno tenuto solo grazie all’equilibrio e alla professionalità delle forze dell’ordine impiegate in tutta Italia, che hanno respinto i tentativi di sfondamento e tutelato i manifestanti pacifici. Il nostro auspicio, ora, è che tutti i responsabili di questi attacchi vengano individuati e puniti senza sconti”.

Nei giorni scorsi era stato fermato per istigazione a delinquere il trentenne Youssef Siher, amministratore dei canali social intitolati a un sedicente “Movimento 17 ottobre”, data delle manifestazioni contro il carovita degenerate in disordini e violenze a Milano. Siher però è stato rimesso in libertà dal gip, che ha rigettato la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura. Tra i reati contestati c’era quello di “Violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche” introdotto dall’ultimo decreto Sicurezza del governo, che punisce con la reclusione da quattro a 12 anni “chiunque, anche mediante strumenti informatici o telematici, organizza o promuove la formazione” di gruppi di manifestanti violenti “oppure incita o istiga” alla commissione di azioni violente. Anche con questa nuova norma, però, l’amministratore di un gruppo non può essere considerato responsabile dei messaggi violenti scritti da altri, motivo per cui il giudice ha ritenuto insussistenti a suo carico i gravi indizi di colpevolezza.

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