Quando si ritrova il pallone tra i piedi, a due passi dalla porta, buttarla dentro è un gioco da ragazzi per chi negli ultimi due anni ha gonfiato la rete in ogni modo, tra Olanda e Inghilterra. Una manciata di azioni prima aveva preso le misure con un colpo di testa, stampatosi sulla traversa. Poi Graziano Pellè ha chiuso il cerchio. Ventinove anni di attesa e appena 21 minuti vestendo l’azzurro per trovare il primo gol con l’Italia. È la rete che consegna la terza vittoria nel girone di qualificazione ad Euro 2016. Resta anche l’unica cosa bella sul prato del Ta’Qali, dove la nazionale di Antonio Conte non va oltre l’1-0 con Malta, pur giocando con un uomo in più per oltre metà spartita. 

Dopo lo striminzito successo contro l’Azerbaijan, travolto in questo turno dalla Croazia (6-0), l’Italia conferma quindi un leggero rallentamento nel processo di crescita che veniva già celebrato come una vera e propria rivoluzione dopo l’amichevole con l’Olanda, in difficoltà sulla strada dell’Europeo francese e sconfitta nettamente dalla piccola e sorprendente Islanda (2-0). Ha ragione il ct azzurro quando dice che i risultati non si giudicano dalle goleade o meno, ma a Malta i suoi non vanno oltre 5 minuti di fuoco nei quali trovano la rete-vittoria e tre legni. Rispetto alla vittoria di Palermo si vedono quattro facce nuove, soprattutto Verratti a centrocampo al posto di Pirlo e Pellè a far da spalla a Immobile, ruolo finora sempre toccato a Simone Zaza. Non cambia invece il copione. Gli azzurri fanno tanto possesso palla e allargano spesso sulla destra alla ricerca di un’invenzione di Antonio Candreva, però impreciso e frettoloso. Appena spingono a sinistra trovano invece due traverse con Pellè e Chiellini

L’attaccante del Southampton, arrivato in azzurro dopo anni di gol a raffica in Eredivise (il campionato olandese) rimasti ignorati, è il più propositivo. Vince tutti i contrasti di testa, gioca di sponda per Immobile e prova a far salire i centrocampisti. Ma dopo il gol, quando Malta resta in dieci per l’espulsione di Mifsud, cala anche lui insieme al resto della squadra. Tutto il contrario di quello che ci si sarebbe aspettati davanti a una nazionale tecnicamente modesta come quella allenata da Ghedin. Invece l’Italia è lenta e macchinosa, mancano gli inserimenti di Florenzi, Verratti tocca troppo il pallone e verticalizza poco nonostante, a differenza di Pirlo qualche anno fa, non sia aggredito da Schembri che questa volta gioca davanti davvero. 

Eppure Malta non si vede mai dalle parti di Buffon. L’occasione migliore arriva dopo un quarto d’ora grazie un tiro di Failla che sfiora il palo. Poi più nulla fino al 72esimo, quando proprio Schembri viene steso da Bonucci. Fallo da ultimo uomo e rosso diretto per il difensore juventino, costretto così a saltare la sfida-verità contro la Croazia il 16 novembre a San Siro. Sarà l’occasione buona per capire qual è la reale consistenza dell’Italia di Conte, mai così lontana dal calcio travolgente e verticale pallino fisso del ct. Negli ultimi minuti, dieci contro dieci, gli azzurri sono quasi timorosi di poter subire un incredibile pareggio. Un atteggiamento incomprensibile vista la caratura tecnica dell’avversario. Dopo l’esordio di Bari si era parlato di miracolo contiano, di squadra già plasmata a sua immagine e somiglianza. Era stato proprio lui a spegnere l’entusiasmo contagioso. Poi venerdì aveva difeso i suoi un po’ tentennanti davanti al modesto Azerbaijan. Dopo il fischio finale, al netto del cammino immacolato sulla panchina azzurra, Conte temporeggia davanti al risultato striminzito: “Bisogna continuare a lavorare, ci sono margini di miglioramento. Forse eravamo un po’ stanchi. Potevamo fare di più in fase realizzativa. Avere 9 punti ci deve dare fiducia”. Tra un mese contro la Croazia non servirà solo quella.